neo(N)eiga - Archivio: GRAVEYARD OF HONOR

GRAVEYARD OF HONOR

新・仁義の墓場 (Shin jingi no hakaba)
Il nuovo cimitero dell'onore
Graveyard of Honour
Cinema

Regia: Miike Takashi;

Soggetto: da un romanzo di Fujita Gorō;

Sceneggiatura: Takechi Shigenori;

Fotografia (col.): Yamamoto Hideo;

Scenografia: Ozeki Tatsuo;

Suono: Satō Yukiya, Shibazaki Kenji;

Montaggio: Shimamura Yasushi;

Musica: Endō Kōji;

Interpreti: Kishitani Goro (Ishimatsu Rikuo), Oosawa Mikio (Masato), Yamashiro Shingo (Sawada), Yamaguchi Yoshiyuki (Hashida), Arimori Narimi (Chieko), Miki Ryōsuke (Imamura), Daichi Yoshiyuki (Ōshita), Ishibashi Renji (Yukawa), Ryū Daisuke (Kuze), Tanba Tetsurō (boss di Imamura), Inoue Harumi (Imamura Yōko), Sugata Shun (Nishizaki), Yasuoka Rikiya (capitano della polizia), Sone Harumi (Fukui), Motomiya Yasukaze (Kanemoto), Miike Takashi (assassino di Sawada), Sone Hideki, Honda Hirotarō;

Produzione: Yokoyama Kazuyoshi, Maeda Shigeji per Daiei, Tōei Video;

Durata: 130';

Anno: 2002 (22 giugno).

Nel 2002 con questo riadattamento del film Jingi No Hakaba(1975) di Fukasaku Kinji (recentemente scomparso durante la lavorazione di Battle Royale 2 ) Miike raggiunge, a mio parere, un traguardo importante: realizzare una pellicola di genere, restando perfettamente ancorato allo stile noir, scarno e minimale dei film yakuza-eiga di quel periodo, dimostrando una vera abilità come filmmaker in generale.

La breve e terribile ascesa di un giovane, nello spietato mondo della yakuza…in realtà mai così spietato quanto l’animo del protagonista stesso, e quindi mai in grado di comprendere e contenere il suo estremo spirito distruttivo, autodistruttivo e sovversivo. Graveyard Of Honor, rispetto al film di Fukasaku Kinji (ambientato nei post bellici anni 40), é riadattato in un periodo che va dalla fine degli anni ottanta (periodo Heisei) sino alla metà degli anni novanta. Nel protagonista si riflettono tutte le fibrillazioni e le angosce di un paese in crisi per la decadenza della "bubble economy" di quegli anni.

Ishimatsu Rikuo è un giovane barista, del quale poco è dato sapere. Quando salva la vita al boss di una famosa gang, dall’aggressione di un pericoloso killer (interpretato da Miike in un cameo)in un ristorante cinese, riceve subito la proposta di unirsi al clan. Con dei flash-forward arriviamo a vedere, come Ishimatsu, in poco tempo, riesce a divenire il pupillo del boss, anche se da quel ruolo non riuscirà mai ad avanzare, per la sua troppa indisciplina nei confronti delle gerarchiche regole del mondo yakuza. E’ proprio per questa sua inadattabilità che Ishimatsu finirà con inimicarsi tutti, isolarsi, iniziare un assurdo "gioco" autodistruttivo, coinvolgendo se stesso e la sua donna nel giro della tossicodipendenza e diffidando di chiunque la sua corrotta mente lo porti a dubitare. L’unico punto fermo nella vita del nostro è il rapporto con Chieko, conosciuta in un Karaoke-bar, con la quale instaura un rapporto strenuamente intenso, ma mai incrinabile….Significativo è il modo in cui il nostro protagonista seduce inizialmente Chieko, una giovane che della vita sembra sapere ancora troppo poco e di come, proprio per questo, la ragazza venga pesantemente affascinata dai duri modi di un uomo che sembra non nascondere nessuna emozione, né per il prossimo, né per se stesso.

Miike ci mostra le scene di violenza nei confronti della donna con uno stile prettamente asciutto, la camera non va in cerca di un particolare "altro" da scovare (come spesso accade nei suoi film) e da mostrare allo spettatore, ma si limita a raccogliere immagini, spesso immobile e spesso in silenzio. Significativa la scena d’ amore tra i due protagonisti(durante la quale Rikuo inietta a fatica una dose nel braccio di una Chieko in astinenza), durante la quale si sceglie il silenzio non solo di accompagnamento musicale, ma anche diegetico, si annulla quindi l’audio per un momento, quasi a voler evitare di contaminare col suono un momento di così intenso amore e disperazione.

Da sottolineare, inoltre, la splendida colonna sonora in stile jazz, ottima per tratteggiare le movenze, in un mondo già crudele, di un personaggio negativo, ma in modo quasi inspiegabile.

Non c’è una reale motivazione per il comportamento che assume, solo si prova un senso di impotenza e di incomprensione di fronte ad un uomo così in conflitto con il mondo ma soprattutto con il proprio io.

Solamente con Chieko si avrà sentore, forse, di un lato vagamente più umano di Ishimatsu, altrimenti sempre presentato in efferate azioni in preda al suo forsennato agire. L’animo della ragazza ,invece, non pare particolarmente corrotto, ma totalmente e devotamente affascinato dalla malsana attitudine del protagonista (quasi come un padre imbocca la propria figlioletta, impossibilitata a nutrirsi da sola, lei si lascia infilzare dall’ago per mano del suo uomo). Davvero toccanti le poche scene in cui i due si abbracciano semplicemente, si amano senza necessariamente ricorrere alle droghe, magari proprio dopo che Rikuo é rientrato a casa dopo un omicidio.

Il terribile isolamento del protagonista, splendidamente interpretato da Kishitani Goro (proveniente da molte esperienze teatrali),che farà capire al suo boss quanto, la sua totale mancanza di rispetto per le gerarchie potrebbe decisamente offuscare il loro rapporto, comincia a causa di un’incomprensione col boss stesso riguardo ad un prestito chiestogli per permettere a Chieko l’apertura di un suo bar. L’incomprensione culmina con il ferimento del boss da parte di Rikuo e l’inizio della sua latitanza dalla sua Gang di origine. Da qui in avanti il protagonista inizierà una sorta di calvario verso un vivere sempre più estremo, che lo porterà a diffidare di tutti (anche di chi realmente vorrebbe aiutarlo)e ad annullare sempre più i suoi pensieri ( e quelli della sua ragazza) con massicce dosi di eroina.

Quando un affiliato di una Gang decide di rivelare alla polizia (dal quale è ricercato per vari omicidi) il luogo del suo nascondiglio, Ishimatsu è costretto in prigione per qualche tempo.

Incredibile è come Miike sceglie di inscenarne la fuga dal carcere: il nostro inizia a mettere da parte, da ogni pasto che gli viene consegnato, del latte. Tutto questo con l’intento di farlo inacidire, per poterlo bere, sentirsi male e tentare la fuga.

L’operazione ha successo, ma Ishimatsu è davvero in condizioni precarie (una seria intossicazione alimentare con forti crampi lo travolge durante la fuga).

Delirante la scena in cui, raggiungendo a stento la casa di colui che ritiene (probabilmente a causa dell’offuscarsi dei suoi pensieri) essere l’autore del tradimento(in realtà l’unico vero amico che gli rimane), dove la forza vendicativa riesce a farlo avanzare, strisciando, mentre il suo corpo infetto libera degli escrementi in forma liquida, al suolo.

Nella seconda e definitiva cattura di Rikuo, da parte della polizia, Kishitani é davvero eccellente nell’inscenare l’incredibile pazzia e sfrontatezza del suo personaggio. Lo si vede uscire sul balconcino di casa, mentre tutt’attorno ad essa vi è un assedio delle forze dell’ordine, con tutte le pistole che è riuscito a trovare e, con una tranquillità di chi sembra stare giocando, dirige i suoi colpi verso i poliziotti fino ad esaurimento dei proiettili. A questo punto, sconsolato, sarà costretto a rientrare in casa (totalmente invasa dai lacrimogeni)e, dopo aver scoperto che Chieko è deceduta per overdose, lasciarsi catturare.

Il film inizia con Ishimatsu a questo punto del racconto, rinchiuso in carcere per la seconda volta e ora, alla fine della storia, dopo un lungo flashback, si torna alla scena iniziale: Ishimatsu si getta dal terrazzino in cima al carcere, dopo aver liberato un sorrisetto di disperazione (o liberazione) finale.

Nel finale del film, Miike marchia con il suo stile le ultime sequenze: Rikuo risale (non si sa bene da dove) verso la cima del carcere, verso il medesimo terrazzo del prologo del film, e ripetere lo stesso folle gesto. Ma questa volta l’impatto dopo il volo è mostrato in modo assolutamente simbolico e surreale: un’ondata enorme di sangue fuoriesce quando Ishimatsu tocca il tetto della casa sottostante il terrazzo, quasi a voler liberare, alla sua morte, tutto il sangue fatto scorrere con le sue crudeltà.

Rikuo non è una vittima , bensì il prodotto del suo libero volere. Nella sua follia egli mostra "umanamente" come si presenta il mondo intorno a lui. Non ci è dato avere una spiegazione per il comportamento che assume. Niente è motivato e nulla riesce a convincerci sul perché di certi atti.

Non ci resta che l’immagine di uno yakuza (anch’egli in carcere) che è venuto solo ora a conoscenza della morte, due anni prima, di Ishimatsu.

Top | Torna all'indice

mini logo | | Licenza Creative Commons


Sito ottimizzato per IE5.5+, Netscape 7+, Opera 7+, Mozilla 1.0+, Safari 1.1+ | risoluzione consigliata 1024x768