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House
locandina

Trama

La scuola è finita, l’estate bussa alle porte. La giovane Oshare pregusta una vacanza tutta coccole e carezza con l’amatissimo padre il quale guasta però l’idillio invitando anche la nuova compagna di vita nella speranza che la figlia la possa accettare come matrigna. Oshare, delusa e malinconica, decide di cercarsi una vacanza alternativa: scrive così alla zia, che non vede da molti anni, chiedendole il permesso di andarla a trovare assieme alle amiche più intime e allo stravagante prof. Togo. Quello che non sa è che l’anziana signora, che vive in campagna con la sola compagnia del gatto Shiro, è in realtà una vampira ben felice di ricevere della nuova carne fresca nella propria abitazione. Nel giro di poche ore le ragazze scompaiono una ad una, la casa inizia a mostrare inquietanti segni di vita e la zia, da paraplegica quale era, si trasforma in una spavalda pin-up dai capelli argentati…

Credits

Titolo originale: House (trad.let.: Casa)

Regia: Obayashi Nobuhiko

Sceneggiatura: Katsura Chiho

Fotografia: Ikegami Kimiko, Oba kumiko, Minamida Yōko

Musica: Kobayashi Asei

Anno: 1977

Durata: 83’

Commento

House è una gustosa commedia dalle sfumature fintamente horror sull’eterno motivo della casa maledetta che qui diventa pretesto per una parodia dello shōjo manga e della commedia sentimental-adolescenziale. Al di là della piacevolezza delle situazioni – la trama è in fondo un collage di siparietti umoristico-demenziali, prevedibili e non, che offre il meglio nella prima parte – il film si ricorda soprattutto come un piccolo laboratorio di sperimentazione visiva in cui sono concentrati stilemi grafico-sonori e tecniche di composizione dell’immagine che nel decennio successivo diventeranno (col dilagare del video) di uso comune ma che negli anni Settanta non ancora saturati dall’estetica video-clip possono sembrare una novità.
Il fatto che questi prodotti, ampiamente modellati in post-produzione, siano oggetto di parodia e celebrazione ancora prima di essersi diffusi presso il grande pubblico concorre a fare di House una pellicola in anticipo sui tempi, “moderna” nell’accezione più consumistica del termine, che batte in velocità e in “sincerità” altre simili operazioni commerciali.
Grenito di riferimenti “pop” alla moda del Made in USA – i nomi delle ragazze (Melody, Mach, Fanta, Gary, Sweet e  Kung-Fu), il buggy del prof. Togo – e delle ingenuità tipiche del fumetto per ragazze – il principe azzurro, il gattino-guida, la storia di amore & morte che trascende il tempo – girato principalmente in interni con coloratissimi e cartoonistici fondali, discretamente recitato e con un montaggio veloce e sintetico, il film presenta inserti in svariate tecniche tra cui l’animazione tradizionale (la partenza del treno cita George Dunning e il suo Yellow Submarine), il paint-box (il rosso/sangue aggiunto a posteriori), la pixillation (la scena del prof. che cade dalle scale) oltre che un ricco corredo di ralenti, zoomate, freeze-frame, avvitamenti vorticosi della cinecamera, mascherini, filtri di colore, tendine, sovrimpressioni ed effetti di ritaglio dell’immagine di ogni tipo.
La natura di “banco di prova” è del resto enunciata nel corso del film da alcune simpatiche gag metatestuali anch’esse destinate ad una ripetuta frequentazione negli anni successivi (si pensi alle serie dei fratelli Zucker) come il fondale che posto alle spalle dei personaggi inganna la percezione dello spettatore per poi autodenunciarsi come “finto” al primo movimento della cinepresa, oppure l’inscatolamento di intere sequenze all’interno di cornice grafiche quali il fotogramma della pellicola o la vignetta dei fumetti.
In Italia il film è stato visto all’edizione 2006 del “Future Film Festival” di Bologna.

Linkografia

Giudizio: 3 occhi

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