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After Life
locandina

Trama

Ambientato nel limbo, simile ad una vecchia e fatiscente scuola, il film narra la storia di due guide incaricate di aiutare i novelli deceduti a scegliere il ricordo più bello della loro vita, che li accompagnerà nell'aldilà per l'eternità, mentre gli altri verranno cancellati. Per farlo avranno sette giorni di tempo.

Credits

Titolo: After life

Tit.or: Wandafuru raifu

Regia: Hirokazu Kore-eda

Sceneggiatura: Hirokazu Kore-eda

Interpreti: Arata, Taketoshi Naito, Erika oda, Susumu Terajima

Durata: '120

Anno: 1998

Commento

Dopo il successo internazionale nel 1995 con il film Moboroshi no Hikari, il regista dà una nuova prova del suo talento con questo film inusuale, reinterpretando il concetto di viaggio nell'aldilà (anche se ammetterà poi di essersi ispirato alla commedia Heaven can wait di Ernst Lubitsch del 1943). Sempre incuriosito dal tema della memoria e delle dimensioni parallele (suo nonno era malato di Alzheimer, e il regista, allora piccolo, rimase affascinato dal questa malattia che toglie una visione coerente delle normali coordinate spazio-temporali) Kore-eda ambienta il film in un aldilà che in tutto assomiglia al nostro presente. Il limbo, rappresentato come una vecchia scuola cadente, acquista quindi un nuovo significato. Non solamente luogo di transizione delle anime, ma vera e propria riscoperta di se stessi; un viaggio nel proprio passato per cercare l'attimo più bello, più significativo, di tutta la nostra esistenza. Sembrerebbe un soggetto farsesco, in realtà è il motore narrativo di un film unico, che sfida ogni capacità di definizione e che, incredibilmente, coinvolge lo spettatore come se si trattasse di un noir . Il bello è che il regista porta il soggetto fino alle estreme conseguenze, senza cadere mai nel ridicolo  e mantenendo per due ore una tensione narrativa da fare invidia ad altri registi ben più accreditati. Il suo stile è pieno di sorprese: comincia con la macchina a mano, ma quando entrano in scena i neo deceduti si passa ad uno stile statico e depurato di matrice bressoniana, per poi tornare nel finale (con perfetta circolarità) alla macchina a mano.  Lasciando perdere tutti i clichè del caso (chi siamo? dove andiamo? c'è vita dopo la morte?) il film trascina lo spettatore in un turbine di sentimenti, rimpianti, primi amori e delusioni, alla ricerca del vero momento per cui la vita vale la pena essere vissuta. In questo particolare limbo, poi, i ricordi verranno registrati su videocassetta, ricreati tramite scenografie negli studi della vecchia scuola, per poi essere proiettati in una piccola sala, prima del passaggio all'aldilà. Un film toccante che, nonostante il tema trattato, si rivela fisico, solido, rappresentando la morte come il vero confronto con noi stessi. (Marco Bonello)

Giudizio:4 occhi

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