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Impressioni su SERIAL EXPERIMENT LAIN

Titolo originale: Serial Experiment Lain

Regia: Nakamura Ryutaro

Sceneggiatura: Chiaky J. Konaka

Musica:

Character design: Yoshitoshi Abe

Direzione artistica: Sato Masaru

Musiche: Nakaido Reichi

Episodi: 13

Genere: Animazione-Thriller

Produzione: Production 2nd-Triangle Staff

Anno: 1998

"And you don't seem to understand…"

Mattina, metropolitana, strada, enormi pali della luce,cavi telefonici, rumore in sottofondo assordante, una strada in controluce, porta che si apre, ombre nelle quali vi sono schizzi di rosso dipinti… lain.

"Close this world, open the next"

Lain Iwakura vive una vita di adolescente, invisibile agli occhi dei suoi genitori, ricordata dall' "aldilà" da una sua amica che dopo essersi suicidata le manda un inquietante messaggio sul telefonino, Lain entra gradualmente nel mondo del "Wired", della rete internet, senza accorgersene, i confini tra mondo reale e mondo della rete (quando vi sono) si fanno sempre più labili, e la ragazzina crescerà intuendo cosa si può intendere per ESISTENZA e PERCEZIONE.

Serial Experiments Lain nasce nel 1998 come videogioco a multilivelli, poi, Yasukui Ueda, decise di produrre una serie, ne affidò la sceneggiatura a Chiaki J. Konaka e la regia a Nakamura Ryutaro, mentre il suggestivo character design venne affidato a Yoshitoshi Abe: ne venne fuori un esperimento seriale di tredici episodi mai tentato prima con quei parametri, che per sua stessa natura non poteva che "funzionare", trovare la sua intima, ineffabile, sfaccettata essenza nella serializzazione, nel "ripetersi", nel trovare un concetto di "rito" atto a ricreare una moltitudine di visioni intime e soggettive (e quindi ricreabili virtualmente all'infinito) .

Yoshitoshi Abe, da il character design, il "volto" a questa serie che identità non ha, almeno nella sua strettissima - oggettiva - accezione del termine, gli occhi sbarrati ed enormi della dodicenne Lain Iwakura sembrano sondare un altrove in cui esistiamo già senza accorgercene, in quegli occhi potrebbe albergare l'essenza stessa dell'adolescenza/infanzia con le sue scoperte, le sue perdite, le sue smanie, ma non è così, o almeno non solo.

Lain è un feticcio, il suo aspetto ci aiuta a capirlo, anche se già quella 'l' in minuscolo, oggettivante e non soggetivante poteva farcelo intuire, in una realtà a noi famigliare così vicina a quella che noi viviamo tutti i giorni, la serie stessa è piena di scene tratte dal quotidiano, lo stesso incipit di ogni episodio sarà uguale per tutti i 12 episodi (tranne che per l'ultimo…), il quotidiano quindi, la ripetizione, un programma che si ripete, in tutto questo lain è un feticcio (un dio?, un totem?), comparirà addirittura in cielo come una novella Madonna (o Dio), alla fine della serie, con il suo "reset" finale del mondo (del suo mondo?).

Yoshitoshi Abe è nato il 3 agosto del 1971 ed è tra gli artisti più dotati della sua generazione, suo è il character design dell'interessantissimo Niae7 (id., 2000), anime particolare anch'esso, rurale e malinconico, un gioiellino di houmor e tenerezza di Shudeji Ueda, tratto dal manga di Abe stesso, White Rain manga sbarcato da poco anche negli Stati Uniti e l'imminente Haibane Rembei, sulla crescita e la distanza tra uomini e donne… manga anch'esso.

Il tratto leggero, sinuoso, ed evocativo di Abe ben si ritaglia un posto di tutto rispetto in questa opera "collage" o meglio 'multilivello', e come in tutte le opere cangianti e seriali, o Ipertesti , le personalità al lavoro su un'opera così sfaccettata, sono particolari e non accomunabili tra loro.

Chiaki J. Konaka, già strano ed inquietante sceneggiatore per gli OAV e il film di Armitage III e ha lavorato sulla sceneggiatura steam-punk-detective della bella serie della Sunrise The Big-O (id., 1999) oltre ad aver curato la sceneggiatura e i soggetti di alcuni film "live" quali Door 3 del talentuoso Kurosawa Kiyoshi, mette al servizio di questo anime "sperimentale seriale", tutta la sua iconoclastica bravura, le sue ossessioni principali (le bambole-automi e le donne/ragazzine), facendo divenire lain una "rete", un Wired stesso, un'altra realtà, alla quale accedere, chiudendo la nostra, ma la nostra/sua (di lain) realtà deve essere per forza la stessa.

Letture, suggestioni e citazioni dagli elementi, dalle Informazioni più varie: dalla teoria del tecnorealismo di Douglas Rukshoff, a quella dell'espansione di coscienza di Jhon C. Lilly, l'energia orgonica di Reich, Xanadu di Theodore Nelson, fino alle citazioni (e più) di grandi della letteratura quali Lewis Carrol, Philip K. Dick e William Gibson per poi sbarcare al concetto Junghiano di "Inconscio collettivo", che tutto raccoglie e tutto unifica. In questa moltitudine di sottotesti/personalità artistiche, non sarà neanche strano quindi "vedere" gli alieni di Rooswell vestiti da giocatori di baseball ("segni" di un incoscio collettivo ormai mondiale come a loro modo hanno capito X-Files e Signs di M.N. Shyamalan), figure cangianti senza fisionomie, ed altro ancora.

Il "mondo" quindi, la vita, l'esistenza come flusso di informazioni ("Siamo tutti informazioni"), memorie di secoli e secoli che si accavallano, coabitano, si intrecciano in una sorta di multilinguismo, in una sorta di "esperimento seriale" quale in fondo è questo capolavoro dell'"intrattenimento" animato giapponese.

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