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Brother
locandina

Trama

Yamamoto, dopo l'uccisione del proprio capoclan, è costretto a fuggire dal proprio fratellastro minore negli Stati Uniti. Qui inizia nuovamente la propria carriera di gangster in una spietata lotta tra minoranze.

Credits

Titolo: id.

Regia e sceneggiatura: Kitano Takeshi

Interpreti: "Beat" Takeshi, Omar Epps, Maki Kurôdo (Claude), Terajima Susumu, Oosugi Ren, Kato Masaya, Ishibashi Ryo, Royale Watkins, Lombardo Boyar, Nakagawa Joy, Tatjana Ali

Durata: 114'

Anno: 2000

Commento

Il Kitano di Sonatine e Hana-bi al punto di non-ritorno (tanto che nelle due opere successive cambia completamente indirizzo). Dopo il riconoscimento internazionale, il regista sfida il cinema americano, ma cade nel formalismo, e non fa che confermare gli stereotipi più superficiali cucitigli addosso, autocitandosi continuamente all'ennesima potenza (la violenza priva d'azione portata al parossismo; l'esplicita consapevolezza della morte; i continui giochi tra Yamamoto e Denny), senza trovare nuovi sbocchi. Ciò non toglie che Brother sia un film ricco di tensione, ma, paradossalmente, le scene meno riuscite sono quelle ambientate in Giappone, nelle quali persino il Kitano attore si abbandona in una recitazione assai più convenzionale del solito, mentre il Giappone è visto attraverso un fastidioso recupero di tutti gli stereotipi sulla yakuza (un libretto delle istruzioni per leggere correttamente le sequenze americane?). Più interessante la parte americana, che conta momenti di grande emozione (la morte e il funerale di Kato, la sparatoria in controcampo che mostra solo un cadavere) e rappresentazioni di omicidi sempre più astratte e fantasiose, con il sangue sparso a pennellate più che a spari. Il discorso di fratellanza universale, interessante nel suo mostrare un'America fatta solo di minoranze (gli unici due "bianchi" sono due poliziotti corrotti), rischia il didascalismo nel rapporto tra Yamamoto e Denny, ma non esclude l'angoscia che sottende tutta l'opera, forse, finale a parte, la più cupa e disperata di Kitano. Il personaggio di Takeshi è sempre più metafisico, tanto che il regista non si preoccupa più nemmeno delle verosimiglianze e ne fa una presenza eterea, onniscente ed impenetrabile. Da evitare assolutamente la versione doppiata in italiano, che priva il film di gran parte del fascino, facendo parlare italiano sia agli yankee che ai Giapponesi (ai limiti del surreale quando vediamo Kitano - dapprima digiuno d'inglese - non capire gente che sta parlando nella sua stessa lingua!), e aggiunge addirittura il sonoro in scene altrimenti mute, come quella del tassista. Meglio i sottotitoli sull'edizione dvd, anche se non immuni da errori e lacune. (giacomo)

Giudizio:2 occhi e 1/2

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