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Blue Spring
locandina

Trama

Un gruppo di studenti prossimi alla maturità, vivono l’ultimo anno di scuola, in un clima di totale incertezza per il futuro e apatia. Gli avvenimenti precipiteranno quando l’autorità del leader incontrastato del gruppo, il glaciale Kujo (Matsuda Ryuhei), sarà messa in discussione proprio dal suo migliore amico, Aoki (Arai Hirofume).

Credits

Tit.or.: Aoi haru

Regia: Toyoda Toshiaki

Sceneggiatura:  Toyoda Toshiaki, Matsumoto Taiyo

Fotografia: Kasamatsu Norimichi

Montaggio: Mototake Kusakabe

Musica: Kakizawa Kiyoshi

Interpeti:
Matsuda Ryuhei
Arai Hirofumi
Takaoka Saousuke
Oshiba Yosuke
Yamazaki Yuta
Oshinari Shugo

Durata: 83’

Anno: 2001

Commento

Blue Spring è la terza opera del giovane regista Toyoda Toshiaki, uno dei maggiori talenti del nuovo cinema giapponese. Tratto dal manga di Matsumoto Taiyo, affronta con originalità, un momento chiave della società giapponese: il passaggio dall’adolescenza (dalle scuole superiori) all’età adulta. Punto cardine del lungometraggio è l’ambiente scolastico, la cui struttura, è forse la vera protagonista del film. L’interessante visione ricavata da Toyoda Toshiaki, è quella di una scuola come non luogo, in netto contrasto con quello che in realtà dovrebbe essere: un luogo di formazione, di crescita e di realizzazione personale. La stessa messa in scena dell’edificio suggerisce in maniera evidente questo netto contrasto: la razionalità della struttura, d’ispirazione lecorbusiana è in conflitto con la decadenza della costruzione stessa, in cui le crepe dei muri, i graffiti e un’incuria generale sono gli elementi principali. In questo limbo permeato d’alienazione, vagano simili a fantasmi, i protagonisti del film: Koji (magistralmente interpretato da Matsuda Ryuhei), Aoki e gli altri studenti prossimi alla maturità e al conseguente abbandono della scuola. Il loro vagare “svuotati” per i corridoi semi deserti della scuola, rispecchia la loro incertezza verso un futuro tutt’altro che roseo, in una società dove solo chi primeggia potrà (forse) raggiungere una dignità (reale?) sociale. Per tutti gli altri le possibilità si riducono alla poco attraente carriera di yakuza, al carcere o all’omologazione. Le esplosioni di violenza, non sono altro che sporadici tentativi di ribellione da questo luogo disumanizzante, dove le frustrazioni e le paure in alcuni casi diventano insostenibili (vedi il caso dell’omicidio, il rischiare la vita con giochi pericolosi). Gli stessi professori sono fantasmi, privati d’ogni possibile entusiasmo e del loro ruolo formativo, incapaci d’influenzare gli studenti, deambulano nella scuola vivendo una vita priva di significato. Forse l’unica via d’uscita da questa situazione, si trova nel personaggio di Koji, nella sua freddezza, nel suo apparente distacco dal mondo, anche in un momento centrale come lo scontro con l’amico epigono Aoki.
Toyoda Toshiaki firma così un film di grande intensità, dimostrando di aver raggiunto equilibrio e maturità, sfoggiando una regia meno nervosa e dinamica rispetto agli esordi, che fa largo uso di totali e campi lunghi fissi capaci di caricarsi di emozioni primordiali. (Paolo Negrinotti)

Giudizio:3 occhi e 1/2

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