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Dark Water

Trama

Una donna appena divorziata che sta cercando di ottenere l'affidamento della figlia va ad abitare, insieme alla bimba, in un umido e grigio condominio. Mentre la madre cerca lavoro, la piccola Ikuko inzia a frequentare un asilo che anni prima aveva visto la scomparsa di una delle sue iscritte. Il ritrovamento di una borsetta rossa ed una chiazza d'umidità sul soffitto iniziano a minare le sicurezze della donna.

Credits

Titolo: Honogurai mizu no soko kara (tr.lett.: Dal profondo dell'acqua scura)

Regia: Nakata Hideo

Sceneggiatura: Takashi Hiroshi (dal romanzo di Suzuki Kôji)

Interpreti: Kuroki Hitomi, Kanno Rio, Oguchi Mirei, Mizukawa Asami, Kohinata Fumiyo, Tokui Yu, Yatsu Isao, Ogi Shigemitsu

Durata: 101'

Anno: 2002

Commento

Spesso e forse ingiustamente considerato un fratello minore di Ring, rispetto al quale è meno travolgente solo sulla carta, non è certo inferiore in quanto a rigore visivo e capacità di andare a fondo nello sviluppo dei temi cari al genere e al regista, grazie anche ad una sceneggiatura compatta, credibile ed avvincente (una delle cose migliori partorire dal duo Takahashi-Suzuki). Sebbene manchi della verve sperimentale di altri interpreti dello psycho-horror quali Miike o Kurosawa, Nakata, forse il più "classico" tra gli innovatori dell'horror,è uno dei pochi in grado di confezionare una pellicola inattaccabile, solida in ogni suo aspetto, visivamente raffinata, e agghiacciante pur senza il ricorso a facili espedienti. Ma Dark water (così come Ring) non è solo un film tecnicamente di ottima fattura, di un artigiano che sa far bene il proprio lavoro. E' forse l'horror più "umano" girato negli ultimi anni, tanto che, a visione terminata, è più un senso di nostalgia, rimpianto, amara desolazione, a conquistare il cuore dello spettatore, che non l'orrore nei confronti del mostro. Le inquietudini, viceversa, provengono tutte dalla rappresentazione del mondo spietato che circonda la protagonista (ben interpretata da una sperduta e nevrotica Kuroki Hitomi), tanto più efficace in quanto abitato da personaggi credibili, mai sopra le righe, ma sempre al di qua di quella soglia di malignità che li confinerebbe nel ruolo di macchiette (esemplari in questo caso i personaggi del padre e del maestro). Lo scenario acquatico-uterino sembra non rimandare solamente a Ring (tramite l'analogia pozzo-ascensore), ma trova anche sorprendenti somiglianze con Kokkuri di Zeze (che è stato anche spacciato come un seguito pur essendogli precedente). Straordinaria la sequenza finale dell'ascensore (se si chiude un'occhio sulla raffigurazione un po' naif della bimba di fango), e davvero toccante l'appendice conclusiva, che cita apertamente I racconti della luna pallida d'agosto di Mizoguchi Kenji. Uscito in Italia in videoteca e sui canali satellitari. Attualmente in cantiere l'ennesimo remake hollywoodiano. (giacomo)

Giudizio:4 occhi

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