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Dossier: Oshii Mamoru

 

Titolo originale:
Kidoo keisatsu Patlabor (Squadra mobile Patlabor)

Regia:
Oshii Mamoru

Produttori:
Unozawa Shin, Hamawatari Tsuyoshi, Ishikawa Mitsuhisa

Soggetto:
Headgear

Sceneggiatura:
Ito Kazunori

Direttore dell’animazione:
Kise Kazuchika

Direzione Artistica: Ogura Hiromasa

Character Design:
Takada Akemi

Mecha Design:
Izubuchi Yutaka

Musiche:
Kawai Kenji

Produzione:
1989, Studio Dean, Headgear, Emotion, TFC, ING, Shogakukan

Durata:
95 minuti

PATLABOR - THE MOVIE

1999, Tokyo. Il progetto Babilonia che prevede l'estensione dello spazio edificabile ai danni della baia si trova nel pieno del suo sviluppo. Tutto questo è possibile grazie ai Labor, robot da lavoro di fattezze vagamente antropomorfe pilotati all'interno dagli operai. Da quando però i Labor sono stati utilizzati anche per compiere atti criminali, la polizia di Tokyo ha istituito la Sezione Veicoli Speciali. Tocca proprio a questo plotone di giovani intrepidi, Asuma, Noa, Hiromi, Shinshi, Kanuka e Ota, guidati dal Capitano Goto, fare luce sul caso di Eiichi Hoba, il genio a cui si deve la realizzazione dell’H.O.S. il sistema operativo che permette ai Labor di funzionare. Da quando Hoba si è suicidato gettandosi nella baia, il numero di robot sfuggiti al controllo umano senza apparente giustificazione è cresciuto vertiginosamente mettendo in seria difficoltà il proseguire dei lavori. Dopo numerose indagini su più fronti si viene a sapere che il pazzo Hoba intendeva punire il genere umano facendogli rivoltare contro i robot che impazziscono al suono delle vibrazioni prodotte dal vento. Un tifone di spropositate dimensioni è ora in arrivo e l'Arca, la gigantesca officina in mezzo alla baia in cui alloggiano centinaia di robot da lavoro, produrrà vibrazioni sufficienti a coprire tutta la città. Tocca a Goto e ai suoi uomini impedire l'avverarsi di una catastrofe.

La leggenda vuole che Patlabor sia nato in un bar dove era solito riunirsi un gruppo di amici: Oshii Mamoru, regista, Ito Kazunori, sceneggiatore, Takada Akemi, character designer e moglie di Ito, Yuuki Masami, mangaka e Izubuchi Yutaka, meka designer. Da questo team, soprannominato "Headgear", è nato Squadra Mobile Patlabor, che dopo Gundam (e Gasaraki) è senz'altro la più realistica ed "adulta" serie a cartoni dedicata ai robot. Patlabor - The movie è uno straordinario giallo fantascientifico, una storia di vendetta tecnologica magistralmente messa in scena dal talento di Oshii Mamoru e Ito Kazunori.

Asuma e SakakiNel film di Patlabor si trovano riuniti, forse per la prima volta, i 5 temi principali dell'opera televisiva e cinematografica del regista: il sogno, il terrorismo, l'anarchia, l'indagine e la minaccia tecnologica oltre che i relativi motivi ricorrenti come pesci, uccelli, cani, citazioni bibliche, immagini di finestre in controluce etc. Vediamoli brevemente. Il film si apre con l'immagine di un uomo che si suicida gettandosi dalla cima di un edificio indefinito. Mentre cade nel vuoto l'uomo sorride, di un sorriso non tanto maligno quanto beffardo. L'uomo è Eiichi Hoba, un genio dell'informatica, mentre l'edifico è l'Arca, una gigantesca officina al centro della Baia di Tokyo. Uccidendosi l'uomo ha dato il via ad una macchinazione ai danni della società, un atto terroristico quindi, suggellando per sempre un segreto. Poco dopo la sua morte infatti molti robot da lavoro incominciano ad impazzire portando così ad un rallentamento dei lavori edili all'interno del famigerato Progetto Babilonia. Il capitano Goto ha già una vaga idea di cosa possa essere successo ma inizialmente non fornisce alcuno spunto ai suoi uomini invitandoli alle indagini personali. Questo comportamento da parte di Goto, forse il personaggio in cui si riflette lo stesso Oshii non è affatto nuovo. Il settimo OAV della prima serie era infatti integralmente sviluppato sul tema dell'indagine e ci svelava nel finale un misterioso caso "di fantasmi" interamente messo in scena del fulvo capitano al solo fine di aguzzare l'ingegno e le capacità investigative dei suoi uomini. Anche in Patlabor - The movie Goto concede ai suoi uomini piena libertà di azione ma contemporaneamente da corpo alle sue indagini con la collaborazione del detective Matsui. Ad ogni modo non si tarda a capire che nel sistema operativo dei Labor è presente un virus e chi lo ha installato è lo stesso creatore del software, Hoba, desideroso di punire l'umanità succube dei prodigi tecnologici. Matsui e il suo collega vagano per la città vecchia (in via di demolizione) cercando qualsiasi possibile indizio nelle ben 26 abitazioni che Hoba aveva cambiato in un tempo di due anni ! In questo irrazionale atteggiamento si cela una contraddizione: da un lato Hoba sembra voler far perdere le proprie tracce e questo lo può accostare al soldato di Tenshi ("Ho smarrito le mie origini") ma dall’altro egli provvede ogni volta a comunicare alle autorità il nuovo domicilio quasi a voler invitare la gente del futuro a ripercorrere la sua strada. Da qui emergono una serie di indizi di chiara ispirazione biblica, alcune citazioni del vecchio testamento incise sui muri delle sue abitazioni e una parola "Babele" che risplende ad intermittenza sugli schermi dei computer della fabbrica di labor in cui Asuma si infiltra per indagare.

Un LaborNella seconda parte del film il poliziesco riflessivo assume le caratteristiche classiche del thriller "countdown" in cui la tensione viene concentrata in un conto alla rovescia finale. In questo caso però gli eroi, i buoni, non riusciranno ad impedirne la catastrofe ma solo ad attenuarne la portata. Goto è del tutto sfiduciato nei confronti dei politici e da anarchico quale è, come Oshii appunto, sa bene che il fine giustifica i mezzi e per tanto non esita a trasgredire le regole. Ma sa anche che se una volta terminato tutto non riuscirà a giustificare l’accaduto lui e i suoi uomini passeranno da "eroi" a "criminali". Il plotone della seconda sezione si rende conto di non poter impedire che i labor impazziscono ma anche che con un intervento tempestivo, la demolizione dell'Arca, i danni potranno essere circoscritti alla sola zona della baia. Citando le parole di Goto "Nel momento in cui Hoba si è gettato dalla torre, la partita era già stata chiusa", si tratta quindi di scegliere tra i due mali quello minore. Quando, sul finale del film, il tifone proveniente dalla Cina si abbatte su Tokyo, con un ultimo decisivo gesto Noa autodistrugge la gigantesca officina sul mare impedendo così che le vibrazioni sonore si diffondano su tutta la città. L’Arca però è andata in frantumi e il progetto Babilonia ha subito un danno immane. Il film si chiude sull'immagine dei poliziotti esultanti tra le macerie dell'Arca, un finale riconducibile quindi allo schema dell’"Happy-end" dove Oshii pare quasi dimenticarsi il pessimismo e l'incertezza verso il futuro che verranno invece sottolineati nei finali dei due film successivi.

Dovendo soffermarsi sull'aspetto formale di questo film è doveroso dire che lo stile di Oshii è già giunto a piena maturazione anche se otterrà la conferma definitiva solo nel 1993 con Patlabor 2. In questa pellicola del 1989 la matita ha già ceduto il posto alla macchina da presa, il cartoon si è trasformato in un Film con la "F" maiuscola. La narrazione è già stata depurata da tutti i facili rifugi e stilemi in cui l'animazione giapponese (specie quella Tv) aveva vissuto per oltre venti anni. Ralenti nauseanti, fermo immagini meccanici, fondali onirici sprizzanti colore, movimenti stilizzati, azioni impossibili, primi piani di comodo (alla maniera delle telenovelas) paiono qui un lontano ricordo. Oshii ha ricondotto tutto in una dimensione di lucida ripresa filmica proprio come se tra le mani avesse una vera cinepresa, alternando lunghi dialoghi mai ripetitivi a sequenze action che non si concedono al facile gusto degli effetti speciali. Oshii insiste poi con le riprese dall'alto, le inquadrature grandangolari, il contro-luce, la soggettiva filtrata, un modo di usare la camera diretto a distorcere la realtà. Non meno importante è il lavoro svolto da Ito Kazunori che si conferma con questo film uno degli sceneggiatori più accorti del Giappone sia nella messa in scena dei personaggi e degli eventi, di una chiarezza quasi impeccabile (al confronto di tanto fantasy-action caotico e disturbante) sia nel proporre spunti e riflessioni di indubbio gusto intellettuale. L'animazione curata dello studio Deen (lo stesso del film precedente), si adatta perfettamente all'atmosfera piuttosto tesa e cupa del film dal quale sono stati cancellati tutti i momenti umoristici e grotteschi che intervallavano le storie del manga di partenza, un'operazione analoga a quella che verrà compiuta per Ghost in the shell.

In quanto opera "di mezzo" della carriera del suo autore, Patlabor ripropone confermandoli molti motivi che erano già stati presentati e che verranno accentuati successivamente. Oltre ai classici pesci & uccelli, al mare e al cielo che si alternano quasi in un gioco di opposti (in cui il rinvio al trascendente è evidente), tornano in Patlabor le citazioni bibliche con le relative raffigurazioni in chiave tecnologica, l'Arca è qui una gigantesca officina sul mare e la torre di Babele rappresenta l'immaginario distorto (e forse malato) suggerito a Hoba dai grattacieli di Tokyo. Allo stesso modo l'episodio cabalistico della confusione scatenata in terra con la perdita del linguaggio trova qui un remake nel virus installato dallo scienziato nelle memorie dei labor che impazziscono al sibilo del vento. E si potrebbe ancora divagare sul nome di E.Hoba storpiabile nell'ebraico "Heova" cioè Jeova, al numero 666, chiaro riferimento al maligno, marchiato sulla mostrina identificativa che lo scienziato appende alla zampa di un corvo, prima di suicidarsi. Quel 666 che infonderà ai ragazzi del Patlabor il dubbio della presenza di un fantasma sulla torre dell'Arca. Non mancano di certo i lunghi dialoghi, le panoramiche a volo di rondine sulla città, le discussioni a bordo di auto nel cuore della notte, i vetri riflettenti e il senso di vuoto in cui il tempo pare essersi fermato proprio come ci viene detto da Matsui in riferimento alla sensazione che lo colpisce durante le investigazioni tra le catapecchie di legno. Non è un caso che la città dipinta dall'art director Ogura Hiromasa sia una Tokyo estiva simile a quella di Beautiful Dreamer, il film Oshiiano per eccellenza sul tempo paralizzato. (Stefano Gariglio)

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