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Malice@Doll
locandina

Trama

In un futuro indefinito e semideserto, Malice è una bambola prostituta che vive la propria triste vita priva di alcun sentimento profondo. Risvegliatasi un giorno misteriosamente umana, tenta di rendere partecipi della propria esperienza anche gli altri robot, ma la nuova condizione non comporta solo gioie…

Credits

Regia: Motonaga Keitarô

Sceneggiatura: Konaka Chiaki

Durata: 78'

Anime
Fantascienza
Horror

Anno: 2000

Commento

Favola gotica imperniata sul tema della nascita e della maturazione della coscienza dell’io, fortemente debitrice (come il 90% dei manga e degli anime di fantascienza dell’ultimo decennio) nei confronti di Blade Runner, Akira e di tutte quelle opere che hanno creato il binomio fantascienza-indagine esistenziale, che ha come caposaldo la figura del cyborg quale paradigma della perdita e della ricerca dell’identità nella società contemporanea. Da Lewis Carrol a Collodi, dalla caduta dall’Eden alle storie di vampiri, da Philip K. Dick al manga hentai, con l’aggiunta di un finale fastidiosamente "new age": sulla carta il film promette soltanto un guazzabuglio di "déjà-vu" e citazioni, ma miracolosamente il risultato finale, che trova il suo momento migliore nella parte centrale del “contagio”, ha una certa grazia. Infatti, se la sceneggiatura di Konaka non è molto innovativa, a donare freschezza a questo anime è la regia quasi astratta di Motonaga, che spezza l’andamento del film in minuscoli frammenti grazie ad un uso massiccio del dettaglio e delle dissolvenze in nero a interrompere lo svolgersi delle sequenze. Senza incappare in un facile esibizionismo della computer graphic, Malice@doll privilegia la stasi all’azione a cui più comunemente si fa ricorso per questo tipo di prodotto, ed avvolge tutto in un’atmosfera onirica ed ipnotica, non cedendo mai alla tentazione di adottare un andamento troppo lineare, consequenziale, “avvincente” (significativo come manchi totalmente una figura antagonista). Certo, il dubbio che non si tratti che di ermetismo studiato a tavolino rimane, ma il risultato è comunque visivamente affascinante. Musiche purtroppo non sempre riuscite. Il simbolo “@” nel titolo è totalmente pretestuoso, visto che internet non c’entra assolutamente nulla. (giacomo)

Giudizio:2 occhi e 1/2

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