neo(N)eiga - Archivio: Far East Film Festival - Edizione 2003

Far East Film Festival - Edizione 2003

Giunto alla sua quinta edizione, il Far East Film Festival, tenutosi a Udine dal 24 aprile al I maggio, ha riservato ampio spazio al cinema giapponese: 14 film e 2 incontri dedicati a due registi giapponesi, Ishii Teruo e Hirayama Hideyuki. A ben guardare la rappresentanza di film giapponesi del 2002, presentati a Udine, viene da pensare che la riflessione di Aaron Gerow sullo stato di salute del cinema giapponese nel 2002, apparsa sui cahiérs du cinéma, non sia per nulla esagerata. Tranne Ping Pong dell' esordiente Sori Fumihiko, che ha divertito e commosso nonostante il cliché dell'incontro/scontro tra due amici di infanzia fosse già ben conosciuto agli amanti dell'universo manga (dal quale appunto il film è tratto), i restanti quattro film, usciti nelle sale giapponesi lo scorso anno e presenti a Udine, sono produzioni di nomi arcinoti del panorama cinematografico contemporaneo giapponese: Miike Takashi, Nakata Hideo, Shimizu Takashi. Di re-visioni (dati i loro ripetuti passaggi festivalieri e televisivi) si può parlare per Ju-on e Dark Water, che hanno certamente dominato la giornata dedicata all' horror.

In definitiva le due sole novità, viste a Udine, della produzione giapponese del 2002 sono state: Graveyard of Honor e Shanri-la del prolifico Miike Takashi. Shangri-la, secondo posto decretato dal pubblico presente quest'anno in sala, è un film anomalo che esplora una realtà poco conosciuta del Giappone contemporaneo: quella delle persone sull'orlo della rovina, che devono in qualche modo tentare di tirare avanti, cercando ogni giorno nuovi espedienti. Graveyard of Honor si ispira al film di Fukasaku Kinji del 1975 su un gangster che viola le regole delle gang fino alla morte. L'unica relazione quasi umana del protagonista Ishimatsu Rikuo è quella che lo lega a Chiedo, un'accompagnatrice che diventa sua convivente e suo bersaglio costante. Miike scava in profondità nella sua relazione tormentata con Chiedo: i due arrivano ad avere bisogno l'uno dell'altra per vivere fino all'estremo la loro storia di autodistruzione. È significativo che Graveyard of Honor, uno dei film giapponesi del 2002 presentati a Udine, sia il remake di un vecchio film di Fukasaku Kinji, purtroppo scomparso da poco. Grande maestro di film yakuza, Fukasaku ha continuato a girare prima della sua morte dei film d'azione, prototipi del vecchio studio della Toei. La sua morte appare uno spartiacque fra un passato e un futuro che ancora appare fluttuante e indefinito.

La nuova attitudine che la manifestazione friulana ha mostrato verso il grande cinema del passato, invece, ci ha permesso di scoprire un autore misconosciuto in occidente, Ishii Teruo, ma che in Giappone è considerato The King of Cult, come titolava la retrospettiva a lui dedicata. Un piccolo assaggio di una carriera che ha attraversato più di mezzo secolo, e che lo ha portato a confrontarsi con tanti diversi generi: dall' horror all'erotico, dal film d'arti marziali alla fantascienza, ma diventato famoso soprattutto per i suoi yakuza eiga e per gli "ero-guro" (erotico e grottesco) degli anni '60 e primi '70. L'originale commistione di grottesco ed erotico è una cifra stilistica che sembra accomunare film anche molto distanti nel tempo, a partire da Porno Period Drama: Bohachi Bushido del 1973, l'ultimo di una serie di 8 ero-guro da lui diretti per lo studio Toei fra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 - uno sguardo certamente non moralista sulla vita nei bordelli nel periodo Edo tra perversioni sessuali e lotte tra bande rivali per mantenere il controllo del quartiere. La stessa abilità caratterizza anche due film molto più recenti, entrambi degli anni '90 ed entrambi dedicati al fumettista Tsuge Yoshiharu. Ishii Teruo torna alla regia cinematografica dopo un silenzio di 14 anni con Master of the Gensenkan Inn nel 1993, un'autobiografia dell'artista Tsuge in quattro episodi che trapassa nel mondo da lui stesso disegnato portandoci nel mondo delle storie di fantasmi giapponesi, quando per esempio il protagonista, Tsube, giunto in una città che appare abitata solo da vecchie grottesche, diventa il protagonista di una storia di fantasmi ed eros con la padrona di una locanda del posto. Il secondo, Wind-up Type del 1998, è interpretato da un bravo Asano Tadanobu ed esplora un erotismo surreale, che appartiene visibilmente al mondo dei manga, e che ci ha spesso ricordato l'opera del maestro Tsukamoto.

Infine l'approfondimento dedicato all'opera di un altro regista giapponese Hirayama Hideyuki, con tre suoi film molto diversi tra loro, Turn (2000), A Laughing Frog (2000) e Out (2002). Tra commedia nera e dramma sociale, Hirayama ha risollevato le sorti di un genere spesso bistrattato, e che dopo le satire sociali di Itami Juzo, come ad esempio The Funeral e A taxing Woman, sembrava ormai scomparso. A differenza di quanto è stato frettolosamente dichiarato Turn, tratto da un romanzo, ricalca solo marginalmente il soggetto del film di Harold Ramis Ricomincio da capo con un giornalista costretto a rivivere per l'eternità lo stesso giorno. La protagonista del film di Hirayama si trova sì bloccata in uno iato temporale ma, a differenza di Murray, si ritrova in una città completamente deserta, priva di esseri umani e, per tanto, senza nulla da fare: assopita in un senso di impotenza tranne che in quei pochi minuti durante i quali tutti i giorni (sempre lo stesso) parla al telefono con un ragazzo, il suo unico legame con il mondo di prima e di domani. Il film si riallaccia invece alle atmosfere di altre produzioni nipponiche come Kairo di Kurosawa Kiyoshi e i due anime Serial Experiment Lain di Nakamura Ryutaro e Lamu-Beautifull Dreamer di Oshii Mamoru. Peccato solo che il finale, troppo scontato, non sia riuscito a valorizzare al meglio il clima di malinconica rarefazione trasmesso dalle immagini di silenziosa quotidianità. Anche in Out, tratto da un romanzo di successo, Hirayama passa abilmente dal dramma (la storia di una delle quattro protagoniste, costretta a subire le violenze del compagno) all'horror (quello di quattro donne che per soldi fanno a pezzi i cadaveri) alla commedia sociale. Il film indaga in profondità i rapporti umani di quattro amiche, ma prima di tutto di quattro donne, tentando di abbandonare, come il regista stesso ha dichiarato, l'immagine stereotipata della donna giapponese intenta a prendersi cura del marito e dei figli.

È tradizione del Far East che i premi vengano assegnati dal pubblico, chiamato a votare ogni film proiettato. Quest'anno i premi sono andati a tre film dei paesi più legati al Far East: il primo premio a Infernal Affairs, di Andrew Lau e Alan Mak (Hong Kong), il secondo, come abbiamo già detto, a Shangri-la di Miike Takashi (Giappone) e il terzo a The Way Home… di Lee Jeong-hyang (Corea del Sud).

Infernal Affairs, che si avvale delle splendide interpretazioni di Andy Lau e Tony Leung (attore feticcio di Wong Kar-Wai), è un thriller appassionante in cui, nella migliore e più squisita tradizione di Hong Kong, bene e male si scontrano, si guardano, si mescolano, forse si capiscono. Il finale è aperto, e pare siano già in fase di lavorazione un sequel e un prequel, mentre Hollywood ha acquistato i diritti per farne un remake.

Al terzo posto troviamo un delizioso e commovente film coreano, The Way Home, che racconta dell'amicizia tra un bambino viziato e la nonna poverissima e muta. Il film narra lo scontro tra la realtà moderna e cittadina e la tradizione rurale e vera, che, sembra dirci il regista, possono completarsi a vicenda per creare degli esseri umani migliori.

Una personale menzione, infine, va a Simpathy for Mr. Vengeance, del coreano Park Chan-wook, che aveva riscosso ampi consensi all'edizione del 2001 di Far East Film con JSA-Joint Security Area. Un ragazzo sordomuto per salvare la sorella diventa prima vittima, poi carnefice e infine preda in una spirale di violenza catartica e impazzita in cui tutti, i "buoni" e i pochi "cattivi", vengono puniti per peccati che hanno commesso senza accorgersene. Isolati dal mondo, i protagonisti inscenano una lotta primordiale per la sopravvivenza che si trasforma in quello che sembra essere il sentimento più umano, la vendetta. La vendetta è imprescindibile, giusta nella sua ingiustizia, perché essere al mondo vuol dire fare del male a qualcuno. Un film che gli appassionati non devono assolutamente perdere.

Cinzia Chiarion, Stefano Gariglio, Alice Massa

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