neo(N)eiga - Archivio: Mondi che cadono - Incontro con Kurosawa Kiyoshi - Parte 2 - Cure - Cinema Massimo - Torino - Giovedì 19 Aprile 2007

Incontro con Kurosawa Kiyoshi - Parte 2 - Cure
Cinema Massimo - Torino - Giovedì 19 Aprile 2007

Stefano Boni: Buonasera a tutti. Siamo nuovamente qua con Kurosawa Kiyoshi. Io chiederei a Giacomo di aiutarci, dialogando con Kurosawa, ad introdurre la proiezione del film di questa sera, Cure, che è un film importante perché è stato quello che, non solo, ha inaugurato la stagione più importante e più nota del cinema di Kurosawa, ma che anche gli ha riconosciuto una visibilità internazionale che lo ha accompagnato e che lo accompagna tuttora facendo sì che i suoi film vengano regolarmente presentati nei più grandi festival internazionali. Prego, Giacomo…

Giacomo Calorio: Sì, Buonasera. Giusto due parole sul film senza svelare troppo, anche perché essendo un thriller meno si dice e meglio è. Questo è uno dei film centrali, forse il più importante sotto molti punti di vista, della produzione del regista. Innanzitutto perché è forse il più bel thriller giapponese degli anni Novanta. In secondo luogo perché è uno di quei film che hanno portato l’attenzione della critica internazionale sul nuovo cinema giapponese, che proprio in quegli anni, con diversi nomi quali Kitano Takeshi, Tsukamoto Shin’ya e Miike Takashi, ha iniziato a essere oggetto di particolare attenzione all’estero. E poi, in terzo luogo, perché ha portato l’attenzione della critica internazionale su Kurosawa Kiyoshi. Come si vede anche dal programma di questa rassegna, Kurosawa lavorava già nel campo del cinema dai primi anni Ottanta, se non addirittura dagli ultimi anni Settanta con i suoi primi lavori in 8mm. Fino a questo film, però, è pressoché sconosciuto all’estero. Sarà Cure, proiettato in diversi festival di tutto il mondo, a renderlo celebre. È importante perché segna l’inizio di un sodalizio con un attore che diventerà quasi il suo alter ego; l’attore che abbiamo visto anche nel film di ieri sera (Sakebi, ndr), Yakusho Kōji. Attore con il quale il regista ha ammesso di avere una particolare affinità anche semplicemente perché sono della stessa generazione ed è facile lavorare con lui. Cure è un film per il cinema che nasce – e qui vorrei chiedere a Kurosawa di introdurci come è nato questo film – al termine di un periodo durante il quale ha iniziato la sua carriera cinematografica con film molto ambiziosi, sperimentali, che si richiamavano alla nouvelle vague, come i pink eiga che sono stati proiettati in questi giorni. Kurosawa negli anni successivi fa un passo indietro e comincia quella gavetta nel cinema di genere, per lo più indirizzato al mercato homevideo, quindi film girati in pellicola ma destinati al mercato video oppure produzioni televisive come Whirlpool of Joy che è stato proiettato anche in questa rassegna. Anche nel 1994-95 girerà molti di questi film, addirittura una serie di sei film, di cui in questa rassegna diamo solo l’ultimo, quello che ci è parso più significativo, anche perché è un po’ il legame tra il Kurosawa degli esordi - sebbene non ci sia una divisione netta - e il Kurosawa che è poi diventato famoso in Occidente. Vorrei chiedergli come è nato questo ambizioso progetto per il cinema dopo questa sorta di graduale formazione nel mercato video.

Kurosawa Kiyoshi: Buonasera, l’idea di fare un film come Cure mi è venuta tra il 1991 e il 1992. In quel periodo io volevo girare un film “americano”. Questo non vuol dire che volessi girare un film in America, ma che continuavo a pensare se non ci fosse la possibilità di girare in Giappone un film di genere come quelli che si girano in America. Proprio in quel periodo ho visto Il silenzio degli innocenti, che mi ha colpito molto: ho pensato che avrei voluto a tutti i costi girare un film del genere in Giappone e nei due o tre giorni successivi alla mia visione de Il silenzio degli innocenti mi è venuta l’idea di fare Cure. Allora scrissi la storia di Cure e portai la storia a tre o quattro produttori. Tutti mi risposero che un film del genere in Giappone non si può fare, è una storia troppo assurda, troppo irreale, a cui nessuno crederebbe. Così nessun produttore mi dava ascolto. Quindi decisi di accantonare l’idea per qualche tempo e proprio nel momento in cui stavo cominciando a girare dei film per il mercato homevideo, dei film di genere, dei film yakuza, nel 1995 ci fu il cosiddetto “Incidente della setta Aum” che, come voi saprete, è il caso della metropolitana di Tokyo in cui questa setta religiosa con i suoi adepti, che  erano stati plagiati, uccise diversi persone con il gas sarin. E questo fu un evento che ebbe un grande peso sulla psiche delle persone, soprattutto quelle che vivevano a Tokyo, ma anche di tutto il Giappone. Io tirai fuori il progetto e a quel punto mi dissero che quella storia era troppo realistica, che non la potevo fare in quel momento. Poi nel 1997, proprio nel momento in cui mi ero quasi stancato di fare film yakuza, in Giappone fu distribuito il film Seven che riscosse un enorme successo. E proprio sulla scia di questo successo un produttore venne da me e mi chiese se avessi avuto voglia di fare un film simile a Seven. Finalmente potei tirare fuori il mio progetto di Cure e finalmente questo film venne realizzato. Però a differenza del periodo in cui avevo iniziato a pensare al progetto di Cure ormai nel ’97 non mi interessava più di tanto fare un film all’americana, anzi, al contrario, ci tenevo a fare un film che fosse tipicamente giapponese, cioè un film che potesse essere fatto solo in Giappone. Quindi ripresi in mano il progetto, lo rifeci e infine prese la forma di ciò che adesso potete vedere.

Giacomo Calorio: Solo più una domanda: prima accennavo al sodalizio con Yakusho Kōji, che compare in altri cinque o sei film suoi. Nell’intervista per il libro ci ha dato una risposta molto bella quando gli abbiamo chiesto che rapporto avesse con Yakusho Kōji, infatti ci ha detto che siccome il suo cinema è spesso molto menzognero, tratta delle cose poco plausibili, irreali, Yakusho Kōji, che è un uomo di grande sincerità, riesce un po’ a riportare il suo cinema sui binari del plausibile. Quindi vorrei chiedergli com’è nato il rapporto con questo attore.

Kurosawa Kiyoshi: In Cure è stata la prima volta che ho lavorato con l’attore Yakusho Kōji. Il protagonista del film non sono io, non è una persona come me, però volevo che fosse una persona che avesse più o meno la mia età, che fosse della mia generazione. E alla fine abbiamo finito con lo scegliere Yakusho Kōji che ha, addirittura, esattamente la mia stessa età. È vero quello che ho detto nell’intervista, che Yakusho Kōji è una persona sincera, molto più di quanto uno si possa immaginare, e che non mente mai. Ma c’è un'altra caratteristica che mi ha colpito moltissimo. Esattamente dieci anni fa, nel 1997, Yakusho Kōji era una star famosissima, era uno dei più conosciuti attori giapponesi, però nonostante ciò, se gli piaceva la sceneggiatura di un film lo interpretava anche per un compenso molto basso. Cure è un film a basso budget e quindi io mi chiedevo se una star come Yakusho Kōji avesse accettato o meno di interpretare il ruolo del protagonista per un compenso del genere. Lui lesse la sceneggiatura e accettò di farlo, e mi fece pensare che questo fosse un incontro importante. Un’altra cosa importante è che essendo Yakusho Kōji nato nel mio stesso anno fa parte della mia generazione. Questo è importante perché la generazione precedente alla mia era quella che negli anni Sessanta ha portato avanti i movimenti politici, quindi era una generazione fortemente politicizzata. La generazione successiva alla mia, invece, è quella degli otaku, che non sono assolutamente interessanti alla politica e anzi sono totalmente assorbiti dai loro interessi particolari. E noi siamo proprio nel mezzo, siamo la generazione del nulla, presi fra due generazioni molto forti. Anche questo è un punto in comune molto forte tra me e lui.

Stefano Boni: Bene, ci sono ovviamente molte cose che vorremmo chiedere a Kurosawa Kiyoshi, però credo che la cosa che più attendete sia guardare il film, quindi vi lasciamo alle immagini di Cure. Ringrazio Kurosawa di essere venuto a Torino; questa è la sua ultima apparizione pubblica, gli sono molto grato di aver accettato il nostro invito e di aver partecipato attivamente a questa nostra retrospettiva. E ringrazio, naturalmente, anche Giacomo e Alice che sono stati imprescindibili in questa nostra avventura. Grazie e buona visione.

 

Traduzione: Alice Massa
Trascrizione: Cinzia Chiarion

 

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