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Hiruko, The Goblin
locandina

Trama

L‘archeologo Hieda con l’aiuto del nipote Masao deve sconfiggere il demone Hiruko che infesta la scuola costruita sopra la sua tomba.

Credits

tit.or.: Hiruko. Yokai Hanta.

Regia: Tsukamoto Shin’ya;

sceneggiatura tratta da un manga di Moroboshi Daijiro “Yokai Hanta. Kairyū matsuri no yoru.”;

direttore della fotografia: Kishimoto Masahiro;

musica originale: Umegaki Tatsushi e Ishikawa Chu;

produttori: Hasegawa Yasuhiro e Kouji Tsutsumi.

Con: Sawada Kenji; Takenaka Naoto; Murata Hideo; Ueno Megumi.

Produzione: Shochiku.

Col. 85 min.

1990

Commento

Primo film di Tsukamoto prodotto da una major, è anche il primo che non lo vede in veste di attore. Liberamente ispirato ad una serie di manga del disegnatore Moroboshi Daijiro che ha per protagonista l’archeologo Hieda specializzato in mostri, demoni e spiriti della tradizione  giapponese.

Un po’ il corrispettivo dei ghostbusters americani del film di Ivan Reitman, specialmente per la serie di macchinari e invenzioni atte a intercettare e distruggere i mostri.

Usando un’alternanza tra le slapstick comedies (le corse in bicicletta di Hieda e Masao), le riprese in soggettiva dell’essere demoniaco che devono più di qualcosa ad un regista come Sam Raimi, Tsukamoto riesce a creare comunque un’opera originale in cui si misura con la tradizione dei film sugli spiriti, aggiungendo però un suo tocco personale.

Ad esempio la creatura che non uccide le proprie vittime ma, costringendole ad uno stato di ipnosi, le induce al suicidio; oppure la scena in cui Reiko suona il pianoforte intonando la sua ipnotica nenia, ma quando Masao si inginocchia non vede le gambe perché la ragazza è ormai un volto incastonato sul corpo dell’essere aracnoide.

Così come i volti degli amici  morti che spuntano sulla schiena di Masao che alla fine, grazie all’aiuto di Hieda, riesce a ricacciare Hiruko nella sua cripta pronunciando una formula di rito e indossando l’elmo tricorno (come prima di lui, l’altro salvatore del mondo) anche se questo significa perdere per sempre l’amata Reiko. Ma è il destino degli eroi quello di restare soli: infatti anche il professor Hieda ha perso l’amata compagna (benché in un incidente più “comico”:  lei stava scattando una foto indietreggiando nei pressi di un dirupo). (Fulvio Faggiani)

Giudizio:3 occhi

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