neo(N)eiga - Archivio: HAPPINESS OF THE KATAKURIS

HAPPINESS OF THE KATAKURIS

カタクリ家の幸福 (Katakurike no kōfuku)
La gioia di casa Katakuri
Happiness of the Katakuris
Cinema

Regia: Miike Takashi;

Soggetto: dal film The Quiet Family di Jim Ji-woon;

Sceneggiatura: Yamagishi Kikumi;

Fotografia (col.): Yamamoto Hideo;

Luci: Inoue Takeshi;

Scenografia: Harada Tetsuo;

Coreografie: Kondo Ryōhei;

Suono: Obara Yoshiya;

Montaggio: Shimamura Yasushi;

Effetti speciali (C.G.): Saka Misako;

Musica: Endō Kōji, Makino Kōji;

Interpreti: Sawada Kenji (Katakuri Masao), Matsuzaka Keiko (Terue), Takeda Shinji (Masayuki), Imawano Kiyoshirō (Sagawa), Nishida Naomi (Shizue), Tanba Tetsurō (Jinpei), Takenaka Naoto (presentatore TV), Shiota Tokitoshi (suicida), Arizono Yoshiki, Endō Ken'ichi (Kunō);

Produzione: Sashō Tetsuo, Yoshida Hirotsugu per Katakurike Production Committee;

Durata: 113';

Anno: (31 ottobre 2001: Tokyo International Film Festival) 2002 (16 febbraio).

Nel 2001 Miike Takashi trovava il tempo per girare un film introverso come VisitorQ, un’epocale storia di yakuza stile Padrino di oltre due ore Agitator, il terzo film della serie Dead or Alive, più altri cinque lavori tra i quali Ichi the killer e un musical.

Il film in questione, ispirato alla popolare commedia coreana Quiet Family (1998), s’intitola Happiness of the Katakurise ci mostra ancora una volta, come Miike ami cambiare registro, arrivando a toccare qualsiasi genere cinematografico, ma in ogni caso reinventandolo sempre a modo suo. Katakurike, oltre ad essere un musical-commedia, su toni splatter e grotteschi, riesce anche ad avere dei momenti in cui i sentimenti più puri prevaricano ogni altro pensiero (soprattutto nel finale). L’unione della famiglia ostentata per tutto il film, la loro quasi forzata felicità (la scena del karaoke tra marito e moglie è da antologia, in proposito) innanzi alle avversità della vita, questo grottesco aspetto forzatamente felice insomma, si tramuta, nell’epilogo, in qualcosa di differente, di vero. Questa è, a mio avviso, la forza del film assieme ovviamente, ai brani musicali, ai quali sono affidati praticamente tutti i momenti di dialogo tra i personaggi del film, che altrimenti risulterebbero un po’ scarni. Da menzionare poi l’utilizzo originale della tecnica Claymation, (la plastilina animata), con il quale Miike affronta tutti i momenti di maggior violenza o che comunque avrebbero chiesto l’impiego di un budget troppo elevato. Il risultato è spassosissimo e ci mostra la fantasia sfrenata di un autore che non smette mai di stupire.

Convinto che la prossima costruzione di un’autostrada porterà presto traffico turistico attraverso le pittoresche colline che circondano l’area della città di Karuizawa, Masao Katakuri (Sawada Kenji) investe i suoi risparmi, da ex commesso in un negozio di scarpe, in un pensione montana in disuso e vi trascina l’intera famiglia Katakuri per aiutarlo a rendere il luogo accogliente. Masao, spera inoltre, che la causa della pensione serva anche a rendere più unita la famiglia che comprende la meravigliosamente comprensiva moglie, Terue (Matsuzaka Keiko); il suo anziano padre, Jinpei (Tanba Tetsuro); suo figlio, Masayuki (Takeda Shinji) il quale ha avuto problemi con la legge; la sua figlia divorziata, Shizue (Nishida Naomi); e la sua nipotina, Yur, la figlioletta di Shizue nonché narratrice del film.

Nonostante i lavori per la casa siano finiti, per un lungo periodo, non sembra passare anima viva da quella zona né vi sono notizie di nessuna autostrada in costruzione (se si esclude un gruppetto di anziane strampalate di passaggio per una marcia spirituale). Finché, durante una notte di vero diluvio, non arriva un silenzioso turista solitario a chiedere per una stanza.

Ciò che sembra essere un colpo di fortuna per la famiglia si tradurrà presto in qualcosa di esattamente opposto quando i Katakuri troveranno, la mattina dopo, il loro unico cliente morto suicida per essersi infilzato il collo con un oggetto appuntito.

Da qui inizia il dramma (e parte anche il primo vero brano musicato e coreografato, con tanto di effetti speciali, del film).

Il capofamiglia Masao, preoccupato che una cattiva pubblicità possa compromettere i futuri profitti della sua nuova attività, decide di seppellire il corpo nel bosco vicino sperando in bene.

Ma il bene sembra non arrivare. Presto il bosco in prossimità della Guest House dei Katakuri si riempirà di cadaveri di clienti arrivati fino lì, chissà perché, a morire in un modo o nell’altro.

Inoltre, altre avversità arriveranno prima da parte di un pazzoide che si finge un militare nippo-britannico (con uno spassosissimo quanto forzato accento inglese) a servizio di sua maestà, che sedurrà, illudendola, Shizue; infine da un altro squilibrato (Endo Kenichi, già in VisitorQ) che si nasconde nella casa dei nostri dopo avere ucciso la moglie per gelosia.

Una nota a parte merita la sequenza introduttiva del film, che si isola completamente dal resto della storia: uno strano sgorbietto bianco di plastilina che uscendo dal piatto di una donna in un ristorante si mette a volare con le sue ali d’angioletto, le strappa dalla bocca l’ugola, e fugge. Sarà poi catturato e ucciso da un corvo nero, rigenerato dall’uovo uscito dalla bocca di un serpente e nuovamente ucciso dal corvo. Il tutto accompagnato da una musichetta in stile country che rende il tutto davvero molto divertente. Il risultato é assolutamente folle e privo di senso rispetto alla storia dei Katakuri, ma è proprio così che deve essere considerata questa singola ed isolata sequenza!

Con questo film Miike sembra aver voluto compiere un passo in più verso il puro intrattenimento, perché è di questo che si parla pensando a Katakurike no Kofukuku… Buffi pezzi musicali, talvolta anche piacevoli e ben coreografati, sequenze strampalate in Claymation con la plastilina e un finale che è talmente puro nel suo smisurato ottimismo, anche di fronte a qualcosa di invalicabile come la morte, da riuscire a strappare sicuramente qualcosa in più di una semplice risata.

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