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DEAD OR ALIVE 3

Dead or Alive: Final
Vivo o morto: Finale
Dead or Alive: Final
Cinema

Regia: Miike Takashi;

Sceneggiatura: Ishikawa Hitoshi, Ryū Ichirō, Kamo Yoshinobu;

Fotografia (col.): Tanaka Kazunari;

Luci: Saihiro Tsuyoshi;

Suono: Iwabashi Masahi;

Montaggio: Takahara Hidekazu;

Musica: Endō Kōji;

Interpreti: Aikawa Shō (Ryō), Riki Takeuchi (Honda), Terence Yin (Fong), Josie Ho (June), Richard Cheung (Wu), Tony Ho (Ping), Maria Chen (Michelle), Kenneth Low;

Produttori: Masuda Yoshihiro, Okada Makoto, Kimura Toshiki per Daiei, Tōei Video, Excellent FIlm;

Distribuzione: Daiei;

Durata: 89';

Anno: 2002 (12 gennaio).

Il 2001 sarà ricordato come uno degli anni record nella produzione di Miike: oltre nove film, tra i quali il pluriosannato "Koroshiya Ichi — Ichi the killer", l’odissea yakuza "Agitator" e il musical "Katakurike no Kofuku". Tra questi anche il terzo capitolo della saga D.O.A.: "Dead Or Alive 3 Final". L’intento del regista era di chiudere, con la trilogia, il discorso cominciato nel ’99 col primo capitolo "D.O.A. Hanzaisha", utilizzando i medesimi attori, ma cambiando connotazioni e background (come già fece per il secondo Dead or Alive) della storia.

Il regista insiste che nemmeno questo è un sequel nel vero senso del termine: "Fare un sequel è un insulto per il film originale. I produttori pensano che si possa fare qualcosa di meglio del primo, con meno soldi, ma è una cosa comune nell’industria video. Un sequel è un progetto nato sempre con gli scopi sbagliati. Così quando mi diedero l’opportunità con D.O.A. per un primo sequel, la vidi come una possibilità di ribellione".

Il film girato interamente a Hong Kong nel 2001 e prodotto all’inizio di quest’anno, è ambientato in un mondo futuristico, precisamente nel 2346, nella periferia estrema di Tokyo, Yokohama. Questa città del 24° secolo è uno strano posto abitato da umani oppressi ed androidi replicanti. E’ governata dal tirannico ed eccentrico Woo (Richard Cheung) che, con lo scopo di fermare l’esplosione della popolazione, ha bandito la riproduzione, obbligando gli abitanti a prendere una droga per il controllo delle nascite. Un manipolo di ribelli resiste a Woo ed al suo governo, ai quali Ryo (Aikawa Show) si aggrega dopo avere salvato la vita di un bambino ribelle.

D’altra parte Honda (Takeuchi Riki) sposato e padre di un bambino, è seguace di Woo e, a sua insaputa, anch’egli replicante assieme all’intera famiglia. Sarà proprio la scoperta di questa triste realtà, oltre che ad un paio d’incontri col rivale Ryo, a fargli dubitare di Woo e a proporgli, in alternativa, la ribellione. Intanto tra i ribelli si consuma un’inattesa strage, causata da alcuni ex membri del gruppo, scarcerati da Woo e convinti a tradire in un’imboscata i ribelli, con la promessa di far restare in vita il loro figlio appena nato. Il tutto si conclude con una vera strage nella quale perdono la vita tutti tranne la donna, Ryo ed il bambino che, quasi come due compagni di gioco, restano in casa innocentemente ignari di tutto.

Da sottolineare la prova di Aikawa Show, il quale, già come in "D.O.A.2 Tobosha", ci regala un personaggio che, anche se conscio del suo potere fisico, vive da vero adolescente e con atteggiamenti del tutto scapestrati. La prova di Aikawa è da considerarsi senza ombra di dubbio superiore al livello esibito dagli altri attori del film e dal film stesso. Si, perché D.O.A.3 mostra spesso un po’ di fretta realizzativa, sia nella sceneggiatura sia nelle poche invenzioni visive, da sempre marchio di fabbrica del regista. Il film si mostra anche non proprio originale dal punto di vista dello script: un futuro oscuro minacciato dalle malefatte di un tiranno senza scrupoli, il tutto condito da mirabolanti (ottimamente coreografate dal cast di Chench Lee) azioni alla Matrix (è proprio il caso di dirlo…) da parte dei due replicanti/protagonisti Takeuchi — Aikawa. La cosa migliore il film la offre con il rapporto tra Ryo, il bambino e la giovane ribelle, scampata all’imboscata con i suoi amici: i dialoghi tra il replicante stralunato e la donna sono addirittura spassosi quando si arriva alla dichiarazione d’amore tra i due… Anche se questo terzetto troppo spesso richiama alla mente il terzetto (uomo, donna, bimbo) di "Rainy Dog" (1997), uno dei migliori film del cineasta nipponico.

Il modo, poi, con cui i due si fondono assieme nel finale, creando una specie di enorme cyborg alato (vedi D.O.A.2) con un enorme fallo al posto della testa lascia esterrefatti. Non è però il solito modo in cui Miike lascia di pietra i suoi spettatori, perché in questo caso il tutto risulta sin troppo farsesco.

Escludendo gli esilaranti titoli di coda in cui un vecchietto striminzito canta (stonando) e suona una specie di mandolino orientale, D.O.A. 3 sa troppo di forzatura da sequel: quasi una costrizione realizzativa.

Da Miike si è obbligati a pretendere di più, anche se ci si domanda come, con una media di 8-9 film l’anno il regista possa continuare ad ottenere sempre dei buoni risultati… "Dead or Alive 3 - Final" potrebbe essere uno dei primi campanellini d’allarme.

Fabio Rainelli

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