neo(N)eiga - Archivio: 'RINGU' e 'THE RING', ovvero il cerchio si chiude

'RINGU' e 'THE RING', ovvero il cerchio si chiude

  • RINGU.
  • Di Nakata Hideo.
  • Giappone 1998
  • Sceneggiatura di Takahashi Hiroshi,
    tratta dal romanzo di Suzuki Koji.
  • Musica ed effetti sonori: Kawai Kenji.
  • Fotografia: Hayashi Junichiro.
  • Cast:
  • Matsushima Nanako
    Nakatami Miki
    Sanada Hiroyuki
  • THE RING.
  • Di Gore Verbinski.
  • Usa 2002
  • Sceneggiatura di Ehren Kruger,
    tratta dal romanzo di Suzuki Koji e dal film Ringu.
  • Musica ed effetti sonori: Hans Zimmer.
  • Fotografia: Bojan Bazelli.
  • Cast:
  • Naomi Watts
    Martin Henderson
    David Dorfman

RIPETERE GIOVA: il REMAKE.

Cosa si intende per'remake'?, in anni non sospetti, quando la definizione ufficiale non esisteva ancora, o almeno non era entrata nel normale uso, vari registi honkonghesi per esempio, si avvalevano di storie, miti, leggende radicati nella cultura popolare facendo su di esse, magari sulla stessa, pellicole su pellicole, basti pensare alla figura dello spadaccino con un braccio solo protagonista di moltissimi film tra i quali, tra la miriade, The one armed swordsman di Chang Chen e The Blade di Tsui Hark, raccontanti la stessa storia.
Non importava cosa si narrava, ma il COME lo si narrava, questo nella cultura orientale è tutt'oggi una idea ed un atteggiamento più "assimilabile" che in occidente, perché facente parte integrante di una cultura per sua stessa natura "ripetitiva", ma è in occidente che si è trovato questo singolare nome che ha trovato così tanta fortuna: rifacimento, remake.
Allora vediamo COME sono stati rifatti/narrati i due film sul nastro maledetto, a cinque anni di distanza, uno del 1998 l'altro del 2002, e proviamo a capirne le differenze "cinematografiche", che rispecchiano poi sempre quelle di due diversissime culture.

'MODI' DELLE INQUADRATURE.

Notiamo subito una scena molto intensa presente in entrambe le versioni: il bambino figlio della giornalista che sale in camera della sua defunta cugina e 'sente' la presenza di Sadako/Samara.
Nella versione di Nakata Hideo, il bambino dopo aver camminato nel corridoio silenzioso, buio e vagamente ostile entra nella camera che era della sua cugina, vede il televisore che la sera prima la ragazza guardava, e l'inquadratura si fissa sul suo volto, poi lentamente la cinecamera si sposta sull'asse a destra di pochissimo, di quel tanto da far vedere in secondo piano una figura avvolta nell'oscurità GIA' presente da un po' evidentemente, dopo un primo sobbalzo ci accorgiamo che è la madre.
Nella versione del giovane Gore Verbinski, il tutto è quasi identico come "resa" emotiva e scenica (cioè senso di oppressione, malinconia, orrore, ostilità vaga) , però qualcosa muta nella messa in scena alla fine, nell'arrivo della madre, il bambino sta fissando il televisore da dove è uscita la notte prima Sadako/Samara per uccidere la sua cuginetta, la cinecamera lentamente fa quasi la stessa operazione della versione giapponese, ma ci accorgiamo che un'ombra non a fuoco si avvicina lentamente, siamo in apprensione, poi capiamo essere la madre.
COSA c'è di così differente in queste due versioni di una stessa messa in scena?, TUTTO, una cultura, un oceano di distanza, di modi di pensare e percepire la realtà.
Nella versione Giapponese, Nakata molto comprensibilmente si rifà alle 'storie di fantasmi da camera', a certi film quale Tokaido Yotsuya Kaidan di Nakakawa Nobuo, alle effimere, brevissime e lucide movenze del teatro giapponese, la figura E' PRESENTE alle spalle, simbolo di un'immanenza perpetua del "soprannaturale" nipponico, per esempio, tra le quattro mura domestiche di casa, dove in una di quest'ultime, magari velata dall'oscurità, si cela il più delle volte una qualche presenza.
Nella versione americana la "figura" si avvicina lentamente, non sappiamo CHI sia, ma si fa sentire, non è immanente nell'inquadratura come in Ringu, ma la "penetra", ecco direi che la fatidica differenza stia proprio in questo.
Stranamente per tutto lo scorrere della vicenda i due film si intersecano su un "modo" di vedere comune, ma se quel modo era prettamente orientale, allora forse The Ring di Verbinski un po' "orientale" lo è? NO non lo è, o almeno non del tutto, è pur vero che uccidere una bambina e farla diventare uno spirito "vendicativo" che porta morte e non "salvifico" perdono sia in qualche modo estremamente orientale, e non sicuramente proprio dell'occidente, Sadako infatti fa subito pensare alle anime morte che non trovano pace, e diventano Oni, tutte queste "complicazioni" in una produzione americana mainstream (come lo è The Ring) fino ad ora non erano mai avvenute in questa maniera così forte, e forse pochi si sono accorti di che grado di rottura del 'sistema' questa pellicola bastarda abbia portato negli studios americani.
L'ultima scena è poi imprescindibile per assimilare realmente le due culture che in qualche modo vengono messe a confronto definitivamente e capire come la pellicola di Verbinski pur essendo fatta benissimo e con una certa dose di poesia, rimanga in un certo senso, e naturalmente aggiungerei, profondamente "americana", chiudendosi in sé stessa, mentre proprio dalla fine il film di Nakata trae nuova linfa, nuove suggestioni, e anche una nuova inquietante morale.
In THE RING la fine si compie nei meravigliosi iridi dilatati di Naomi Watts, il nastro si sta copiando, in tal modo si salverà suo figlio, lui stesso le chiederà innocentemente in fuoricampo: "ma se lo copi, altri lo vedranno, e se non sapranno come fare per salvarsi?", ma un'altra frase direttamente collegata a questa risalta nel film, in questa versione: "voi giornalisti fate soffrire l'umanità dandole in pasto notizie a cui non può ribellarsi" . Nella scena finale di RINGU invece, si inizia con un'inquadratura della macchina sfrecciante verso l'infinito disegnato dall'orizzonte dell'autostrada, nuvoloni enormi, minacciosi, atavici si addensano, la madre ha preso una decisione, sta andando con il videoregistratore e la cassetta da suo padre, dal nonno del suo bambino, la maledizione continuerà per scelta della donna, la "famiglia" qui, come la tradizione orientale impone, ha un ruolo essenziale, come continuatrice del rito, della videocassetta, di quello che è Sadako, facendo entrare questa creatura in qualche modo nel circuito famigliare padre-madre-figlio-nonno sopperendo ad un destino crudele, e così facendo non lasciandola mai più "sola".

SADAKO/SAMARA: CADAVERE o ONI?

Quello che realmente è l'infelice e vendicativa creatura dimorante nel nastro e nel vecchio pozzo, nessuno lo sa con precisione, quello ad essere sicuro è la sua essenza di "specchio" di due diverse culture.
Samara segue in parte lo stereotipo del piccolo cadavere in cerca di pace, del cadavere maledetto, ma cadavere appunto, niente di più di quello, tant'è che anche il make-up del bravissimo e pluripremiato Rick Becker si ferma lì, il giovane volto di Samara è decomposto brutalmente, le sue manine e le braccine pure.
Sadako è qualcosa di più, le leggende orientali, soprattutto giapponesi, narrano di anime morte che irrequiete ed insoddisfatte si involvono/tramutano in demoni per ghermire gli esseri viventi, il suo make-up è rappresentativo in questo, vestita di una lunga veste bianca (simbolo di morte in diverse culture), con movenze studiate, ataviche derivanti da molto teatro orientale, ed i lunghissimi suoi capelli lunghi (anch'essi "teatrali") che nascondono l'inquietante occhio opponibile e semovente in tutte le direzioni ricordante quello dei Kappa, creature marine dimoranti negli stagni e negli acquitrini.
Questa differenza non è da poco, Samara è un incubo "localizzato" seppur riproducibile, Sadako è qualcosa di universale, fa parte del "ciclo" di natura, fa parte integrante di una cultura.

Approfondimenti

www.mandiapple.com/snowblood/ringcompare.htm
I nostri amici d'oltre oceano Alex e Mandi Apple hanno realizzato un bel lavoro di comparazione tra i tre Ring (giapponese, coreano e americano)
Top | Torna all'indice

mini logo | | Licenza Creative Commons


Sito ottimizzato per IE5.5+, Netscape 7+, Opera 7+, Mozilla 1.0+, Safari 1.1+ | risoluzione consigliata 1024x768