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Dossier: Oshii Mamoru

 

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LE AFFINITA' SOTTO IL GUSCIO

di Davide Tarò

Una poetica fortemente in bilico tra ‘significante' e ‘significato' cinematograficamente dati, il primo fatto essenzialmente di atmosfere, di situazioni e paesaggi pregnanti di una sensibilità unica ed a volte ermetica, il secondo da una lucida ricerca e ragionamento sulla vita e sui suoi contenuti, uno "studio" profondamente filosofico ed etico sulla realtà in tutte le sue rappresentazioni: filosofiche, religiose, politiche e sociali.

Lunghissimi piani sequenza "immanenti" in cui al rallentatore si intravedono persone muoversi o anche immobili come manichini con occhi vividi e sondanti la cinecamera in una strada affollata, soldati immobili come agghiaccianti giocattoli sotto una nevicata placida che cade al rallentatore anch'essa in un contesto imbiancato quasi onirico, tutte situazioni queste al limite, dove sembra che Oshii riesca a trovare anche solo per un istante fatalmente breve e proprio per questo preziosissimo, la profonda essenza delle cose, di una realtà inesorabilmente sfuggente, che alcuni potrebbero erroneamente avvicinare ad un concetto di verità assoluta.

Oshii non sembra interessato ad una fantomatica e totalizzante verità delle cose, l'iniziale dicotomia che può essere tranquillamente riscontrata in qualsiasi sua opera tra verità e falsità, tra realtà e sogno, dovrebbe essere guardata da un punto di vista quantomeno "traslato", infatti in qualsiasi pellicola del regista la differenza, il suo attimo magicamente ed eticamente cinematografico, si puo' intravedere nelle situazioni in cui le diverse modalità di ‘ricezione' degli individui, e dello spettatore prima di tutti, vengono fuori, è in questo passaggio fondamentale della comunicazione che si crea l'"apocalisse (rivelazione) dell'informazione" cosÏ caro ad Oshii; in Patlabor – The movie Eiichi Hoba vuole dare un messaggio a Tokyo, la nuova babilonia informatica, dove abissi estremi di povertà rappresentata da modestissime catapecchie fatte interamente di legno, simbolo di un'antica era giapponese ancora non del tutto dimenticata, stridono ineluttabilmente con gli altissimi e svettanti grattacieli che troneggiano come torri babilonesi, simbolo di una nuova concezione del paese e della "civiltà" in genere, non ancora interiorizzata, il tutto in una abnorme ed informe nuova metropoli, e proprio come il personaggio testamentario ‘Geova' (trascrizione occidentale dal giapponese di Eiichi Hoba), Eiichi vedendo tutto questo, non resiste al desiderio di sbriciolare quei palazzi, quella megalopoli, confondendo le comunicazioni in una marea di lingue criptiche ed indecifrabili in modo che nessuno possa capire più l'altro, in un vero e proprio processo di "babilonizzazione" di Tokyo.

In ‘Patlabor 2', la vera e propria guerra si gioca essenzialmente nel sistema comunicativo di massa, non è un caso che la pellicola si apra con il primo piano di una faccia antropomorfa di un antico idolo pagano, foriera di altrettante facce monolitiche ed antropomorfe ,questa volta in movimento e non più immobili, su enormi schermi incastonati in monolitici palazzi di vetro che riflettono insistiti numerosi voli di uccelli.

Col passare dei secoli non è cambiato assolutamente nulla, ci dice Oshii, la comunicazione ha permesso all'uomo di creare una miriade di totem e di "altri mondi" come e più veri di questo, non ha più importanza scoprire cosa è vero e cosa non lo è, è importante scoprire la regola della comunicazione, del "gioco" se vogliamo, al fine di sopravvivere inizialmente, e poi vivere in pace con sé stessi e con il prossimo, come scoprirà Ash in Avalon, o come sapeva già si dall'inizio il capitano Goto della seconda sezione veicoli speciali ben conscio del trabocchetto comunicativo delle parole, tra l'inesistente differenza di una ‘pace ingiusta' ed ‘una guerra giusta' per esempio.

Il concetto di "Sistema" poi, sia civico che antropologico, ha una parte non indifferente nella cinematografia di Oshii, in un'intervista egli dichiara: "Di solito si immagina che il potere, la conoscenza, siano organizzati in maniera piramidale, ovvero come un gioco a livelli, e se si riesce a "salire di livello" si finisce prima o poi per arrivare alla sommità della piramide, penso che questo modo di vedere sia una pura illusione, è la stessa cosa in politica, sono convinto che nessuno decida veramente del Sistema".

Ed ecco che si può giungere già ad una conclusione: cioè che vi sia una profonda ed ineluttabile "immanenza" del sistema, un esserci qui ed adesso non strettamente controllato dagli uomini, né da eventuali dei, da nessuno; però ciò esiste e funziona a modo suo, sia essa in un Ghost in the shell dove nell'oceano informatico di un'altro "sistema", quello informatico, prende coscienza di sé una nuova forma di vita, sia Ash intuendo che il gioco Avalon esiste proprio perché non creato da nessuno, in un vortice di "livelli" senza fine, anche in Patlabor 2 l'attacco terroristico è scagliato contro un sistema governativo al capo del quale non si riesce a scovare nulla e nessuno, in un groviglio di piccoli meccanismi e di specchi, però tutti questi personaggi vanno fino in fondo, in un irresistibile desiderio comunque di scoperta, forse di realizzazione di sé, della propria natura comunque umana, e non è un caso che il terrorista ex soldato di Patlabor 2 molto probabilmente un altro specchio deformato del regista dica alla fine della pellicola seraficamente in risposta a chi gli chiede perché non si fosse suicidato lasciandosi cosÏ catturare: "perché sono curioso di vedere come finirà".

Si può notare inoltre nella cinematografia di Oshii una tematica religiosa non indifferente che si risolve nella citazione e nell'apparizione di diverse simbologie testamentarie o comunque legato al sistema religioso: i pesci e gli uccelli, mentre i primi compaiono come sembra ad una prima occhiata più come cifra stilistica che come vera e propria funzione, ma osservando un po' meglio innanzitutto ci si accorge che il più delle volte appaiono solo in scene ‘oniriche' per concezione e messa in scena, cioè da dietro un vetro ‘deformante' (Patlabor), circondati da un acquario (Beautiful Dreamer) e in veri e propri passaggi destabilizzanti (Tenshi no Tamago); la figura dell'uccello o dell'essere piumato (e perché no, anche di un vero e proprio angelo come in ‘Tenshi') invece sono veri e propri portatori del messaggio divino, della "rivelazione", non è un caso che in Patlabor e in Patlabor 2 gli attacchi al sistema siano accompagnati da stormi di uccelli neri, che nel secondo addirittura scendono dal cielo proprio come la mongolfiera piena forse, di gas velenoso, proprio come la collera divina, queste due figure però sono rappresentati anche di un modo di vedere "altro" dal nostro, rappresentativi a questo proposito sono i primi piani ai loro occhi vacui ma terribilmente vivi.

I riferimenti biblici, sono per Oshii come ha già avuto nel corso degli anni modo di dichiarare in più interviste, un modo, forse l'unico, per capire il mondo, per "filosofeggiarci su", ma non sono simbolo di una vera e propria credenza cristiana, sono simbolo di miti e riti fondanti, che proprio perché antichi appartengono all'uomo indissolubilmente, e trattando dell'uno bisogna parlare dell'altro, e a ben vedere qualcosa di "laicamente Sacro" lo hanno, specchio di una interiore e per questo importante visione del mondo e dei suoi meccanismi, ma per esempio nell'ultima sua opera, Avalon, i miti di riferimento del regista cambiano, diventano le gesta epiche di re Artù e dei suoi nobili cavalieri, portandoli in una laica Polonia trasudante di secoli di storia e di fascino.

La tematica del ‘sogno' e del ‘ricordo' in Oshii non sono altro che due nuovi elementi portanti che permeano della loro sottile aurea tutte le sue pellicole ed opere: il regista sembra voler ribadire che con l'atto del narrare si fanno esistere molte cose, e queste cose esistono solo perché ricordate, "la realtà" per Oshii non è altro che un ‘ricordo' di qualcosa che è stato raccontato, ed un modo di vedere/percepire le cose diverso che varia da persona a persona a seconda della sua sensibilità, ma in fondo il cinema è proprio questo. 

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