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Dossier: Oshii Mamoru

 

Titolo originale:
Tenshi no tamago (L'uovo dell'angelo)

Regia, soggetto e sceneggiatura:
Oshii Mamoru

Direzione artistica:
Amano Yoshitaka

Character Design:
Amano Yoshitaka e Masayuki

Produzione:
Studio Dean, 1985

Durata: 71 min.

ANGEL'S EGG

Un mondo perennemente ricoperto da nuvole. Un guerriero dai capelli argentati giunge in una città deserta a capo di una fila di carri armati. Il rumore di queste manovre desta dal suo sonno un angelo-bambina che tiene amorevolmente in custodia un grosso uovo. La bambina attraversa di corsa la foresta nel cuore della notte fino a giungere nella città dove l'attende il guerriero. Questi sembra attratto dal suo uovo e vorrebbe sapere cosa si nasconde al suo interno. I due assistono insieme alla "pesca dei capodogli" dove un gruppo di soldati apparentemente senza anima cerca di fiocinare le ombre dei giganteschi pesci che si proiettano sui tetri edifici della città gotica. Il soldato insegue la bambina fin dentro il suo rifugio, un'arca, e lì scorge un'incisione raffigurante l'Albero della vita. Questa visione gli suscita misteriosi interrogativi sul significato della vita. Quando il piccolo angelo si addormenta il soldato le sottrae l'uovo e, con il suo fucile a forma di croce, ne rompe il guscio. Al suo interno è forse racchiuso il senso di tutto questo, di un piccolo mondo che esiste solo nei sogni di qualcuno.

Il soldato con il fucile a forma di croceTenshi no tamago racchiude nei suoi 71 minuti la migliore animazione "new age" venuta dal Giappone. Non c'è da stupirsi quindi se, un poco avventatamente, alcuni critici lo ritengono ancora oggi il migliore film d'animazione del Sol Levante. C'è invece da stupirsi (e rattristarsi) davanti all'ottusità dei distributori nostrani che in quasi venti anni non hanno provveduto a portare in Occidente questo piccolo capolavoro della video-arte preferendogli invece dozzine di titoli stupidi, vuoti e volgari. Un film insolito, atipico, completamente svincolato dai canoni della narrazione classica, un cult di mezzanotte che sarebbe ospite gradito nella fascia anarchico-notturna di Enrico Ghezzi.

Tenshi no tamago è al tempo stesso puro esercizio di stile e ossessione meta-cinematografica, frutto della collaborazione di due grandi artisti giapponesi, l'intellettuale Oshii Mamoru e Amano Yoshitaka, pittore "pop" molto amato dalle nuove generazioni. Alla tenera età di quindici anni, Amano (classe 1952) entrò a far parte del prestigioso studio d'animazione Tatsunoko dove si occupò del disegno dei personaggi di alcune celebri serie Tv come Gatchaman e Kyashan. Negli anni ottanta la sua matita fu invece al servizio di alcuni romanzieri che affidarono a lui le copertine e le illustrazioni delle loro opere, tra le quali va almeno ricordato Vampire Hunter D di Kikuchi Hideyuki. Gli anni novanta infine lo hanno visto attivo nel prolifico campo dei video-game prendendo parte ai disegni della serie Final Fantasy e Front Mission. Tenshi rappresenta tuttora la sua unica esperienza cinematografica in senso stretto, un'esperienza resa immortale dal talento visionario di Oshii Mamoru. Discostandosi volutamente dai canoni portanti dell'animazione giapponese, Tenshi concentra il grosso delle sue risorse sui disegni, bellissimi e ricchi di dettagli, sacrificando invece il piano dell'animazione in cui questo film non può e non vuole concorrere con altri titoli del periodo. Ne consegue un abbondante utilizzo di quadri fissi e scrolling orizzontali in cui l'animazione full-motion (frame-to-frame) è ridotta a poche (ma eleganti) scene brevi. Pochi movimenti quindi, ma molta atmosfera. Siamo ai limiti della non-animazione, della video-pittura, dove il rodovetro pare voler lasciare il posto ad una serie di tele in cui è stato soffiato un alito di vita. Non un cartone animato ma un dipinto animato. Tenshi predilige i luoghi notturni, il chiaroscuro, l'acqua stagnante, i raggi di luce filtrati attraverso vetrate colorate, le figure vaghe e indistinte, i contorni labili, il barocco, il gotico, il sapore dell'antichità mescolato alla visione del futuro, corpi di personaggi avvinghiati su se stessi i cui abiti medievali si mescolano con l'ambiente circostante rendendo difficile la distinzione tra le due parti, tutto quello che da sempre fa parte dello stile di Amano che nel realizzare questo film ha goduto della massima libertà di espressione e non ha dovuto cambiare nemmeno minimamente il tratto che tutt'oggi lo rende famoso nel suo settore. Il soldato senza nome e l'angelo bambina rientrano a pieno titolo nell'universo affascinante di questo autore la cui folta galleria di personaggi comprende elfi, guerrieri, fanciulle, divinità ma anche vampiri ed alieni. Amano fa sui sia i personaggi della mitologia celtica sia quelli delle religioni orientali diventando a sua volta fonte di ispirazione e imitazione per tanti artisti new age.

Un misterioso uovo contenente un altrettanto misterioso uccelloSe dal punto di vista artistico Tenshi no tamago appartiene all'estro di Amano Yoshitaka, per quanto concerne i contenuti esso riflette invece la poetica di Oshii Mamoru focalizzandosi ancora una volta sulla dimensione del sogno. Il film trabocca (quasi spudoratamente potrebbe pensare lo spettatore post-Evangelion) di simbolismi religiosi presi di forza dall'Antico Testamento, libro (a noi sacro) ben conosciuto da Oshii fin da ragazzo. Merita ricordare almeno i più evidenti: innanzitutto la figura dell'angelo che da il titolo al film che ci viene presentata prima come bambina e poi come adolescente, la colomba, l'Arca di Noè, il fucile a forma di croce, l'Albero della vita, la chiesa gotica con le sue vetrate colorate e ancora le statue che ricordano da vicino tante madonne impegnate nella preghiera. Ma il simbolismo ebraico/cristiano non si limita solo all'oggetto protraendosi anche al gesto. Si pensi a certe pose statuarie che assumono i due personaggi, all'infrangersi "mistico" del guscio dell'uovo, ai rintocchi del campanile, alla caduta nel baratro e al rituale quasi purificatore che il soldato compie sul finale immergendosi nell'acqua marina.

Come ogni film onirico che si rispetti anche Tenshi ha una struttura ciclica, dove l'inizio e la fine sono legati ad anello dall'immagine di un arcano oggetto volante simile ad una brocca traboccante di acqua. I due personaggi rappresentano l'unico filo conduttore del film che è privo di un vero e proprio intreccio e si pone come facile preda di apparenti non-sense. L'angelo ci viene presentato al suo risveglio all'interno di una enorme arca, la cui sagoma, fotografata in controluce, è appena intuibile, mentre il soldato appare dal nulla intento ad osservare il sopraggiungere del misterioso oggetto di cui sopra. Di loro non ci viene detto null'altro se non che entrambi "hanno smarrito le proprie origini". Oshii segue i loro movimenti (prima singolarmente e poi insieme) attraverso la foresta, nella città e in paesaggi metafisici alla De Chirico caratterizzati da ambigue rovine di una civiltà passata e da oggetti alquanto angoscianti disseminati sul terreno, tra cui un mappamondo e una clessidra spezzati a metà, ovvi riferimenti allo spazio e al tempo immobilizzato. Ma c'è anche qualcosa di cyberpunk in questo scenario da incubo, il fucile del soldato, il misterioso mezzo volante, e soprattutto la lunga fila di carri-armati rossi da cui scende il soldato al momento del suo incontro con la bambina, mezzi cingolati che paiono celare il cuore di un essere vivente e che pertanto trasmettono una sensazione di organico. Come già detto Tenshi predilige le forme vaghe e indistinte che stuzzicano e al tempo stesso rendono difficile la visione da parte dello spettatore. Il film si apre e si chiude con l'immagine di tante uova dal guscio trasparente al cui interno giacciono in stato embrionale quelli che sembrano essere dei volatili. Lo stesso titolo del film, "Tenshi no tamago" dove "no" esprime il possesso, è di per se ambiguo e può indurci a pensare sia che l'angelo (tenshi) si trovi nell'uovo sia che l'uovo (tamago) appartenga all'angelo che siamo infatti portati a credere fin da subito essere la bambina. Ma se è la bambina l'angelo del titolo, allora che cosa si cela veramente nell'uovo che per tutto il film custodisce con amore materno? Quale significato si possono inoltre attribuire alle parole del soldato che, davanti all'immagine dell'Albero della vita, recita un passo dell'Antico Testamento e poi racconta l'episodio della colomba (l'uccello quindi) mandata da Noè alla ricerca della terra ferma? Questa colomba è forse quella che giace fossilizzata, insieme a tanti altri animali, all'interno dell'Arca e alla cui vista il soldato rimane profondamente turbato? Sono solo alcuni dei rompicapo da cui lo spettatore può piacevolmente farsi torturare dopo una visione, sicuramente non superficiale, di questo film. Oshii cede con gusto al leit-motiv del ribaltamento, regalandoci l'immagine di pesci volanti, di bollicine di aria che salgono verso il cielo, di enormi uova coltivate sugli alberi come frutti.

Il surrealismo, che si trasforma nel finale in un autentico non-sense, è il vero punto di forza del film che rimarrà un caso isolato (almeno dal punto di vista della messa in scena) nella filmografia del regista che con i futuri lavori si dedicherà invece a sceneggiature di lucida aderenza al verosimile seppur nell'ambito della fantascienza. Tenshi necessita chiaramente di una diversa chiave di lettura rispetto a Patlabor e Ghost in the shell ma ne anticipa in qualche modo le finalità. Distruzione e mutazione sono qui presentati come rituali arcani e lasciano da parte le future implicazioni tecnologico-sociali. Il soldato, che per Oshii rappresenta il personaggio del "dubbio" ossia colui che infonde allo spettatore il dubbio sulla realtà che lo circonda, tradisce l'apparente aura di paternalità e inganna l'angelo bambina sottraendogli l'uovo. Provoca un diluvio, la catastrofe. Quando questa tenterà di raggiungerlo sarà ormai troppo tardi perché il mistero è già stato svelato, un mistero che non ci è permesso conoscere ma che siamo portati a credere si nascondesse proprio nell'uovo. Il soldato getta un ultimo enigmatico sguardo alla bambina (sarei tentato di dire uno sguardo "al di là del bene e del male") dopodiché questa sprofonda in un baratro dal quale riemergerà trasformata in ragazza. L'opposto di quello che accadrà a Kusanagi in Ghost in the shell che da donna che era inizialmente rinascerà col corpo di una bambina. Una mutazione, appunto. "Forse è tutto un sogno", a dircelo è lo stesso soldato in uno dei suoi inquietanti discorsi nell'Arca. L'inquadratura finale, che ci svela grazie ad una visione aerea la piccolezza del mondo nel quale sono imprigionati i due personaggi, non può che confermare queste parole. Un mondo fluttuante nel cosmo, alla stessa maniera della città sul dorso della tartaruga di Beautiful Dreamer, che esiste solo nei sogni di qualcuno.

Tenshi no tamago è una di quelle pellicole libere all'interpretazione personale dove il compito di giungere al significato dei simboli è lasciato in mano allo spettatore. Una curiosità: il poster originale di Tenshi no tamago ci mostra a piena pagina l'immagine dell'angelo impegnata in un tuffo nel vuoto con i suoi lunghi capelli che sfumano nell’indefinito. L'anno prima un'immagine analoga era utilizza, con Lamù al posto della bambina, in Beautiful Dreamer. (Stefano Gariglio)

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