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Dead Or Alive 2
locandina

Trama

Assoldati da mandanti diversi per uccidere lo stesso uomo, Shū e Mizuki si rifugiano nell'isola della propria infanzia, all'insaputa l'uno dell'altro. Qui si ritrovano insieme all'amico rimasto sull'isola, e vivono una felice parentesi, sebbene il destino sia già segnato per entrambi. A seguito dell'incontro, i due decidono di andare a Osaka per continuare insieme l'attività di assassini di malavitosi, destinando il ricavato ai bambini del terzo mondo.

Credits

DEAD OR ALIVE 2 逃亡者 (Dead Or Alive 2 – Tōbōsha)
Dead or Alive 2 – Fuggiaschi
Dead Or Alive 2
Cinema
Sceneggiatura: Nakamura Masa; fotografia (col.): Kazu Tanaka; luci: Seino Toshihiro; scenografia: Ishige Akira; suono: Shiratori Mitsugu; musica: Ishikawa Chū; montaggio: Shimamura Yasushi; interpreti: Richi Takeuchi (Shū), Aikawa Shō (Mizuki), Endo Ken'ichi (Kōhei), Tsukamoto Shin'ya (Higashino), Teah (Woo), Chen Edison (Boo), Aota Noriko, Oosugi Ren (padre adottivo di Mizuki), Tezuka Tōru, Taguchi Tomorowo, Oh Far-long, Yamaguchi Yoshiyuki; produzione: Masuda Yoshihiro, Okada Makoto, Kimura Toshiki per Daiei, Tōei, Excellent Film; durata: 97'; anno: 2000 (2 dicembre).

Commento

Non un seguito di Dead or Alive, bensì una sua variazione a partire dalla medesima coppia di protagonisti (Takeuchi Riki e Aikawa Shō, entrambi particolarmente in forma), nonché uno dei più bei film mai realizzati da Miike. A partire da un soggetto piuttosto naif, per quanto ben articolato, Miike ci regala una toccante riflessione sull'infanzia (rappresentata con tutta la spontaneità, la spregiudicatezza e l'irriverenza care al regista), la violenza, e la perdita dell'innocenza, che culmina nella finale sparatoria tra bambini, a precedere la morte dei due eroi anticipata sin dai primi minuti del film. Il ritorno all'infanzia si configura innanzitutto come una vera e propria fuga dal mondo della violenza in cui vivono i due killer, ricercati per tutta Yokohama: essi si recano nell'isola sperduta che li ha visti nascere, all'orfanotrofio in cui sono cresciuti, e a casa del loro amico rimasto nell'isola. Si apre così una splendida parentesi in una realtà apparentemente estranea al sangue (ma il finale “Where are you going?” pone un punto interrogativo al tutto) incarnata dalla coppia di amici rimasti sull'isola. Il sangue, appunto, viene temporaneamente accantonato, ma non dimenticato, attraverso un sapiente uso del montaggio. A questo idillio fa riscontro un ritorno al mondo della violenza, contaminato però dal bagaglio infantile che prima i due sembravano avere scordato. Ed è in questo momento che le due realtà si mescolano portando, da un lato, alla consapevolezza dell'inevitabile frattura con quel mondo idillico che forse tale non è, dall'altro alla presa di coscienza che la violenza è un passaggio naturale della crescita, tanto che persino la feccia, che i due fanno fuori per aiutare i bambini del terzo mondo, ha avuto un'infanzia (viene il sospetto che questo concetto fosse assente in sceneggiatura, in quanto viene espresso esclusivamente dalla regia e dal montaggio).

Sebbene l'identità cinematografica di Miike non vada mai perdendosi nel corso del film (anzi), vi si riconoscono immediatamente echi del miglior Kitano (quello di Sonatine, ma anche di L'estate di Kikujiro), soprattutto nella contrapposizione tra ambienti urbani e marittimi, nel ruolo dell'infanzia, nella relazione gioco-morte, e nella violenza lasciata fuori campo (seppure secondo dinamiche differenti rispetto a quelle adoperate da Kitano). Emblematica, in tal senso la sequenza dello spettacolo per bambini che i due eroi tengono nella scuola del villaggio natio, inframezzato dalle sequenze delle bande che si massacrano a vicenda, in un mondo distante da ogni punto di vista. Il tutto è condito con una serie infinita di trovate geniali, come la frase costruita con inquadrature inframezzate dalle posposizioni che strutturano la lingua giapponese, Mizuki he tira fuori un blocco di cemento da dietro la schiena (citazione dal primo episodio), l'esecuzione avvenuta tramite sms, i celebri pixel della censura giapponese a nascondere i progetti di Mizuki per lo spettacolo o il pene di un gigolo superdotato, una cometa immobile che sovrasta i personaggi, e molto altro ancora. Gustosi cammei da parte di Tsukamoto Shin'ya (il prestigiatore), Taguchi Tomorowo (l'uomo al telescopio), e Oosugi Ren (il padre adottivo di Mizuki). Bella la fotografia, dalle tinte giallognole, e intensa la colonna sonora. (giacomo)

Giudizio:4 occhi

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