neo(N)eiga - Archivio: Impressioni su Serpent's Path

Impressioni su Serpent's Path

Tit. orig. Hebi no michi / La strada del serpente

Regia: Kurosawa Kiyoshi

Sceneggiatura: Hiroshi Takashi

Interpreti: Dankan e Aikawa Show

Giappone 1998

Strada tortuosa, non lineare questa del serpente scelta da un Kurosawa Kiyoshi ispirato più che mai.
Strada geometrizzante e con una "tremenda simmetria", come direbbe William Blake, ma esattamente come le spire di un serpente anche contorta, ed assolutamente non lineare.
Il "tempo", diegetico ed extradiegetico alla pellicola non ha più senso, diversi strati temporali vi si annidano, tutto è asservito ad una certa umanità ed antropologica curiosità.
La figura cardine di questa strana pellicola è la bambina che uno dei due protagonisti continua a vedere e con cui interagisce normalmente, questa assomiglia in maniera non troppo astratta alla bambina uccisa dell'altro protagonista, e soprattutto PUO' ESSERE benissimo la bambina del protagonista professore anch'essa uccisa ormai anni prima .
Nella diegesi del film viene fatta addirittura notare questa peculiare caratteristica, teorizzando l' "incongruenza" temporale, facendo spiegare dal protagonista alcune formule matematiche apparentemente senza senso, un suo allievo proverà anche a darne una soluzione, in tutta risposta gli verrà risposto: "no, assolutamente no, così mischieresti il passato con il presente, e distruggeresti la realtà".
E passato e presente ritornano, convivono, si sfiorano e si toccano come il corpo sinuoso del serpente del titolo, come la stradina (ricordante neanche troppo casualmente quella di The wizard of Oz di Victor Fleming) piena di deviazioni e di altre viuzze che si intersecano con quella centrale lastricata, nella quale si erano trovati casualmente prima di conoscersi effettivamente tutti assieme un giorno metacinematografico (passato presente o futuro?) i due protagonisti e la bambina.
Geometria degli spazi, uso eccezionale del mezzo audiovisivo (quando compare la bambina, si sente sempre in sottofondo un rumore di treno o metropolitana, simboleggiante forse il tempo che scorre?), immanenza della solitudine in questi corpi che si muovono nello spazio (e nel tempo) senza un preciso scopo, ed una profonda ed atavica voglia di rappresentare tutto ciò, fanno di questa pellicola una delle più interessanti e riuscite degli ultimi anni, il cinema giapponese per intenderci può dare questo.

Davide Tarò

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