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Dossier: Oshii Mamoru

 

Titolo originale:
Blood (Sangue)

Regia:
Kitakubo Hiroyuki

Produttori:
Watanabe Shigeru

Soggetto:
Oshii Mamoru

Sceneggiatura:
Kamiyama Kenji

Direttori dell'animazione:
Takagi Shinji

Direttore artistico:
Takeda Yusuke

Character Design:
Terada Katsuya

Musiche:
Ike Yoshihiro

Produzione:
Team Oshii / Bandai Visual / Production I.G, 2000

Durata:
48 minuti

BLOOD, THE LAST VAMPIRE

Anni sessanta. Yokota, base militare americana in Giappone. Alla vigilia dello scoppio della guerra del Vietnam, un gruppo di agenti segreti giunge dagli States per far luce su alcuni misteriosi casi di suicidio avvenuti fuori e dentro la base. Tra questi uomini in nero c'è anche Saya, una giovane dal volto perennemente corrucciato, che nasconde dietro all'immagine di comune liceale un'attività di cacciatrice di vampiri. E proprio ai vampiri si devono queste morti sanguinose; vampiri che si nascondono tra i comuni soldati o addirittura tra i di loro familiari. A fare da spettatrice a questa cruenta caccia al demonio, che per ironia della sorte avrà luogo durante la festa di Halloween, sarà una mite dottoressa che, dopo aver aiutato Saya nell’impresa, sarà costretta a negare tutto alle autorità.

Saya invita la sua partner a suicidarsi con la pistolaBlood the last vampire è probabilmente l'opera piu’ commerciale e disimpegnata a cui l'Oshii autore, per inciso quello post-Lamù, ha prestato il suo nome. Il mediometraggio di animazione diretto da Kitakubo Hiroyuki fa parte di un progetto "multimediale" concepito dalla I.G Production, comprendente anche 3 romanzi (il primo dei quali, La notte delle bestie, scritto appunto da Oshii), un manga, e un video-game per la Consolle domestica Playstation 2. L’idea di sviluppare una storia su un piano narrativo multimediale non rappresenta di certo una novità nel panorama Giapponese (e non solo) e lo stesso Oshii aveva già lavorato in tal senso creando insieme al team di Headgear la lunga saga di Patlabor sviluppatasi negli anni in Tv, in Home Video e al cinema, oltre che in edicola sotto forma di manga. Con Blood ci troviamo però davanti a qualcosa di diverso ed estremamente più rischioso per lo meno dal punto di vista della presa sul pubblico e quindi della riuscita commerciale. L'autonomia di narrazione che caratterizzava ogni "blocco" del progetto Patlabor viene infatti a mancare in Blood che si sviluppa invece in porzioni di storia tra loro complementari e difficilmente fruibili come opere a sé stanti. E' presto spiegata quindi la tiepida accoglienza che gli spettatori occidentali hanno riservato al film della I.G pubblicizzato in tutto il mondo come il 1° grande anime del nuovo millennio, dopo che Jin-Roh aveva invece ricoperto il ruolo di grande film d'animazione che chiudeva il ventesimo secolo. Venendo a mancare la conoscenza di quanto narrato nei romanzi, nel fumetto e nel video-game la visione del film si riconduce unicamente ad un semplice svago di 48 minuti (di buona fattura, questo sì), che non fornisce allo spettatore nessun indizio circa i personaggi e il loro background, e ci offre un falso finale senza alcuna risposta. Un'occasione mancata insomma, almeno fino al momento in cui il Blood Project non troverà una distribuzione completa in occidente, soprattutto in America dove il film è già stato distribuito nelle sale cinematografiche.

Saya pronta ad usare la sua spadaSe la trama non offre quindi nessuno spunto su cui riflettere (se non le analogie con La notte dei morti viventi di Romero), vista anche la lentezza di narrazione che non contribuisce di certo a sfruttare al meglio i già pochi minuti a disposizione della pellicola, è meglio soffermarsi sul lato puramente tecnico del prodotto. E' su questo fronte che ha battuto maggiormente la campagna pubblicitaria di Blood presentandolo come il primo anime interamente realizzato in digitale. La presenza del computer in effetti si fa sentire e purtroppo in modo tutt'altro che indolore. Se la scena iniziale ambientata sul metrò può avere un certo fascino, riuscendo a convogliare tutta l'attenzione dello spettatore sul senso di profondità dei vagoni generato dal computer, la maggior parte delle altre sequenze d'azione peccano di una certa "artificialità" e innaturalezza. Siamo davanti all'eterno problema della corretta integrazione tra due tipi di animazione diversa, in questo caso quella tradizionale su rodovetro (applicata però al supporto digitale e non alla pellicola) e la moderna Computer Graphic 3D. A fare le spese di questo connubio dal dubbio gusto sono stati principalmente i characters, i personaggi, i cui movimenti, a dispetto di un tratto piuttosto originale (anche atipico per un anime) e ricco di dettagli, sono risultati troppo plastici, scattosi e quasi marionettistici in certi punti. La sensazione di falsità grafica è stata poi accentuata dalla scelta di far recitare il 70% dei dialoghi in lingua inglese, una scelta coraggiosa sulla carta ma tutt'altro che funzionale nei risultati pratici considerato anche il bizzarro accento "maccheronico" qui utilizzato dai personaggi americani. Ammirevole invece l’uso delle luci e delle ombre, che sfruttano le migliaia di sfumature messe a disposizione dalla grafica digitale, assolutamente indispensabili all'atmosfera transilvanica-gotica che si è desiderato ricreare nell'ambiente militare della base americana. Come ogni tentativo di "New Cinema", Blood non merita di essere disdegnato dalla critica ma sicuramente non può ambire di sedere al fianco degli altri titoli recanti la firma di Oshii Mamoru. (Stefano Gariglio)

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