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Doppelganger
locandina

Trama

Uno scienziato scorbutico e impacciato, alle prese con l'invenzione di una specie di corpo artificiale per sopperire alle esigenze dei disabili, si trova un giorno di fronte al suo doppio.

Credits

Titolo: Dopperugenga

Regia: Kurosawa Kiyoshi

Sceneggiatura: Kurosawa Kiyoshi, Furusawa Takeshi

Interpreti: Yakusho Kôji, Nagasaku Hiromi, Santamaria Yûsuke, Sato Hitomi, Toda Masahiro, Dankan, Emoto Akira, Suzuki Eisuke

Durata: 107'

Anno: 2003

Commento

Kurosawa si spinge oltre nella sua concezione di un cinema indefinito, e porta sempre più innanzi la propria idea di contaminazione dei generi, toccando ancora una volta l'horror, ma con toni da commedia amara. Al di là della difficile etichettazione di Doppelganger, i temi sviluppati dal regista sono sempre gli stessi: primo fra tutti il riconoscimento e l'accettazione dell'Altro, con un protagonista troppo chiuso in se stesso per accettare le parti aliene di un sè che invece esiste concretamente, e permane nella coscienza anche se fisicamente distrutto. Tuttavia, questa volta il tema è espresso forse un po' troppo esplicitamente per risultare pienamente convincente. Anche la sceneggiatura è spesso meccanica e piena di forzature, mentre verso il finale sembra troppo preoccupata a stupire lo spettatore con svolte inaspettate, tanto che la libertà narrativa che in altri film lasciava affascinati, qui suscita piuttosto qualche perplessità. Va comunque riconosciuta la freschezza dell'opera di un regista la cui voglia di sperimentare (anche col rischio di cadere in soluzioni già viste) lo porta questa volta a tradire l'omogeneità del consueto long-take attraverso giochi d'inquadratura che decostruiscono l'immagine per cercare di visualizzare la frammentazione d'identità di chi si trova di fronte a qualcosa di inimmaginabile e sconosciuto; il disorientamento e il travaglio interiore del protagonista, diviso tra una ferrea "moralità" (da lui ritenuta tale) e tentazioni "maligne" (idem) che lo porterebbero a raggiungere i propri scopi. Solo il riconoscimento di tutto ciò porta ad una migliore intesa con il mondo esterno, ma l'ambiguità del finale, che si presta a più interpretazioni antitetiche, lascia comunque il dubbio che l'integrazione non sia avvenuta (e che non sia stata piuttosto una parte -quale?- a prendere il sopravvento sull'altra). (giacomo)

Giudizio:3 occhi

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