neo(N)eiga - Archivio: TSUKAMOTO SHIN'YA presenta "A Snake of June" al Cinema Massimo di Torino

TSUKAMOTO SHIN'YA presenta "A Snake of June"


Venerdì 21 febbraio Tsukamoto Shin'ya è stato ospite del Museo Nazionale del Cinema e del Cinema Massimo di Torino. La retrospettiva completa di tutti i suoi film è stata gratificata da un nutrito pubblico principalmente costituito da appassionati che già conoscevano il regista, grazie soprattutto ai numerosi passaggi di Tetsuo, il suo film più noto, all'interno della trasmissione "Fuori Orario" di Enrico Ghezzi. Il pubblico ha letteralmente riempito la Sala 3 in occasione dell'anteprima italiana di A snake of June, l'ultimo film di Tsukamoto vincitore, proprio con questa pellicola, della sezione "Controcorrente" alla 59. Mostra del Cinema di Venezia. Alberto Barbera e Dario Tomasi hanno affiancato Tsukamoto nella conferenza che ha preceduto il film. La traduzione dal giapponese è stata curata da Nakamura Sawa.

Quella che segue è la trascrizione di questa conferenza. Come da prassi, sono state effettuate alcune revisioni sintattiche/formali per sintetizzare correttamente quanto detto durante la serata.

Legenda:

AB: Alberto Barbera
DT: Dario Tomasi (Intervistatore)
TS: Tsukamoto Shin'ya (Intervistato)
PU: Pubblico

Intervista:

AB: In pochissimo tempo, fin dall'apparizione di Tetsuo, Tsukamoto Shin'ya è diventato un autore di culto a livello internazionale, grazie soprattutto ad una circuitazione parallela legata alla diffusione dei DVD e VHS, e ai festival. Tetsuo è stato un film seminale rispetto al nuovo cinema indipendente giapponese, che nasce in qualche modo da una costola di Tsukamoto; ed è un film di snodo, uno snodo nel senso pieno del termine: un punto di incrocio e di scambio di tante esperienze estetiche diverse, linguaggi e generi differenti.... Un incrocio tra il cinema occidentale e quello orientale nel senso migliore del termine, e un incrocio di generi diversi: il cinema erotico, fantastico e horror, il cinema d'avanguardia occidentale, il cinema sperimentale giapponese. Il tutto però mescolato in maniera assolutamente personale e originale, quella di un autore nel senso pieno del termine.... Nei due Tetsuo che sono i film che lo hanno imposto all'attenzione di tutto il mondo ci sono tutti i temi, tutte le ossessioni che poi si ritrovano in misura diversa nei film successivi, fino al film più recente, A Snake Of June che ha vinto il premio speciale della giuria all'ultima edizione del Festival di Venezia, e che sta per essere distribuito, finalmente, anche nelle sale commerciali italiane.

DT: Come è stato appena detto, giustamente, Tsukamoto si può considerare uno dei padri del nuovo cinema indipendente giapponese. Quando si rifarà la storia del cinema giapponese di questi ultimi 20 / 30 anni, inevitabilmente si dovrà riconoscere che negli anni 70/80, durante i quali il cinema giapponese non è assolutamente riuscito ad occupare quel posto nell'ambito dei festival internazionali come invece hanno fatto altre cinematografie orientali (quella di Hong-Kong, Taiwan e della Cina), uno dei pochi autori che in quegli anni ha in qualche modo tenuto duro è appunto lo Tsukamoto Shin'ya di Tetsuo, Tetsuo 2 e dei film successivi, quasi delle presenze obbligate in molti festival internazionali. Fin dal primo film Tsukamoto si è imposto come autore indipendente (di Tetsuo ha curato la regia, la sceneggiatura, le scenografie, il tecnico della luce, gli effetti speciali, la coreografia). Mentre realizzava Tetsuo pensava che il film avrebbe avuto il successo che ha avuto, tanto da diventare uno dei manifesti del cyberpunk?

TS: All'inizio pensavo di produrre un film roman-porno. Perciò pensai di trasformare il corpo umano in un essere metallico, più duro, per ottenere l'effetto che desideravo: rendere l'uomo più erotico. Gli anni 80', poi, sono stati gli anni del ciberpunk che io ho assorbito inconsciamente e, in modo naturale, ho poi utilizzato a mia volta… ed è venuto fuori un tipo di film cosiddetto ciberpunk. Non pensavo assolutamente che il film avrebbe raggiunto il successo; tanto che quando ci fu la proiezione di prova, il pubblico, dopo i titoli di coda, uscì senza nemmeno salutarmi. Quando poi ho ricevuto il "Grand Prix" al Fantafestival di Roma, ripensando a quella primissima accoglienza, non ho esclamato il classico "Non ci posso credere!" ma spontaneamente mi sono messo a ridere. E quelle stesse persone che non mi avevano nemmeno guardato in faccia si sono ripresentate compiaciute per il successo che aveva riscosso il film...se non avessi avuto questo premio, forse ancora oggi questo successo non l'avrei.

DT: Quattro anni dopo Tetsuo, Tsukamoto gira Tetsuo 2. Quali sono le ragioni che l' hanno spinta a realizzare un remake, se così lo vuole chiamare, del suo film precedente ?

TS: Il primo film stilisticamente era un horror, successivamente è nato in me il desiderio di produrre un film fantascientifico di azione e visto che mi piaceva questo nome, Tetsuo, l'ho ripetuto, niente di più. Da questo secondo Tetsuo comincia a prendere piede il legame ossessivo tra la metropoli e il corpo umano. Prima non avevo ancora sviluppato questo tema.

DT: A proposito del corpo: nel film successivo, Tokyo Fist, il corpo gioca di nuovo un ruolo importante, ma non più come corpo metallico…

TS: Sia in Tetsuo che in Tokyo Fist c'è il tema della carne umana. Però in Tokyo Fist ho trattato il tema del corpo al di fuori della concezione della Science-Fiction. Tokyo pur essendo una città molto ordinata e sicura (per essere una grande metropoli), ha al suo interno un posto dove può accadere un crimine senza che venga punito: il ring di un incontro di boxe. La boxe è uno sport che io conosco da vicino perché mio fratello minore era un boxeur. La boxe è uno sport che mette in gioco il corpo umano e il dolore provocato dai pugni. Attraverso il dolore le persone picchiate si rendono conto di avere il corpo.

DT: Se guardiamo al numero dei film da lei realizzati, rispetto a quello di altri registi tra i più noti del cinema giapponese contemporaneo, come Kurosawa Kiyoshi o Miike Takashi, notiamo che rispetto a loro ha realizzato pochi film, 7 o 8, nel corso di una decina di anni....E' una costrizione o una scelta dettata dalla volontà di non scendere a patti con le grandi produzioni e quindi rimanere indipendente?

TS: Sì ! [ride] Volevo mantenere la mia indipendenza. Certamente Kurosawa Kiyoshi e Miike Takashi sono professionisti, e in quanto "registi di professione" sono in grado di produrre film su commissione. Nel mio caso, come avete notato prima, io faccio di tutto: regia, sceneggiatura, scenografia, fotografia, montaggio e a volte faccio anche l'attore. Questo vuol dire che per fare un film ci metto in media 3 anni. Per cui, considerando che adesso ho più di 40 anni, e sapendo che un impiegato giapponese va in pensione a 65 anni, mi restano una ventina d'anni di attività… ma, tenendo conto della mia media fino ad oggi, posso fare ancora solo 8, 9 film…effettivamente dovrei accelerare un po'…[ride]

DT: Come ha appena detto lei è anche attore, non solo dei suoi film. Ad esempio in Italia in molti l' hanno vista nel film di Miike Takashi Ichi the killer che è passato in ben tre festival… Chi è lo "Tsukamoto attore", che forse conosciamo meno dello "Tsukamoto regista" ?

TS: Non so cosa dire [ride] …a me piace fare l'attore. Non saprei dirvi cosa sia nato prima, se il desiderio di diventare attore o quello di diventare regista, però mi piace anche recitare. Quando frequentavo la scuola elementare ero così timido che non riuscivo a cantare. Quando la maestra ci faceva suonare il flauto io facevo solo finta e guardavo gli altri; ma quando sono arrivato alla 4° classe mi hanno fatto esibire in un saggio e da quel momento ho cominciato a gustare il piacere di stare davanti agli altri, e di esibirmi. Così quando ho prodotto il mio primo 8mm ho fatto tutto da solo, ho iniziato in questo modo e così continuo a fare oggi; col tempo è cambiato solamente il formato: dall' 8 mm sono passato al 16 mm e poi al 35 mm.

DT: Ora che abbiamo rotto il ghiaccio, le faccio una domanda un po' più personale. Conoscendola personalmente ci si può domandare come una persona dallo sguardo così mite possa fare dei film così terrificanti…

TS: Effettivamente quando mi intervistano, prima di vedermi, le persone sono molto spaventate, immaginando di trovarsi di fronte una persona con capelli a spazzola, catene e chiodi su tutto il corpo; ma non appena mi vedono si rilassano. Io penso che ogni persona debba cercare di trovare un proprio equilibrio. Il fatto di apparire molto tranquillo non significa che anch'io non abbia una parte violenta.... forse quando esagero con il sakè viene fuori questo mio aspetto violento, perciò cerco di non bere troppo spesso… [ride]

DT: Recentemente ha dichiarato che fra i progetti futuri ci sarà una nuova versione di Tetsuo negli Stati Uniti. Si farà questo "Tetsuo americano" ?

TS: Dieci anni fa c'è stata questa proposta da parte di Tarantino, ma non ricordo più come si è svolto il tutto; comunque ora ho una vaga intenzione di fare un Tetsuo americano, però non come prossimo film. Ci sono ben tre società produttive americane che sarebbero disposte a finanziare il progetto ma, dato che Tetsuo è un film mio, una mia creazione, ho paura che, collaborando con altre persone, perda questa sua forza originale… però penso che prima o poi farò un Tetsuo hollywoodiano, fatto tutto da me, ma utilizzando attori americani.

DT: Che cosa può dirci del suo ultimo film, A Snake of June.

TS: E' un film a cui ho iniziato a pensare una quindicina di anni fa, prima di Tetsuo, e ogni anno a giugno (giugno è stagione di pioggia in Giappone e quindi molto umida) mi si ripresentava il desiderio di esprimere e realizzare un erotismo di questa stagione, perciò ho cercato di sviluppare il tema del corpo umano solo come corpo eliminando ferro e boxe. Rispetto alle altre opere è un film più semplice… per me è un film di arrivo e di partenza allo stesso tempo.

PU: La musica è l'unico elemento dei suoi film che lei non cura personalmente. Come collabora con Ishikawa Chû?

TS: Di solito non nasce prima la musica e poi l'immagine. Io e Ishikawa decidiamo insieme il concetto del suono da abbinare ad un'immagine. Per riuscire a trovare il suono più adatto ad ogni fotogramma c'è tra noi una collaborazione molto stretta.

PU: Guardando Tetsuo si ha la sensazione che ci siano dei rimandi al cinema di Lynch, di Cronenberg, anche di Carpenter, volendo, anche rimandi ad alcuni passaggi al Terminator di Cameron...

TS: Considero Lynch e Cronenberg come dei "padri spirituali", perciò senz'altro ho ricevuto molta influenza da loro. Ad esempio, Tetsuo ha molti punti in comune con Akira di Otomo Katsuhiro, un film che forse voi conoscete e che è uscito nello stesso periodo di Tetsuo senza che ci siano state influenze reciproche. Entrambi in fondo hanno avuto lo stesso padre ispiratore (Probabilmente si riferisce a Cronenberg. Ndt), anche se Akira era un film di major, un film bellissimo. Era un pò il primo della classe e un "bravo fratello maggiore" per Tetsuo, quest'ultimo invece era un "fratello minore un po' birichino", non perfetto quanto Akira.

PU: In che misura pensa che i suoi film siano stati influenzati dalla tradizione culturale e spirituale giapponese e dai manga?

TS: La mia generazione è cresciuta guardando i manga, la loro influenza nel momento della creazione è quindi inevitabile. Una grande influenza l' ho ricevuta, poi, non tanto dalla cultura tradizionale quanto dalla città di Tokyo, dove in pochi decenni sono stati costruiti tantissimi grattacieli…io sono cresciuto con loro. La loro è come una famiglia, che col tempo è diventata troppo grande, iniziando ad opprimere la nostra esistenza. Esiste tra me e i grattacieli un rapporto di amore e odio.

PU: In che zona di Tokyo è cresciuto?

TS: Sono nato e cresciuto a Shibuya, però nei miei film non hanno importanza un quartiere o una città in particolare. Una volta posso girare a Shibuya, un'altra a Kekkuro. È indifferente che si tratti di Tokyo piuttosto che di New York, ad esempio. Protagonista è, solo e sempre, la metropoli in sé.

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