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GUINEA PIG – DEVIL’S EXPERIMENT

locandina

Trama

Tre uomini nero-vestiti catturano una giovane donna tendendole una trappola in una zona boscosa. Rinchiusala in un luogo buio, la torturano in vari modi al fine di testare le sue capacità di sopportazione del dolore fino ad ucciderla trafiggendole un occhio con una siringa.

Credits

Titolo originale:Za ginipiggu: Akuma no jikken

Regia e sceneggiatura: Ogura Satoru

Anno: 1985

Durata: 43’

Commento

Primo capitolo della serie video venerata dai cultori del cinema a tinte forti come il punto di non-ritorno per eccellenza del genere gore. La fama dei Guinea Pig si deve soprattutto all’episodio in cui l’attore Charlie Sheen, scosso dalla visione di uno di questi mediometraggi ad un party hollywoodiano e credendo di trovarsi di fronte ad un vero snuff-movie, avrebbe addirittura allertato gli uomini dell’FBI, che, a seguito di indagini, ne avrebbero poi accertata la natura di film di finzione. La messa in scena estremamente cruda e realistica fatta di riprese amatoriali e sonoro industriale monocorde, e ancor più la finta cornice narrativa (priva di titoli di testa e di coda) in cui si attribuisce al film l’etichetta di documentario sperimentale ritrovato dall’autore medesimo, collocano significativamente Devil’s experiment nel discusso filone delle “real fiction”, su cui le storie del cinema tendono spesso a sorvolare, a fianco dei cosiddetti “mondo movie”, degli “shock-u-mentary” e delle loro discutibili ibridazioni, titoli che vantano, in Giappone, un nutrito stuolo di cultori (Cannibal Holocaust di Deodato e Le facce della morte di Conan Le Cilatre sono stati autentici campioni di incasso). Al tempo stesso Devil’s experiment anticipa, proprio grazie all’episodio citato e al conseguente passaparola, il mito macabro del film maledetto, poi ripreso in chiave commerciale per l’americano Blair Witch Project. Malsano e raccapricciante, bandito in moltissime nazioni (ma non in Francia dov’è inspiegabilmente venduto nelle edicole nello stesso scaffale dei Pokemon) è un film difficilmente giustificabile da un punto di vista etico ma è anche, proprio per la sua natura proibita, (quasi) inevitabile alla visione cinefila di cui il bunueliano finale “oculare” pare voler prendersi gioco. (Stefano Gariglio)

Giudizio: ?

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