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Serpent's Path
locandina

Trama

L'enigmatico Nijima aiuta il timoroso Miyashita a vendicarsi della morte della figlioletta, barbaramente torturata e uccisa da una banda di yakuza coinvolti in un traffico di snuff movies. I due rapiscono un sospetto di nome Otsuki e lo tengono segregato in un capannone abbandonato. Per salvarsi Otsuki scarica la colpa su di un collega che prontamente viene a sua volta catturato dai due giustizieri. La cosa si ripete poi una terza volta. Ben presto nell'animo di Nijima e Miyashita, il senso di giustizia lascia il posto ad un istinto di violenza primordiale e la caccia si trasforma in un massacro...

Credits

Titolo: hebi no michi (t.l.: La strada del serpente)

Regia: Kurosawa Kiyoshi

Sceneggiatura: Takahashi Hiroshi

Montaggio: Suzuki Kan

Interpreti: Aikawa Shô, Kagawa Terutuki, Hua Rong Wong

Yakuza-eiga

Durata: 85'

Anno: 1997

Commento

Sebbene parli di "ambiguità", Hebi no michi - tra i più alti esiti del cinema giapponese degli ultimi anni - è un film di una tale scorrevolezza e "lucidità" che ci porta persino a stupirci di come un soggetto così lineare e calibrato non abbia mai preso forma prima del 1997. Il film si colloca solo marginalmente all'interno dei generi noir e yakuza per affrontare lo scontro di due uomini comuni (anche se il personaggio di Nijima/Aikawa Shô ha un po' del "Puppet Master", ovvero del manovratore di destini) con il muro di irrazionalità e follia che si erge in una vita segnata per sempre dall'omicidio di una persona cara. Un inferno in terra. E' l'esempio tipico di un film che potrebbe godere di decine di remake, tale è l'universalità dei suoi motivi (il dolore paterno, la vendetta, l'odio accecante, la facilità di sgretolamento del confine tra bene e male…) ma che solo la fermezza di regia di un autore come Kurosawa, con il suo minimalismo e il suo taglio antihollywoodiano, che nulla concede al facile effetto di drammatizzazione, può far evadere dal semplice spettacolo di consumo facilmente incline all'evocazione della catarsi. La sceneggiatura di Takahashi Hiroshi, ossessionata come in The Ring dalla formula della circolarità e degli omicidi a catena, ha in quest'opera un peso notevole, e quel fuori campo "al tubo catodico" ("semplicemente perfetto" lo definirei), che chiude la pellicola prima del suo epilogo in analessi, è sufficiente, da solo, a fare del film un moderno e attualissimo capolavoro. (Gary-San)

Giudizio:4 occhi

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