neoneiga banner



Blues Harp
locandina

Trama

Chuji (Ikeuchi Hiroyuki) è un musicista blues, di madre giapponese e padre di colore americano, che per sbarcare il lunario lavora in un bar, Kenji (Tanabe Seiichi) un membro di un clan yakuza molto ambizioso, e pronto a tutto per tentare la scalata al potere. Il film mostra l’evolversi in parallelo delle due vite dei protagonisti, che si trovano legate da un evento casuale; Chuji salva la vita a Kenji braccato dagli sgherri del clan rivale. Da quel momento Kenji svilupperà una sorta di affinità elettiva con Chuji, pur appartenendo ad un mondo così lontano e così diverso, affinità che li porterà però, a un esito tragico, complice la gelosia della guardia del corpo di Kenji.

Credits

Blues Harp
Arpa blues
Blues Harp
Cinema
Regia: Miike Takashi; Soggetto: da un romanzo di Shiina Makoto; sceneggiatura: Matsuo Toshihiko, Morioka Toshiyuki; fotografia (col.): Yamamoto Hideo; luci: Tamura Fumihiko; scenografia: Ishige Akira; suono: Satō Yukiya; montaggio: Shimamura Yasushi; musica: Okuno Atsushi; interpreti: Ikeuchi Hiroyuki (Chuji), Tanabe Seiichi (Seiji), Sekino Saori (Tokiko), Suzuki Bob (Kaneko), Mickey Curtis (padrone del locale), Iijima Daisuke (Hanamura), Okuno Atsushi (Yuya), Yamada Tatsuo; produzione: Narita Naoya, Onishi Yoichirō per MAC, Bonobo, Panorama Communications; durata: 107'; anno: 1998 (15 luglio).

Commento

Blues Harp è uno dei quattro film girati dal prolifico Miike Takashi nel 1998. Un anno molto importante per l’autore giapponese, in quanto dà alla luce film che si allontanano parecchio dallo stereotipo costruito attorno a lui di regista violento, estremo, dimostrando d’essere (come se ce ne fosse bisogno) eclettico (nell’accezione positiva del termine), capace di cambiare registro a proprio piacimento, pur mantenendo una visione coerente, e uno stile unico e del tutto personale.
Quest’opera tratta argomenti molto cari al regista nipponico e presenti in diversi altri suoi lavori. Tra questi va sottolineato sicuramente, quel particolare e profondo rapporto di amicizia che si instaura tra Kenji e Chuji, rapporto che va ben oltre la semplice amicizia, e sfocia in una sorta di “amore” non dichiarato fra i due, (si può dire che il legame è tanto forte quanto quello che lega Chuji alla propria ragazza) e che porterà il primo a sacrificare la propria esistenza, per lasciare a Chuji la possibilità di realizzare l’occasione della sua vita.
Elemento dominante del film però, è la musica. Il film inizia con una coinvolgente jam session del rocker Okuno Atsushi all’interno del locale in cui lavora Chuji, ed è la musica a dettare i tempi dello svolgimento del film. In questo senso Miike compie quasi un capolavoro usando la macchina da presa con un tempismo da vero musicista; in effetti, si può ben dire, che le vite dei protagonisti siano simili a due spartiti musicali, molto diversi tra loro, ma accomunati da una sorta di melodia di fondo, che è destinata ad unirli fino alla fine.
Il film mette in risalto anche un’altra delle tematiche tipiche del regista, la vita di due persone “diverse”, disadattate che non si dispongono negli schemi della società e che tentano invano di ribellarsi, di lottare, di costruirsi un pezzo di vita a modo loro. Ma siamo pur sempre in un film di Miike, ci muoviamo all’interno di una realtà spietata e i protagonisti hanno il destino segnato, non ci può essere il lieto fine, ma soltanto la speranza che il figlio che dovrà nascere dalla ragazza di Chuji possa vivere una vita migliore di quella del padre, e forse trovare una risposta al suo interrogativo: “Do good Boys live longer?” (Paolo Negrinotti)

 

Giudizio:3 occhi e 1/2

Top | Torna all'indice

mini logo | | Licenza Creative Commons


Sito ottimizzato per IE5.5+, Netscape 7+, Opera 7+, Mozilla 1.0+, Safari 1.1+ | risoluzione consigliata 1024x768