neo(N)eiga - Archivio: Buon compleanno EVANGELION!

Buon compleanno EVANGELION!

Titolo: Shin seiki Evangelion (t.let.: Evangelion, nuova genesi)
Regia e sceneggiatura: Anno Hideaki
Direzione dell’animazione: Sadamoto Yoshiyuki
Musiche: Sagisu Shiro
Durata: 26 episodi x 25’
Anno: 1995

NEON GENESIS EVANGELION

Nell’anno 2000 un’equipe di scienziati rinviene in Antartide il primo essere umano, Adam. La catastrofe che segue al suo risveglio provoca l’inabissamento di molte nazioni e la morte di tre miliardi di persone. 15 anni più tardi un misterioso essere gigante giunto dal nulla si aggira per la città di Neo-Tokyo 3 nel cui sottosuolo risiede il quartier generale della Nerv, un’agenzia speciale impegnata nel Progetto per il perfezionamento dell’uomo. Per fronteggiarlo la Nerv scende in campo con l’unità Evangelion 01, un (presunto) robot antropomorfo pilotato internamente da Ikari Shinji, il quattordicenne e ipercomplessato figlio dello stesso direttore della Nerv. È forse l’inizio dell’ultima storia del genere umano.

A distanza di dieci anni dalla prima messa in onda (03/10/95), NGE resta ancora senza un “vero” erede, sebbene proprio questo titolo si sia fatto inconsapevole portabandiera di una nuova generazione di serie animate formalmente e tecnicamente sempre più all’avanguardia (e i nomi si sprecano: da Lain a Kino’s journey passando per i vari Cowboy Bebop e Wolf’s rain). L’anime che ha fatto il passaparola tra milioni di spettatori in tutto il mondo, che ha riacceso un’antica passione sopita in molti di essi e che ha contribuito, un po’ all’ombra dei varii Miyazaki, Oshii e Otomo, alla rivalutazione critica del cartoon nipponico, sdoganandolo dal territorio delle sole fanzines, non appare oggi per nulla invecchiato. Merito forse della regia di Anno Hideaki che introduce senza timore alcune figure stilistiche pressoché assenti nell’animazione televisiva dei precedenti anni (campi fissi di lunga durata, brevi piani-sequenza, ipertrofici dettagli metonimici e un uso frequente ma mai ridondante del fuori campo) e aggiorna in un’ottica “moderna” forma narrative di cui l’anime aveva vissuto e abusato per circa un trentennio (l’uso del flashback, della multi-focalizzazione, della voice-over e dei fondi espressivi). Merito della sceneggiatura che integra con astuzia la canonica formula delle serie robotiche con una ragnatela di sottotrame a dir poco complessa (densa di indizi, anticipazioni e “trappole”): un rebus, parzialmente insoluto, che richiede allo spettatore un’infralettura assente in ogni altro anime, che ha l’impudenza di relegare la soluzione di un mistero ad una singola veloce inquadratura (l’ubicazione dell’embrione di Adam) oppure di eclissarsi, con uno stacco temporale ormai divenuto celebre, su di un momento topico, quasi sacro per l’anime-filosofia, come il combattimento iniziatico del pilota protagonista. Merito dell’animazione, curatissima, realizzata dallo Studio Gainax, già celebre per la serie Nadia e il blockbuster-flop Le ali di Honneamise, e a cui hanno preso parte alcuni dei nomi di maggiore spicco del panorama attuale (Okamura Tensai, Sadamoto Yoshiyuki), che alla vigilia della crisi (il venire meno del budget a partire dal 19esimo episodio) riesce a trasformare il proprio vizio in virtù, facendo della stasi e della sospensione temporale la sua principale forma comunicativa e sfatando l’assunto (di disneyana dottrina) che l’animazione deve essere necessariamente dinamica, veloce e caotica. Merito della colonna sonora firmata da Sagisu Shiro, anch’essa destinata ad inaugurare una felice stagione nel campo degli anime all’insegna della varietà e dell’imprevedibilità, capace di forti contrasti come l’Inno alla Gioia che accompagna una delle sequenze più coinvolgenti da punto di vista emotivo, la discesa dell’Ultimo Angelo nel Terminal Dogma. Merito del controverso doppio-finale: criptico, onirico, sperimentale, freudiano, metatestuale e sicuramente coraggioso, che ha spaccato in due il vasto stuolo di fan accresciutosi velocemente dopo una freddissima (e oggi verrebbe da dire quasi inspiegabile) accoglienza iniziale. Merito, in Italia, anche del doppiaggio: mai così “adulto” e curato, con uno stuolo di voci che ancora adesso, nel risentirle in altri film o serie, inducono il vero fan a ritornare, con la mente, nei meandri della Nerv o nella cabina di pilotaggio dell’Eva-01 dove un dolente Shinji grida a squarciagola quel “Non Devo fuggire!” da subito assurto a slogan-citazione presso il popolo degli anime-fan. Quel che è sicuro è che Evangelion, autentico caso televisivo, 1968 degli anime, modello di inevitabile comparazione per ogni serie fantascientifica a venire, ha lasciato il segno in un panorama – la Tv giapponese – da cui oggi più che mai ci aspettiamo grandi prove cinematografiche. Perché se è vero che la Tv qualunquista prolifera a gran velocità (e qui in Italia di fiction insipide, dozzinali e oltremodo politicaly correct ne abbiamo veramente abbastanza) vogliamo credere che anche i prodotti di valore, che coniugano l’arte con il puro svago, possano fare riflettere i produttori (e non solo i registi) ed essere di ispirazione, anche a distanza di una decade, per nuove opere che sappiano rappresentare le inquietudine dell’epoca moderna. Buon compleanno, Evangelion !

Stefano Gariglio, 03/09/2005

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