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Bird People In China
locandina

Trama

Wada (Motoki Masahiro), impiegato di un’azienda giapponese, viene mandato in Cina per ricercare in un remoto e sperduto villaggio dello Yunnan, un giacimento di giada. Arrivato in Cina farà la poco piacevole conoscenza del suo compagno di viaggio Ujiie (Ishibashi Renji), uno yakuza nevrotico e scontroso, mandato dalla propria organizzazione per controllare Wada, e rifarsi del debito contratto dall’azienda con il giacimento di giada. I due accompagnati dalla bonaria guida Shen (Mako), inizieranno un viaggio molto particolare, che riserverà loro sorprese, imprevisti e inaspettati cambiamenti.

Credits

中国の鳥人(Chūgoku no chōjin)
Gli uomini-uccello della Cina
The Bird People in China
Cinema
Regia: Miike Takashi; Soggetto: da un romanzo di Shiina Makoto; sceneggiatura: Nakamura Masa; fotografia (col.): Yamamoto Hideo;scenografia: Masumoto Tomohiro, Ozeki Tatsuo; suono: Shibazaki Kenji; montaggio: Shimamura Yasushi; musica: Endō Kōji; interpreti: Motoki Masahiro (Wada), Ishibashi Renji (Ujiie), Mako (Shen), Li-li Wang (Yan); produzione: Tsuji Hiroyuki, Watanabe Norio, Oji Seiha per Sedic International, Marubeni Corp., Excellent Film; durata: 119'; anno: 1998 (10 giugno).

Commento

Bird People in China è essenzialmente un viaggio alla ricerca delle proprie origini, delle risposte che da sempre tormentano il genere umano, un percorso dove nulla è scontato. E’ facile perdere le proprie certezze, pensare d’averle ritrovate, per poi concludere che non esistono come noi le immaginiamo. Questo è quello che accade ai due protagonisti: Wada e Ujiie, personaggi molto diversi: l’uno impiegato ligio al dovere, l’altro yakuza stralunato e angosciato dalla vita quanto dalla morte. Immersi in una Cina primitiva, un luogo ancestrale, così lontano dal Giappone odierno dove tutto è caos, avranno il modo di confrontarsi con i loro bisogni reali e di auspicare a quel cambiamento che in patria non è concesso.
Si può dire che il film sia diviso in due parti: la prima, assolutamente dinamica, che riguarda il viaggio vero e proprio, il tortuoso tragitto dove i due sono guidati da Shen; la seconda all’interno del villaggio è il cuore del film. Prima parte dove i due subiscono lo shock culturale (ricco di “macchiette” e semplificazioni in alcuni casi non propriamente riuscite), così necessario per progredire nella loro indagine interiore, per uscire dai binari in cui sono intrappolati. Seconda parte invece, lontani dal resto del mondo e quindi liberi di esprimersi al meglio. Diverse le reazioni dei protagonisti: Ujiie tormentato dall’ansia del ritorno alla vita violenta, dallo spettro della morte che incombe su di lui, farà di tutto per rimanere nel villaggio e rischierà di perdere la ragione. Wada pur abbandonandosi alla vita del villaggio, condividendo una tenera amicizia con una ragazza del luogo, non riuscirà a perdersi e lasciare tutto alle spalle. Finale del film tutt’altro che consolatorio, solo alcune risposte sono state trovate; Wada farà ritorno in Giappone conservando ancora molti dubbi, Ujiie resterà al villaggio. Molto tempo dopo riuscirà nell’impresa di diventare un uomo uccello.
Miike dirige splendidamente questo lungometraggio, la regia è fluida e pulita, l’uso dei totali e dei campi lunghi, è magistrale e rende in maniera a dir poco meravigliosa i paesaggi della Cina. La fotografia (opera dell’ottimo Yamamoto Hideo) è luminosa, il verde delle montagne dello Yunnan è il colore dominante, tuttavia non c’è traccia di rielaborazione sofistica della luce, il tutto è reso in maniera molto naturale (la Cina, il villaggio sono protagonisti del film). Miike che è dotato di grande talento e tecnica più unica che rara, sceglie in questo film una regia pacata che rende la dialettica moderno/tradizionale presente nel suo personalissimo stile postmoderno armoniosa, evitando facili eccessi, usando in maniera leggera e consapevole la profondità di campo, limitando il montaggio veloce e caotico solo alle parti urbane.
Insomma, se esiste ancora qualche persona che ritiene Miike capace solamente di girare film splatter, gore, etc. è d’obbligo la visione di questa favoloso lavoro. (Paolo Negrinotti)

Giudizio:4 occhi

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