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Dossier: Yoshida Kiju (Yoshishige)

 

Biografia

Yoshida Oggi

Il periodo Shōchiku

Yoshida Kiju (Yoshishige) nasce il 16 febbraio 1933 nella prefettura di Fukui (nella regione del Chûbu, sulla costa nord-occidentale dell'isola di Honshû). Nel 1951 si iscrive alla facoltà di Letteratura francese alla Tōkyō Daigaku (Università di "Tōkyō") dove si avvicina al pensiero di Sartre.

Nel febbraio 1955 sostiene l'esame di ammissione per entrare alla Shōchiku, insieme a Ishidō Tōshirō, suo compagno di università (in seguito sceneggiatore e collaboratore di Ōshima e dello stesso Yoshida). Nella commissione d'esame ci sono Ōba Hideo e Kinoshita Keisuke. Viene quindi assunto negli studi Ōfuna della Shōchiku dove viene assegnato ad una classe di preparazione. A quell'epoca era consuetudine che i nuovi arrivati venissero inseriti in classi di preparazione, per poter apprendere il lavoro dai più anziani dei vari reparti e in seguito accedere ai vari gruppi che facevano capo ai registi. Qui conosce Ōshima Nagisa, già alla Shōchiku da un anno e inserito nei gruppi di Horiuchi Manao e Ōba Hideo. Con Ōshima stabiliscono una strategia per "prendere il potere" alla Shōchiku: mettersi in fretta alla guida di gruppi importanti. Yoshida entra quindi nel gruppo di Kinoshita come aiuto regista, rompendo il tradizionale sistema per ordine di turno che prevede una scala gerarchica data dall'anzianità professionale.

Nell'autunno dello stesso anno Ōshima propone di creare un gruppo e di iniziare a scrivere delle sceneggiature. Insieme a, tra gli altri, Ishidō, Tamura Tsutomu e Takahashi Osamu fondano la rivista autofinanziata Shichinin (Sette persone), sulla quale pubblicano i propri scritti sul cinema e le proprie sceneggiature. La rivista circola tra i registi della compagnia, tra cui Kinoshita che leggendo una sceneggiatura apparsa sul primo numero decide di affidare a Yoshida il ruolo di primo regista. A partire da Yuyakegumo (Nubi al tramonto, 1956) fino al suo esordio, Yoshida lavora quasi sempre con Kinoshita.

Il primo film come regista arriva nel 1960 con Rokudenashi (Buono a nulla, 1960) che segna l'inizio della cosiddetta Shōchiku Nūberu Bāgu (traslitterazione in katakana di Nouvelle Vague) insieme a Tayō shun zankoku monogatari (Racconto crudele della giovinezza, 1960) e Shōno hakaba (Il cimitero del sole, 1960) di Ōshima. Nello stesso anno gira Chi wa kawaite (Sangue secco, 1960) da una sceneggiatura scritta tre anni prima in cui si possono notare alcuni tratti del cinema di Wajda e di Resnais.

Okada Akitsu ProfiloLo stesso anno Ōshima abbandona la Shōchiku, dopo che Nihon no yoru to kiri (Notte e nebbia dal giappone, 1960) viene ritirato dalle sale. Yoshida decide invece di rimanere, accontendandosi della relativa libertà concessa dalla Shōchiku piuttosto che rischiare di non riuscire più a realizzare film, e nel 1961 gira Amai yoru no hate (La fine della dolce sera, 1961). Da lì in poi realizza un solo film all'anno, preparandosi, di fatto, all'inevitabile rottura con la compagnia.

Gli ultimi film prodotti dalla Shōchiku sono Akitsu onsen (Le Terme di Akitsu, 1962), Arashi o yobu jūhachi-nin (Diciotto ragazzi burrascosi, 1963) e Nihon dasshutsu (Fuga dal Giappone, 1964). Il soggetto originale de " Le Terme di Akitsu" era stato pensato espressamente per Okada Mariko, già allora una delle più famose e apprezzate attrici del Giappone, ed è in gran parte un inno alla sua bellezza e alla sua freschezza. Okada diventerà compagna di vita e di lavoro di Yoshida, interpretando quasi tutti i film che seguiranno l'uscita dalla Shōchiku, che avverrà in seguito ai tagli subiti da Fuga dal Giappone.

Nel 1965 Yoshida fonda la sua casa indipendente, la Gendai Eiga-sha.

Il periodo indipendente

Yoshida Paris 1969Con la propria casa di produzione realizza sei film, una "trilogia del sesso" composta da Mizu de kakareta monogatari (Una storia scritta d'acqua, 1965), Onna no mizuumi (Lago di donna, 1966) e Jōen (Fiamma d'amore, 1967) e una "trilogia della storia contemporanea del Giappone" composta da Erosu purasu Gyakusatsu (Eros+Massacro, 1969), Rengoku eroica (Eroica – Purgatorio, 1970) e Kaigenrei (Legge Marziale, 1973). Alle due trilogie si aggiungono Onna no mizu'umi (Lago di donna, 1966), tratta da Kawabata, Honô to onna (Fiamma e donna, 1967), Juhyo no yoromeki (Il barcollio dell'albero gelato, 1968), tutti prodotti dalla Gendai Eiga-sha e distribuiti da una grande major.

Dal 1973, anche in seguito ad un grave intervento chirurgico allo stomaco, Yoshida si allontana da cinema e per quindici anni si dedica al documentario e al teatro.

Tra il 1974 e il 1977 lavora ad una serie di documentari d'arte per la televisione, Bi no bi (Bellezza di Bellezza, 1974-1977), sui musei del mondo, girando in Francia, Italia, Spagna ed Egitto. Dal 1978 al 1982 è in Messico per un progetto, Bokyo no toki (Nostalgia per la terra natia) che sfortunatamente non vedrà mai la luce. Dall'esperienza nasce invece il libro "Messico, La metafora allegra" (Tokyo, 1984). Nel 1988 il direttore dell'Opéra de Lyon affida a Yoshida la regia teatrale di Madame Butterfly di Puccini, che dal 1990 al 1995 sarà in turné in Francia e negli Stati Uniti. Yoshida sceglie per l'opera di Puccini, poco amata in verità dai Giapponesi, un ambientazione moderna facendo riferimento alla fine della guerra e in particolare alla bomba su Nagasaki.

Yoshida 1986Nel 1986 si riavvicina al cinema con Ningen no yakusoku (Accordo tra gli uomini, 1986) cui segue due anni dopo Arashi ga oka (Onimaru – Cime tempestose, 1988) tratto da Emily Brontë e infine da Kagami no onnatachi (Donne allo specchio, 2002), tutti e tre selezionati a Cannes.

Nel 1995 partecipa al film "omnibus" Lumière et compagnie (1995) per il centenario del cinema, che coinvolge 40 registi di fama mondiale, chiamati a girare un corto non più lungo di 52 sec. con l'originale "cinématographe" Lumière. Yoshida, nello stesso anno, realizza un documentario sull'operatore Lumière in america latina, Gabriel Veyre, considerato, per la sua sensibilità e abilità, uno dei primi veri "autori" della storia del cinema.

L'ultimo lavoro nel 2004, quando collabora al documentario collettivo Bem-Vindo a São Paulo (Benvenuto a San Paolo, 2004) per il 450° anniversario della fondazione di San Paolo in Brasile.

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