neo(N)eiga - Archivio: TEXHNOLYZE. O DELL’ANIMAZIONE SPERIMENTALE CARA AI SURREALISTI.

TEXHNOLYZE. O DELL’ANIMAZIONE SPERIMENTALE CARA AI SURREALISTI.

Serie Tv (Anime).

22 Episodi.

Regia: Hamazaki Hirotsugu.

Idea originale: Robe Rondo.

Character Design: Abe Yoshitoshi e Akahori Shigeo.

Mecha Design: Naka Morifumi e Nakajima Toshihiro.

Musiche: Mizoguchi Hajime e Urata Keishi.

Animazioni: Mad House.

Giappone 2004

di Davide Tarò

L’inizio di questa magnifica serie dà da pensare.
È un insieme di soggettive ed oggettive disturbanti, su un mondo fatto di scalini in pietra con immondizia putrescente agli angoli della messa in scena, immensi scheletri di edifici in costruzione sullo sfondo di un cielo grigio/bianco da piangerci.
Questo mondo, questa cittadina sotterranea, si chiama Lux.
In questa cittadina vaga un giovane pugile clandestino, Ichise.
Ma questo non viene “detto”, non  nel primo episodio.
Non viene “detto” proprio nulla.
Noi, meravigliati spettatori, possiamo solo vedere un susseguirsi di scene, apparentemente slegate tra loro, senza un dialogo, solo rumori di fondo e linee di figure in arcano movimento, ma senza un apparente perché né motivo per una decina di minuti buoni.
Perché il cinema (e gli anime) sono un linguaggio audio/ visivo, e i rumori delle gocce d’acqua che finiscono nelle fogne, rumori minimali in primo piano, rendono perfettamente e (forse) a sorpresa, un lato più vicino di quanto si voglia pensare del cinema sperimentale d’animazione delle origini, quello che fu tanto caro, per intenderci, ai surrealisti.
E una iguana che apre e chiude la scena iniziale e finale del primo episodio, si muove placida in campo, osserva, forse in fuori campo e  poi in macchina.
Rumore.
Come in una delle meravigliose scene di altre opere di un maestro dei “limiti (da) infrangere” quale Kawajiri Yoshiaki per esempio (La città delle bestie incantatrici, 1987), la scena dell’amplesso estremo (per uso dei colori, per l’uso delle angolature, per l’uso del sonoro senza dialoghi e per quello che vi succede) tra il giovane Ichise ed una prostituta, è qualcosa di capitale per il linguaggio animato, fino all’unghia di lei che si avvicina lentamente ma inesorabilmente alla pupilla di lui.
Visione tagliata.
Intanto un uomo misterioso (Yoshii) arrivato dalla superficie, osserva la cittadina e tutto quello che vi sta succedendo.
Incontra una strana ragazzina di nome Ran, lei ha una maschera di volpe che porta sempre con sé, è la maschera usata per il gioco del Kakurembo , una sorta di nascondino in voga in Giappone ( e citato da Oshii Mamoru più volte nella serie Lamù, oltre che omonimo Oav del 2004 di Morita Shuei) tra gli “orchi” e le “volpi” che devono non farsi catturare.
Nessuna parola, solo gesti, posture, rumori, ritmo altro, ritmo dimenticato.
Ritmo primigenio dell’animazione.
Però, e questa è la cosa eccezionale, una storia viene raccontata, c’è una empatia verso questi volti concepiti dal character designer di Serial Experiments Lain, Ali Grigie e Niae_7, grandi occhi che spalancano le porte delle percezione verso un altrove.
Le meravigliose musiche, che non sono presenti insistentemente, ma affiorano come un fiume carsico di volta in volta nei momenti più strani e particolari sono avvolgenti ed arcane.
Mizoguchi Hajime già autore delle magnifiche musiche per Jin-Roh, qui insieme a H. Keishi che si occupa del sintetizzatore, ma già visto all’opera con un arcano suono di  flauto in Wolf’s Rain e Jin-Roh ci regalano commoventi movimenti dell’anima umana.
La Texhnolyze è una tecnologia che permette innesti di metallo (gambe, braccia, arti vari) sulle carni umane, legandoli indissolubilmente al sistema nervoso ed al nervo ottico dell’ospitante.
Visione traslata.
Per rendere possibile l’operazione è assolutamente  necessaria la Rafia, estratto di un fiore che permette al corpo di non rigettare la “texnolyzazione”.
Ichise, verrà menomato dai suoi  capi  (gli taglieranno una gamba ed un braccio), ed una strana figura femminile gli donerà la Texhnolyze, per degli scopi segreti.
La scelta dei colori in questo problematico anime è capitale, esplora l’anima dei personaggi, la città Lux tende  ad un color alga marina, il cielo è di un bianco non abbacinante, ma semplicemente bigio ed ambiguo, eppur a suo modo “lucente”, da neon.
La sigla iniziale segue una scelta stilistica ormai consolidata da Neon Genesis Evangelion, Serial Experiments Lain e Boogiebop Phantom per fare degli illustri esempi, in cui la sigla di per sé è pur vaga e disturbante, tendente a creare più l’atmosfera che non a “presentare” veramente i personaggi.
Da anni il vero Cinema si annida in alcuni prodotti della televisione.
Da anni alcuni anime sono più Cinema del cinema.

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