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BLOOD AND BONES

locandina

Trama

Kim (Kitano Takeshi) arriva ad Osaka da giovane immigrante coreano senza un quattrino e pieno di speranze. Col tempo, patendo la discriminazione e il duro lavoro di un paese straniero, conoscerà a fondo alcolismo, avarizia e quindi egoismo. Tutte “doti” che metterà in futuro a servizio della propria famiglia.
Impiegato nella fabbrica ittica della città, nel tempo libero si ubriacherà senza sosta e, consumato interiormente da un profondo odio ammorbante, costringerà la sua stessa famiglia ad un’estenuante tortura fisica e mentale causata dai suoi assurdi comportamenti. Quando la fabbrica sarà costretta a chiudere, Kim diventerà una sorta di vagabondo abbandonato da tutti. Le ossessioni di una vita (soldi e alcool) non lo abbandoneranno comunque. I suoi familiari non potranno fare a meno di detestarlo per sempre.   

Credits

Tit. or.: CHI TO HONE

Regia: Sai Yoichi;

Sceneggiatura: Sai Yoichi, Wui Sin Chong da una novella di Sogiru Yan;

Montaggio: Okuhara Yoshiyuki;

Fotografia: Hamada Takeshi;

Direzione artistica: Isomi Toshihiro;

Musica: Iwashiro Tarô;

Produttori: Enoki Nozomu, Wakasugi Masaaki;

Con: Kitano Takeshi, Arai Hirofumi, Tabata Tomoko, Odagiri Jô;

Colore, 140 minuti

2004

Commento

Basato sulla vera storia della famiglia di Sogiru Yan, autore della novella da cui è tratto, e portato al cinema dal nipponico di origini coreane Sai Yoichi. Questo film è totalmente incentrato sulla forte figura del protagonista Kim, interpretato da Kitano: dentro o fuori dall’inquadratura, l’alone negativo del personaggio ne impregna ogni singola immagine.
Acuta, però, anche la descrizione del quartiere in cui la famiglia di Kim nasce, cresce e si sfascia col tempo: quartiere di Osaka ad alto tasso di immigrazione che appare immutato per tutto il film, mentre, tutt’attorno, la città cambia e si rinnova. Questo a sottolineare una profonda differenza culturale e conseguente difficoltà di integrazione.
Uno dei film più premiati dalla Japan Academy Awards e in molti altri festival nel 2005, oltre che per l’incredibile interpretazione di Kitano, anche per la regia, e la sceneggiatura. (Fabio Rainelli)

Giudizio: 3 occhi 1/2

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