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Bright Future
locandina

Trama

l sognatore Minoru e l’enigmatico Arita lavorano in una fabbrica, ma il primo non sa ancora esattamente cosa vuole dal proprio futuro, e si limita a seguire le indicazioni del secondo. Dopo che quest’ultimo gli affida una medusa (che alleva in un acquario per farla adattare gradualmente all’acqua dolce), Minoru è portato, da una serie di eventi tragici, a conoscere il padre di Arita e a decidere da solo il proprio futuro.

Credits

Tit. or.: Akarui mirai

Tit. alt.: Jellyfish alert

Regia, sceneggiatura, montaggio: Kurosawa Kiyoshi

Interpreti: Odagiri Joe, Asano Tadanobu, Fuji Tatsuya, Ryo

Durata: 115'

Anno: 2002

Commento

Dopo il ritorno al cinema di genere, la produzione chiede a Kurosawa un “film d’autore” ed egli ne approfitta per continuare il discorso intrapreso in Charisma, ma con atmosfere e personaggi più vicini a License to live e Barren illusion, ereditando i pregi dei primi due ed alcuni difetti del terzo. La medusa è una nuova versione del motore immobile e vuoto attorno al quale ruotano tutte le storie di Kurosawa; come la (e grazie alla) presenza fantasmatica dell’animale marino, che riesce a sopravvivere nei corsi d’acqua di Tokyo, Minoru cerca di adattarsi ad un ambiente familiare al quale non appartiene, trovando un genitore nel padre dell’amico. Ma, come in ogni film del regista, questa è solo una (la più scontata) delle numerose implicazioni suggerite dalla medusa, dalla quale partono infiniti rimandi e paralleli a collegare fra di loro i singoli elementi del film. Nonostante ci sia poco da gioire, in un universo invaso dai rottami e popolato da esseri velenosi, il “futuro luminoso” del titolo non ha alcuna implicazione ironica, ma è luminoso in quanto aperto, libero, non definito o prestabilito dalle regole sociali. Purtroppo, il film trova il proprio anello debole nel protagonista, forse troppo didascalico come sognatore anticonformista, e interpretato un po’ piattamente da Odagiri Joe, che sfigura al fianco di Asano, e soprattutto non regge il confronto con la splendida performance di Fuji Tatsuya, una delle migliori viste negli ultimi anni, nell’ambito del cinema giapponese. Girato interamente in digitale, non fa mai rimpiangere la pellicola grazie all’ottima fotografia, che riesce a cogliere tutto il fascino di una Tokyo marcescente e in rovina. Molto interessante l’ipnotica colonna sonora dei Pacific 231. (giacomo)

Giudizio:3 occhi e 1/2

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