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Miike Takashi contro Zebraman

Credits

ゼブラーマン (Zeburaman)
L’uomo zebra
Zebraman
Cinema

Regia: Miike Takashi;

Sceneggiatura: Kodō Kankurō;

Fotografia (col.): Tanaka Kazunari;

Luci: Mieno Seiichirō;

Scenografia: Sakamoto Akira;

Suono: Obara Yoshiya;

Montaggio: Shimamura Yasushi;

Effetti speciali (C. G.): Saka Misako;

Musica: Endō Kōji;

Interpreti: Aikawa Shō (Ichikawa Shin'ichi), Suzuki Kyōka (Kana), Oosugi Ren (Meguro, vicedirettore), Uchimura Mitsuyoshi (Ippongi), Ichikawa Yui (Midori), Kondō Kōen (Segawa), Emoto Akira (uomo granchio), Iwamatsu Ryō (Kanda), Watabe Atsurō (Oikawa), Furuta Arata, Hakamada Yoshihiko, Kawahara Miyako;

Produzione: Hattori Hakio, Okada Makoto, Endō Shigeyuki, Fukuchi Kumi per TBS, Tōei;

Durata: 115';

Anno: 2004 (14 febbraio).

di Fabio Rainelli

Negli anni Sessanta nacquero, su ispirazione dei film di Godzilla, delle serie televisive in cui veniva accresciuta l’importanza delle scene di combattimento corpo a corpo, ma anche dei messaggi moralisti per un target di pubblico sempre più giovane.

Considerando questi film e queste serie tv epopee, il lavoro di Miike con un film che ha in qualche modo rilanciato temporaneamente la moda del kaiju eiga (o meglio hero mono) al cinema, Zebraman, risulta molto interessante. Il film in questione può essere indubbiamente considerato un omaggio, a tratti malinconico, alle numerosissime serie televisive non animate che apparvero nelle televisioni nipponiche dalla fine degli anni Sessanta quali Ultraman, Spectraman, Megaloman, Ultralion per citarne solo alcuni.  

Queste serie  nascevano traendo spunto dai film di Godzilla degli anni precedenti, reinventando nuovi eroi, spesso provenienti da pianeti lontani e vestiti in gomma e calzamaglia. Questi si trovavano a difendere la terra da mostruose forze aliene, sottolineando l’impotenza della terra nei confronti di tali forze e dando vita a combattimenti con  giganti mostri – dinosauro, chiaro richiamo ai precedenti film di Godzilla. Quello che Miike ha inteso ottenere con il già citato Zebraman è un tributo a quelle tipo di realizzazioni, rivalutando il ruolo del supereroe d’altri tempi ormai pressoché dimenticato ne Sol Levante.

Ispirato al celeberrimo King Kong di Schoedsack del 1933 il primo Godzilla è, inoltre, un chiaro esempio della paura che si sviluppò a livello sociale in Giappone dopo gli attacchi nucleari su Hiroshima e Nagasaki.

La serie di grande successo dei film dedicati a Godzilla (in Giapponese Gojira) è tratta da una storia originale accreditata allo scrittore Kayama Shigeru. Il primo film sul dinosauro mutante Godzilla fu realizzato nel 1954 e la sceneggiatura scritta dal regista del film Honda Ishirō assieme a Murata Takeo. In realtà va precisato che “Godzilla” non è un nome proprio, bensì l’appellativo di una vera propria specie mutante. I primi due film Godzilla e Gigantis, furono girati in bianco e nero ma tutte le successive produzioni furono realizzate a colori.

Prodotti originariamente dalla compagnia di produzioni cinematografiche Tōhō, con la collaborazione dell’esperto regista Honda Hishirō i protagonisti dei kaiju eiga (film sui mostri) possono essere brevemente descritti come mostri giganti o costruzioni meccaniche che cercano di distruggere o di salvare il pianeta terra a seconda che essi siano “buoni” o “cattivi”. In ogni caso tutti questi mostri si abbattevano l’uno sull’altro, camminando sopra le varie città nipponiche, sgretolandone gli edifici e creando tra le popolazioni delle città interessate un sorta di nevrotica tensione. Sebbene la Tōhō fu creatrice originale dei kaiju eiga, dall’inizio degli anni Sessanta, un buon numero di case nipponiche seguì il successo dei primi film, producendo a loro volta i propri film con i propri mostri, tra i quali Gamera della Daiei, Gappa della Nikkatsu e Guidala della Shōchiku. Gli studi della Shin Tōhō crearono anch’essi nuovi mostri che apparvero nelle loro serie Supergiant, anche se questi non sono mai stati considerati dal pubblico veri kaiju eiga. La violenza distruttrice causata da quel tipo di combattimenti era davvero massiccia, ma il ruolo degli esseri umani era perlopiù di osservatori inermi, visto che non venivano mai coinvolti direttamente in quel tipo di scontri. I mostri erano interpretati, nella maggior parte dei casi, da attori abbigliati di evidenti vestiti in gomma ed individuati come esseri anfibi di genere maschile.

Un’importante eccezione è rappresentata da Mothra che raffigurava una gigante falena realizzata anch’essa in gomma e fatta librare in aria tramite numerosi fili metallici. A livello di sceneggiatura, se escludiamo gli enormi sforzi realizzativi dei film degli anni Cinquanta, questi film non rappresentavano sicuramente qualcosa di molto originale, ma il pubblico sembrava unicamente interessato dalle scene di combattimento (anche se talune, soprattutto nella decade dal 1960 al 1970, furono realizzate con pochi soldi e quindi con risultati alquanto scadenti): il mostro gigante in questione, solo talvolta aiutato da altri mostri alleati, aveva come unico scopo la difesa della terra. Molto spesso accadeva anche che da un film all’altro, uno stesso mostro, passasse senza nessun motivo, dal ruolo di difensore del pianeta a ruolo di invasore e viceversa, sottolineando ancora una volta il pressappochismo dei soggetti delle storie in questione. In ogni film il ruolo degli scienziati e dell’esercito era pressoché ridotto all’inutilità di fronte a tali potenti esseri ed ogni volta si assisteva all’impotenza della scienza, che mai trovava una soluzione utile, e dell’esercito i cui armamenti venivano puntualmente disintegrati o spazzati via dai potenti raggi e dalle semplici pedate dei mostri.

Dalla fine degli anni Settanta in avanti, anche se una pausa lunga un decennio interromperà la realizzazione di film su Godzilla (nel 1975 venne realizzato Terror of Mechagodzilla), va indubbiamente notato un maggiore sforzo a livello di sceneggiatura con trame che implicano ogni genere di espediente fantascientifico, dai viaggi temporali all’importante ritorno di Honda Hishirō alla regia per l’ultimo episodio girato negli anni Settanta.

Anche gli anni di produzione sono sospetti e poco chiari, ma questo sembra essere un problema standard che riguarda la revisione della pellicola. Vi è a volte una differenza fra l’anno di produzione e gli anni dell’effettiva uscita nelle sale ed anche fra gli anni del rilascio nel relativo paese natale ed il Regno Unito o gli USA.  Probabilmente la maggior parte degli anni citati sono definibili come date di emissione originali in Giappone. Il primo Godzilla fu tra l’altro comprato da Joseph E. Levine che escluse alcune delle scene originali e ne inserì di nuove dirette da Terry Morse, ed interpretate dal solo Raymond Burr, per rendere la pellicola più attraente al mercato americano. La versione modificata è stata realizzata negli USA nel 1956. Questa pratica è stata applicata numerose volte ai film provenienti dall’estero negli Stati Uniti durante gli anni Sessanta.

Lo spot promozionale della vecchia serie di Zebraman ricreato da Miike. sigla della serie tv “Ultralion” il supereroe in posizione. serie tv “Ultraman”.: alieni della serie tv di Zebramanserie tv “Megaloman”.

Nel 1966 la televisione nipponica trasmesse invece il primo episodio della serie Ultraman la quale conobbe molto successo, e dalla quale vennero realizzate numerose altre serie arrivando ad annoverare, ancora oggi, un buon numero di appassionati del genere. La serie di Ultraman, come abbiamo già detto, diede origine a numerosi altri eroi del piccolo schermo.

Miike con il suo Zebraman ha svolto un lavoro molto singolare ed originale, mescolando vari elementi tipici di quelle serie televisive ad altri più vicini ai film su Godzilla, fino a citazioni di film americani che si ispirano chiaramente ai film di fantascienza degli anni Cinquanta.

Complice l’ottima sceneggiatura di Kodō Kankurō il film riesce, tramite una valida commistione di elementi reali e fantastici a creare una narrativa vivace ed arricchita da citazioni quasi maniacali che fanno la gioia dei fan del kaiju eiga e non solo.  Queste citazioni si intrecciano lungo la storia rendendo possibili avvenimenti ritenuti impossibili dagli stessi personaggi presenti nel film.

Particolarmente riuscito risulta l’intreccio che vede gli alieni che invadono la terra nella trama del film, servirsi dei copioni andati dispersi della serie televisiva di Zebraman ambientata proprio nel 2010 (proprio l’anno in cui si svolge la storia della pellicola di Miike ) ed interrotta dopo soli sette episodi, per utilizzarli come piano d’attacco identico a quello degli alieni della serie televisiva.

Il recupero delle sceneggiature della serie, in possesso del direttore (Ōsugi Ren) della scuola elementare in cui insegna il protagonista Aikawa Shō, risulterà fondamentale per prevedere le mosse degli alieni e per permettere  al protagonista di affrontarli e sconfiggerli.

Il professor Ichikawa sfortunato e preso in giro dai suoi stessi figli, interpretato da Aikawa Shō (centesimo suo ruolo da protagonista in un film) rappresenta il fulcro morale dell’intera storia. Il suo infantilismo lo porta infatti ad isolarsi nella soffitta della propria casa e ad indossare ogni sera gli abiti, cuciti da lui stesso, di Zebraman, l’eroe della sfortunata serie di qualche decennio addietro. In questi momenti Ichikawa coltiva il sogno impossibile di diventare supereroe per sfuggire dalle delusioni che la vita gli ha finora riservato.

L’avvento degli alieni nella realtà sarà, poi, la scintilla che farà esplodere in lui la forza per diventare il vero Zebraman in grado di salvare il pianeta dando credito alla frase di un fan della serie su internet che dice: “Zebraman non è solo un supereroe, ma è credere nei propri sogni”.

Nei momenti in cui un giovane allievo di Ichikawa (anch’egli fan di Zebraman nonostante l’ assenza della serie dagli schermi ormai da anni) costretto sulla sedia a rotelle, racconta al suo maestro la poco fortunata storia della serie televisiva Miike ci mostra, tramite uno spot televisivo del telefilm, una perfetta ricostruzione a livello tecnico in tipico stile alla Ultraman. La pellicola è sgranata con l’ausilio del digitale e resa a 16 millimetri, la musica d’accompagnamento è interpretata nel tipico modo quasi lirico in cui venivano concepite le sigle degli eroi televisivi nipponici di animazione e non. In realtà Miike ha chiesto la collaborazione di Mizuki Ichirō, vero interprete dagli anni Settanta di numerosissime sigle di cartoni animati (tra le quali MazingaZ) e telefilm giapponesi, aumentando ulteriormente i riferimenti diretti con quel tipo di realizzazioni del passato.

Il livello di stilizzazione dell’epopea kaiju eiga è rintracciabile in questo lavoro, se si vanno ad analizzare gli effetti speciali legati alla realizzazione degli alieni che invadono la terra. L’utilizzo del digitale, infatti, permette una sorta di rivisitazione e rilettura parziale, rispetto ai film che utilizzavano attori vestiti con lattice, e regala inoltre chiari (e già citati) riferimenti al cinema americano più recente. In ogni caso la presenza di Zebraman interpretato da un Aikawa Shō vestito con indumenti tipici dei serials anni Settanta, resta una testimonianza tangibile di una stilistica fuori moda che non vuole e non può essere lasciata in disparte.

L’autorialità di un regista come Miike Takashi è uno degli aspetti più importanti ed immutati all’interno di molti dei suoi lavori.
Quest’autorialità, cioè la capacità di incanalare i vari messaggi filmici delle sue pellicole in percorsi già tracciati in precedenza, è comunque in grado, come nel caso di Zebraman e in molti altri, di ricreare un tipo nuovo di messaggio generato da una commistione di inventiva, citazionismo, rinnovamento costante. Il suo cinema è in grado quindi di rendere autoriale qualcosa di apparentemente commerciale e viceversa.


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