neoneiga banner


Dossier: Oshii Mamoru

 

Titolo originale:
Avalon (Avalon)

Regia:
Oshii Mamoru

Produttori:
Watanabe Shigeru, Kayama Tetsu, Sakagami Naoyuki

Soggetto:
Oshii Mamoru

Sceneggiatura:
Ito Kazunori

Direttore Artistico:
Watabe Takashi

Meka Design:
Takeuchi Atsushi

Cast:
Malgorzata Foremniak,
Wladyslaw Kowalski,
Jerzy Gudejko,
Dariusz Biskupski,
Bartek Swiderski,
Michal Breitenwald

Produzione:
Production I.G / Bandai / DEIZ, 2000

Durata:
105 minuti

AVALON

In un'Europa del prossimo futuro, sporca e degradata, i giovani combattono le loro disillusioni sfogandosi con Avalon un gioco virtuale dove viene messa in scena una guerra in piena regola. Ash è la campionessa indiscussa di questo gioco alla cui vista gli altri giocatori scappano impauriti. In verità la ragazza è tormentata dal ricordo di quando giocava all'interno del team Wizard e del giorno in cui Murphy, suo fidanzato, sparì nei meandri della Class Real, il livello più ambito del gioco. Da quel giorno diventò la soldatessa solitaria che ora tutti conoscono. Cosa è veramente questa Class Real? Chi è il fantasma che si aggira sotto forma di bambina tra i meandri del gioco? Chi sono poi le "Nove sorelle"? Un misterioso personaggio, Bishop, le propone di formare un nuovo gruppo e tentare in questo modo di svelare i molti segreti di Avalon. Dopo essere sopravvissuta all'attacco di un mezzo blindato, Ash insegue il famigerato fantasma fino a raggiungere l'ambito livello di gioco, un mondo dai colori scintillanti in netto contrasto con il grigiore della vita quotidiana. Qui Ash ritrova finalmente Murphy. Sarà lui a infondergli il dubbio su quale sia la "vera" realtà.

Molti già se lo aspettavano, altri sono rimasti invece favorevolmente colpiti di trovare Oshii Mamoru alla sedia di regia di un "vero" film dal vivo. Il regista che più di tutti si era battuto per l'abbattimento del cliché che vuole i film d'animazione essere una cosa del tutto diversa dai film con attori in carne ossa, compie il grande passo e porta a termine la sua opera più ambiziosa: un film di fantascienza che si propone come continuazione se non addirittura evoluzione di tutto il suo precedente cinema a cartoni. Il soggetto di Avalon si aggirava nella mente dell'autore fin dal 1993, ma i tempi erano ancora troppo prematuri perché i produttori potessero convincersi a mettere un ingente capitale nelle mani di un regista abituato a usare la matita, e non la cinepresa, per realizzare i suoi film. Oshii aveva già tre lungometraggi "live" all'attivo, Akai Megane, Talking Heads, e Kerberos ma si trattava di prodotti decisamente mediocri, girati in economia e incapaci, proprio per la limitatezza dei mezzi, di rendere merito al suo talento narrativo-visivo; non a caso questi film non hanno mai trovato una distribuzione in occidente. Con Avalon invece ci troviamo davanti ad una produzione di tutt'altro spessore. A finanziare questa pellicola di inizio millennio (probabilmente il primo vero film di fantascienza del 2000) è ancora una volta la Production I.G con la consueta collaborazione della Bandai che per l'occasione si allea con l'europea Deiz. Oshii sceglie la Polonia per ambientare questa storia in cui passato e futuro si mescolano (alla maniera di Jin-Roh) in una città Dickensiana dove muri e i volti umani hanno lo stesso colore, quello della fuliggine.

AshOshii e Ito, perennemente in copia, ci parlano di tecnologia, di internet, di visuale multipla e di realtà distorta facendo di questo film il "fratello maggiore" di Patlabor e Ghost in the shell. Questa volta però l’ambientazione è dichiaratamente europea così come occidentali sono tutti gli attori compresa la protagonista che per certi versi può ricordare Kusanagi Motoko. Europea è anche l'immancabile ispirazione di fondo, questa volta non di derivazione cabalistica ma (più vicina a quella di Jin-Roh) ispirata alle leggende tradizionali. Avalon è infatti la leggendaria isola in cui morì Re Artù, l'eroe di tante saghe di derivazione celtica, passato negli anni tra le mani di vari cineasti, da Disney a John Boorman. Il film fa il verso ai celebri giochi di ruolo della serie "Dungeons & Dragons" che impazzavano negli anni ottanta (il poliedro multifaccia che si intravede nel monitor del computer di Ash è il classico dado utilizzato in questi giochi) e che dalle saghe di Artù hanno appunto tratto ispirazione. Questo genere di intrattenimento ha goduto di una certa popolarità anche presso il Giappone adolescenziale grazie soprattutto al romanziere Mizuno Ryo che con il suo Lodoss to senki (trasposto anche in un anime di successo) si è imposto come il discepolo nipponico di J.R.Tolkien. Quello di Oshii e Ito non è però un vero omaggio alla generazione "D&D" in quanto lo sdoppiamento della propria personalità è da loro additato come pericoloso e i giochi di ruolo e Internet stesso ci invitano proprio a crearci un "Avatar", un nostro doppio virtuale.

Avalon è quasi una summa dell'opera di Oshii racchiudendo nei suoi 105 minuti di pellicola almeno un motivo preso da ognuno dei suoi film precedenti: la realtà vista come serie di mondi incastrati tra loro alla maniera di Beautiful Dreamer, l’atto mancato di Jin-Roh, in questo caso l'esitazione di Ash davanti all'elicottero nemico, la figura dell'uomo incappucciato (il Kerberos), il collegamento neuronale con la rete come in GITS, la squadra d'assalto in stile Patlabor, il cane bassotto Gabriel, la bambina fantasma simile alla protagonista di Tenshi. E a proposito di angeli è curioso notare che in questo film Oshii ci mostra più volte i dettagli di sculture angeliche dal volto sfregiato; solo sul finale si vede una copia di angeli di pietra completamente integri in ogni loro parte. Tra i motivi di maggior originalità del film c'è sicuramente la fotografia che si alterna in 3 diverse tonalità cromatiche: color seppia, nelle scene della guerra virtuale, in tinta grigio-verde (opaco) nella rappresentazione degli umili interni e in gradazione multicolore "classica" negli ultimi quindici minuti di pellicola, dove Ash fa il suo ingresso nel livello "Class Real". Il color seppia, qui utilizzato in modo veramente suggestivo, è, come dichiarato da Oshii, una citazione al cinema polacco dell'"inquietudine morale" e facilmente ci può riportare alla memoria anche pellicole più recenti come "La doppia vita di Veronica" dove, non casualmente, compariva uno degli attori di Avalon, Jerzy Gudejko.

la casa di AshGuardando Avalon è cosa quasi impossibile, anche per un non cineasta accanito, non fare il paragone con i precedenti film d'animazione di Oshii considerando l'abisso "mediatico" che li separa. Istintivo anche pensare a questa pellicola come a una prova in cui lo stesso regista si è voluto cimentare per dimostrare a se stesso e ai suoi fan di sapersi destreggiare con "vere" cineprese e "veri" attori, tanto bene come aveva fatto fino ad allora con i suoi personaggi in 2D. Oshii si è dimostrato fedele alla propria poetica e al proprio stile di regista senza apportare praticamente nessuna variazione al suo modo anti-hollywoodiano di mettere in scena una storia di fantascienza. Piani fissi di lunga durata, panoramiche sulla città, inquadrature grandangolari e deformanti, un uso ridotto e sempre "filtrato" della soggettiva, grande attenzione nell’uso delle luci e delle ombre, scene di dialogo asciutte e silenziose, un rifiuto esplicito sia dell'umorismo che del facile effetto drammatico. Se la parte per così dire "riflessiva" del film è riuscita al meglio ciò che invece non ha convinto del tutto i suoi fans sono le scene d'azione, quelle cioè incentrate sulla messa in scena delle guerra virtuale. In effetti dalla parte dinamica del film ci si aspettava qualcosa di più. Le immagini di guerriglia, e in particolar modo l'incipit di 8 minuti, sono tratteggiate sì in modo suggestivo e originale, a metà tra il video-game e il reportage di guerra "camera in spalla", ma mancano di quella grinta che era invece riscontrabile nella saga di Patlabor e soprattutto in Ghost in the shell, finendo per peccare di una certa lentezza e staticità. Pare quasi che Oshii abbia voluto portare agli estremi la sua personalissima poetica del momento morto e dell'azione ridotta all’osso che però qui ha finito con lo smorzare leggermente la presa sul pubblico. Nessuno potrà mai rimproverare Oshii di essersi lasciato andare a tentazioni hollywoodiane ma qualcuno potrà però giustamente rammentargli che un pizzico di "pura action" in più non avrebbe affatto sminuito il valore estetico del suo film d'autore. Quello che importa però è che con questa pellicola Oshii ha fatto il suo ingresso ufficiale nel mondo del cinema internazionale (non solo per otaku quindi), ottenendo un buon successo oltre che in Giappone anche in America e in Francia dove il film è stato visto in anteprima occidentale al Festival di Cannes. Dal cinquantunenne regista giapponese si aspettano ora grandi cose e non necessariamente a base di fantascienza ed effetti speciali. (Stefano Gariglio)

Top | Home Page

mini logo | | Licenza Creative Commons


Sito ottimizzato per IE5.5+, Netscape 7+, Opera 7+, Mozilla 1.0+, Safari 1.1+ | risoluzione consigliata 1024x768