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FUDOH - THE NEW GENERATIONS

極道戦国志 不動 (Gokudō sengokushi: Fudō)
La determinazione degli stati combattenti della yakuza: Fudō
Fudoh: The New Generation
Cinema

Regia: Miike Takashi;

Soggetto: da un manga di Tanimura Hitoshi;

Sceneggiatura: Morioka Toshiyuki;

Fotografia (col.): Yamamoto Hideo;

Scenografia: Ishige Akira;

Montaggio: Shimamura Yasushi;

Musica: Ishikawa Chū;

Interpreti: Tanihara Shōsuke (Fudō Riki), Takeuchi Riki (Nōma Daigen), Minegishi Tōru (Fudō Iwao), Takano Kenji (Aizone Akira), Jinno Marie (Minoru Jun), Mickey Curtis (assassino della Yasha), Caesar Takeshi (Gondo Akihiro), Nomoto Miho (Mika), Kenmochi Tamaki (Zenzai Tōko), Niizuma Satoshi;

Produzione: Chiba Yoshinori, Kimura Toshiki per Gaga Communications, Excellent Films;

Durata: 99';

Anno: 1996 (12 ottobre).

Nel 1996 fa il giro dei festival europei un film di un regista giapponese semisconosciuto, che suscita subito buone impressioni, ma anche una certa diffidenza. Stiamo parlando di Gokudo Sengokushi- Fudoh, film artefice del lancio internazionale di Miike Takashi. Tra quelli che lo vedono ci si divide tra entusiasti e assolutamente indifferenti. Il cinema di Miike già non lascia scampo. Si tende, da parte di alcuni, a relegare semplicemente Fudoh tra le pellicole asiatiche d’azione a basso budget. Gli altri, quelli che hanno apprezzato, invece, scorgono qualcosa di nuovo nel vivido utilizzo delle immagini, dei colori (Yamamoto dà alle cromature una particolare patinatura) della musica e, soprattutto della cinepresa. Fudoh, mesi dopo sarà poi votato, su di una classifica web del TIMES MAGAZINE ai primi posti tra le sorprese emergenti del 1996.
Evidentemente si era presa coscienza del potenziale di tale lavoro.
Veniamo con ordine.Il film è lo stravolgimento della storia di un manga di Tanimura Hitoshi. In questo caso stravolgimento può essere sintomo d’arricchimento, in quanto gli "inserti" del regista nella trama rendono il risultato ancora più particolare e personale.
Riki Fudoh è un ragazzino quando assiste all’uccisione di suo fratello maggiore da parte di loro padre, reo di avere fallito una mossa nei confronti del clan yakuza rivale Yasha. Il fratello di Riki é brutalmente decapitato e quest’immagine si imprime profondamente nella memoria di Riki, il quale deciderà poi di tatuarsi sulla schiena col sangue trovato a terra del fratello. Quasi un marchio indelebile, risultato di un gesto altrettanto indimenticabile, per sancire la nascita di qualcosa di nuovo, che presto travolgerà il "vecchio" senza pietà.
Fino a qui la regia resta rigorosa, formale, lineare: ci viene mostrato il semplice svolgersi dei fatti senza grosse invenzioni. Preludio di ciò che verrà mostrato tra poco.
Con un’ellissi si va avanti di una decina d’anni, dove Riki è adolescente di successo: a scuola è temuto e rispettato e il suo rendimento è ottimo, a casa il rapporto con suo padre è ottimo. Tutto questo solo in apparenza, perché Riki, ad insaputa del boss del clan (suo padre), ha organizzato un corpo speciale per debellare e distruggere lui e la sua organizzazione. Riki non si è scordato ciò che è successo, ciò che suo padre ha fatto anche se, in un primo momento, potrebbe sembrare di sì.
La particolarità è questa speciale forza organizzata dal giovane e composta di bambini e da ragazze: i piccoli sono addestrati, da sicari, a compiere rapide azioni e, altrettanto velocemente, a dileguarsi; le ragazze sono addestrate nel corpo a corpo oltre che…..nello sparare letali aculei dalla vagina.
Nessuno, per strada, potrà mai nutrire sospetti nei confronti di quei piccoli o di quelle fanciulle.
Su queste ed altre invenzioni (a livello tecnico), si gioca Fudoh, senza scordare il tema della vendetta, che permea tutto il film.
Curioso è il destino cui va in contro il professore d’inglese di Riki, il quale essendosi indebitato con lui di una notevole cifra per l’acquisto di droghe, è impossibilitato a restituirgliela e finisce ucciso ed, in seguito, deriso in modo esemplare (i piccoli giocano a calcio con la sua testa al campo di addestramento, affianco ad una ferrovia abbandonata). Il malcapitato verrà sostituito, poi, da una prorompente insegnante che consumerà un rapporto sessuale con la ragazza/ermafrodite (di cui parleremo dopo) e poi resterà a fianco di Riki fino alla fine.
Immagini assurde, ma molto forti: un bambino che imbraccia un fucile e spara verso un boss; un altro piccolo che introduce nella bevanda di un capo mafia, un veleno dai letali effetti; tutti assieme si esercitano, su di un percorso a ostacoli, preludio delle loro infauste azioni.
La vendetta di Riki si sta compiendo velocemente. Suo padre non può assolutamente rendersi conto di chi è l’artefice.
Miike afferma: "Vedo i bambini come persone senza formazione o antecedenti culturali, senza un’educazione e quindi, in sostanza, la forza di questi piccoli sta nel non avere ancora acquisito i valori del vivere sociale e nel possedere solo tanta energia, perciò gli si può far fare di tutto!…"
Provocative affermazioni che provengono da un regista che ha fatto dell’ambiguità la sua "arma" preferita.
Nel liceo dove Riki e le sue compagne trascorrono le ore scolastiche arriva, poi, un personaggio del tutto particolare e assurdo: Aizone. Costui, al di là di un’età palesemente maggiore di quella adolescenziale, possiede una corporatura enorme ed un volto dai lineamenti meticci (il colore della sua pelle è leggermente più scuro). Dopo alcuni momenti di diffidenza e di scontro, verrà condotto, da Riki stesso, nel covo dove i suoi bambini-sicari si addestrano e, coinvolto nell’intero piano vendicativo del protagonista, nei confronti del clan del padre.
Aizone è un punto cruciale per comprendere uno dei primi personaggi a sangue misto che diverranno, poi, una costante per Miike, esempi allo stesso tempo di spiazzamento, decentramento culturale, ma di grande forza d’animo covata, forse, nei momenti di maggiore isolamento interiore nei confronti del paese che non li accetta o che loro stessi non vogliono accettare.
Il tema della vendetta di una generazione di adolescenti, nei confronti di un’altra più anziana, ormai esageratamente accecata dalle tradizioni più severe e da leggi yakuza sempre più restrittive è un forte messaggio culturale, di rinnovamento. Sembra che i vari boss abbiano raggiunto un livello tale di devozione nei confronti della "famiglia" da non volere nient’altro, se non il rispetto dei propri confratelli. Un esempio è portato proprio da Fudoh senior, che porterà la testa decapitata di suo figlio maggiore ai suoi compagni di clan, stupendoli, e andando ben oltre la loro richiesta: un braccio intero, per ripagare gli errori del figlio.
Stilisticamente Miike non è ancora ai livelli raggiunti con City of the lost Souls nel 2000, dove si divertirà col digitale, ad inventare sequenze impossibili e a far arrivare la cinepresa in luoghi altrimenti irraggiungibili. "Fudoh" è ricco di trovate a livello narrativo, ma comunque la vivacità di alcune sequenze è sicuramente notevole. E’ il caso della sequenza nella quale la giovane studentessa agli ordini di Riki, uccide uno dei boss del clan Nihon: in barba alla censura nipponica la soggettiva dell’aculeo lanciato dalla vagina della ragazza parte proprio da essa, per terminare nell’orecchio del malcapitato, riuscendovi e infilzandosi sul muro con un frammento sanguinolento. Questa scena è un esplicito riferimento sessuale, in cui è l’uomo a subire l’azione/violenza della penetrazione. Un capovolgimento di ruoli, per un rimescolamento degli atti, una reinvenzione di alcuni stereotipi altrimenti troppo prevedibili, dove é la donna (che in seguito si scoprirà essere ermafrodite) a compiere l’azione con un oggetto fallico estraneo al suo corpo, su di un orifizio maschile, invece, assolutamente reale.
Nohma (Riki Takeuchi) il boss della gang Yasha, rivale della Nihon di Fudoh, visto il concatenarsi delle morti dei vari leader di quella famiglia, comincia ad avvicinarsi a Fudoh padre. Con la scusa del suo momento negativo, rivela la vera identità dell’attentatore (Riki) e trama al possesso dei territori e dei traffici del Nihon group. Presa coscienza di questo, Fudoh senior contatta Mr. Gondo, un altro suo figlio avuto in Korea all’epoca della guerra, per uccidere Riki.
Il duro scontro con Mr.Gondo potrebbe annoverarsi come convenzionale sequenza di combattimento con arti marziali, se si escludesse il ravvicinatissimo primo piano di Riki che sfonda il muro e cade fuori, in mare, con in secondo piano la stanza che rotea a velocità vorticosa.
Ma un’altra idea tocca l’assurdo: la resurrezione di Aizome dopo aver subito lo scoppio di una bomba. Aizome ritorna improvvisamente con degli inserti meccanico/bionici; il tutto non è spiegato, ma lasciato andare, come se fosse del tutto normale. L’universo dei manga è qui davvero a portata di mano.
Ancora il tempo per una trovata "flamboyant", quando Riki frena la spada del padre diretta sul suo collo, con uno speciale telecomando azionante una fascia protettiva su quella parte del corpo, e poi la cruda sequenza della decapitazione di Fudoh padre da parte di suo figlio, apparente epilogo e risoluzione dell’intrigo iniziale.
Apparente perché il finale del film ci mostra Riki e i suoi fedeli superstiti portare avanti l’ideale per cui sarebbe dovuto finire il tempo dei sacrifici dei più giovani per i più anziani, partendo all’attacco del crudele Nohma che aveva sfoderato la pistola al funerale di Fudoh senior.
Lo scontro di generazioni non ha fine con il film e, probabilmente, non porterà giovamento né da un lato né dall’altro.
"Presto il vento azzurro soffierà e la grande foresta comincerà a muoversi" - Riki Fudoh.

Fabio Rainelli

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