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Dossier: Oshii Mamoru

 

Titolo originale:
Uruseiyatsura 2: Beautiful Dreamer
(Gente chiassosa della stella Uru 2: la bella sognatrice)

Regia:
Oshii Mamoru

Soggetto:
Oshii Mamoru, ispirato ai personaggi del manga di Takahashi Rumiko

Sceneggiatura:
Oshii Mamoru

Direzione Artistica:
Takahashi Rumiko

Produzione:
Studio Pierrot / Kitty Film, 1984

Durata:
96 minuti

LAMU', BEAUTIFUL DREAMER

Al liceo Tomobiki gli studenti sono impegnati nell'allestimento di un festival scolastico. Tra loro c'è anche Lamù, la bella aliena in bikini tigrato che non vuole separarsi neanche per un momento dal suo "tesoruccio" Moroboshi Ataru. Qualcosa di strano però sta accadendo nei paraggi della scuola: i ragazzi stanno lavorando ormai da più di una settimana e i preparativi non giungono mai al termine. Il tempo pare essersi fermato. Poco per volta la gente dell'intera città scompare senza lasciare tracce e alla fine Ataru, Mendo, Sakura, Megane, Lamù e gli altri amici si ritrovano da soli in un mondo che sta cadendo in rovina. Non curanti di questo, ma bene felici di non essere più soggetti alle regole della società (e della scuola), i ragazzi tentano di ricrearsi un piccolo Eden dove trascorrere spensierate giornate all'insegna del divertimento tenuti in vita da un supermarket inspiegabilmente sempre attivo. Mendo e Sakura però capiscono che tutto questo non può essere reale e con l'ausilio di un aeroplano mostrano agli amici la sconvolgente verità: il mondo non esiste più ma la loro città, o quello che ne resta, si trova ora a fluttuare nel cosmo sul dorso di una gigantesca tartaruga di pietra. Dietro a tutto questo c'è l'operato del folletto Mujiaki il cui dovere è quello di realizzare i sogni belli e brutti delle persone. Ma chi può aver desiderato un sogno, bizzarro e angosciante al tempo stesso, come questo?

Only you, il primo lungometraggio dedicato alla bella aliena dai capelli verdi conosciuta da noi col nome di Lamù, costituisce la prima regia cinematografica di Oshii che non può tuttavia far emergere in alcun modo la sua poetica dovendo sottostare al ruolo di mero esecutore di una storia in cui prevalevano decisamente gli aspetti comico-grotteschi come voluto dall'autrice del fumetto Takahashi Rumiko. Il film successivo invece, Beautiful Dreamer, rappresenta a tutti gli effetti il primo film dell' "Oshii autore" che ha modo qui di occuparsi anche del soggetto e della sceneggiatura. Oshii fa così propri i personaggi creati dalla matita della Takahashi per usarli come marionette per mettere in scena la sua ossessione cinematografica per eccellenza: il confine ambiguo tra sogno e realtà. Il film riscuote un buon successo di pubblico ma viene notato dalla critica solo l'anno successivo, dopo l'uscita nelle sale di Tenshi no tamago, che di questo film può essere ironicamente considerato la versione new-age.

posterBeautiful Dreamer nasce come ampliamento di un episodio della terza stagione della serie televisiva, L’incubo di Ataru, ricalcandone il soggetto di fondo e riproponendone i due co-protagonisti, il folletto Mujiaki e il suo tapiro mangia-sogni. L’atmosfera che emerge però in questo film è un qualcosa di diverso da tutti gli episodi della serie distaccandosi dall'umorismo demenziale che caratterizzava la maggior parte di essi, motivo per cui Beautiful Dreamer non può essere preso come film rappresentativo del personaggio Lamù, pur essendo stato riconosciuto quasi all'unanimità come il migliore tra i sette lungometraggi a lei dedicati. Lo spunto di partenza è il racconto Zen, ben conosciuto in Giappone, di Tarou Urashima, la storia di un vecchio che dopo aver salvato una tartaruga fu da questa condotta nel palazzo del Dio Marino. Qui Tarou trascorse tre giorni di lussuria e spensieratezza e quando il Dio gli permise di tornare sulla Terra gli furono restituiti i cento anni che erano in realtà passati. Facile quindi ritrovare l’aneddoto all'interno della trama impostata da Oshii incentrata sul rompicapo kubrickiano della circolarità del tempo e sulla percezione della realtà che, secondo il regista giapponese, è qualcosa di assolutamente soggettivo e quindi indefinito. In effetti Beautiful Dreamer è un autentico pozzo delle sperimentazioni per quello che sarebbe divenuto di lì a pochi anni la nuova promessa del cinema d'animazione giapponese. E' con spirito critico che molti otaku di oggi guardano questo film, con l’occhio attento e scrutatore del cinefilo intento a trovare in una pellicola ingiustamente sottovalutata lo stile e i particolari che hanno reso in seguito famoso un autore. Qualcosa di simile all’approccio che molti ragazzi hanno riservato a Nadia (da noi Il mistero della Pietra Azzurra), serie Tv targata Gainax, dopo il successo stratosferico di Shin seiki Evangelion.

L'inquadratura che apre il film contiene di per se 4 elementi ricorrenti nell'opera di Oshii: il mare, il cielo, il gabbiano e il carro armato. La camera si sposta poi, con un taglio decisamente obliquo, sui resti di una città in rovina per fissare un campanile dai numeri oramai quasi illeggibili. Questo scenario, che ha del post-atomico, unito all'immagine del cocente sole estivo e a quella senz'altro più ridicola di Moroboshi Ataru apparentemente paralizzato e supino nell'acqua ci fanno subito intendere che qualcosa si è fermato: il tempo. Dopo questo incipit alquanto particolare la narrazione fa un passo indietro per presentarci gli studenti del liceo Tomobiki (che lo spettatore dovrebbe ben conoscere già dalla serie Tv) impegnati in furiosi preparativi per uno dei consueti festival a base di talismani scintoisti e bancarelle dei pesciolini rossi. Quello che dovrebbe essere l'ultimo chiassoso giorno di preparativi torna però a ripetersi senza tregua. Il primo ad accorgersene è il prof. Onsen che, rientrato a casa ritrova la sua dimora ricoperta da una muffa frutto di decine di giorni di mancate pulizie. Il dialogo che segue tra Onsen e la bella Sakura è il primo tra i momenti cardine del film. Mentre Onsen pronuncia parola come "tempo fermo" e "giorni che si ripetono ciclicamente", la cinecamera di Oshii panoramica sui volti dei due interlocutori tracciando appunto un anello intorno al loro tavolo. E' sempre in questa scena che il volto di Sakura (sguardo in macchina), incredula alle parole del prof, pare assumere le sembianze di quello che sarà il volto di Kusanagi in Ghost in the shell con gli stessi occhi carichi di espressività, quasi a voler interrogare lo spettatore e renderlo partecipe del discorso. Il film si caratterizza infatti per una serie di lunghi dialoghi e monologhi decisamente insoliti per un cartone animato dell'epoca specie se di genere comico come avrebbe dovuto essere, almeno sulla carta, Beautiful Dreamer. La figura dell'anello si unisce a quella del labirinto (che sarà al centro di Twilight Q, sempre del 1985), con cui condivide la caratteristica di non avere un inizio e una fine. Diventano labirinti la scuola di Ataru, nella quale i ragazzi si avventurano e si perdono nel cuore della notte, ma anche la stessa città i cui vicoli deserti finiscono per riportare sempre Ataru e Mendo al punto di partenza, il liceo. E lo stesso vale per gli altri studenti che il tram si rifiuta di condurre a casa e che riporta ciclicamente al punto di partenza come se i binari fossero appunto un anello. L'effetto disorientante è amplificato poi da un altro leit-motiv molto frequentato sia da Oshii che dal cinema "onirico" in generale, lo specchio. Il doppio, l'alter-ego, l'inconscio, la metà oscura, figure simboliche plurisfruttate da tante autori operanti in diversi campi artistici e a cui Oshii non esita accostarsi. Il "doppio" in Oshii nasce come risposta agli stessi interrogativi a cui desidera metterci di fronte. Qual'è il confine tra sogno e realtà? Qual'è la percezione che noi abbiamo di realtà? Può coincidere la percezione individuale con quella collettiva? Ataru e Mendo (una copia antitetica, lo "scemo" e il "serio") attraversano insieme la città di notte a bordo del taxi guidato a loro insaputa dal folletto Mujiaki. Le luci dei lampioni illuminano a intermittenza i loro volti lasciando talvolta intravedere nelle vetrine dei negozi figure vaghe e indistinte, quasi spauracchi. E se lo specchio ci richiama alla mente il doppio, non è lo stesso per l'acqua che Oshii utilizza come porta spazio-temporale. In una pozza d'acqua scompare all'improvviso Ataru per riapparire, sempre dall'acqua questa volta di una piscina, dopo un lasso di tempo che per lui passa in un'ellisse. E da un cielo fatto di acqua verrà scaraventato, alla fine del film, di ritorno dalla dimensione "a incastri" del sogno creato da Mujiaki. In un acquario a forma di schermo cinematografico verranno intrappolati Sakura e Mendo. E ancora nell'acqua, in un vero e proprio lago affiorato dal nulla, sprofonderà a poco a poco la scuola dei protagonisti. Che questo elemento sia caro al regista è evidente così come cari devono essergli i pesci oltre che gli uccelli e i cani anche se ad onestà del vero in questo film l'adorato Gabriel lascia il posto a un porcellino-tapiro mangia sogni.

Beautiful Dreamer è un passo obbligatorio per ogni fan di Oshii e per ogni amante della buona animazione a dimostrazione che anche nell'ambito del cinema commerciale, come può essere quello di Lamù, sono i grandi registi a fare la differenza. (Stefano Gariglio)

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