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Jam Films
locandina

Trama

The messanger: grazie alla visita di una misteriosa donna, un malavitoso scopre di essere stato ucciso dai propri seguaci.
Kendama: a causa di una serie di equivoci, una giovane coppia entra in possesso di un kendama (un giocattolo tradizionale giapponese) che nasconde un segreto.
Cold sleep: un esperto matematico si risveglia su di un altro pianeta, circondato da individui regrediti allo stadio infantile e da un’avvenente collega.
Pandora – Hong Kong Leg: una donna che soffre di dolori ai piedi si rivolge alla medicina cinese, ed entra così in un lussureggiante mondo di piaceri.
Hijiki: un uomo si rifugia in un appartamento prendendo in ostaggio due donne ed una ragazzina, che lo aiuteranno ad affrontare i suoi problemi e a mangiare l’odiato hijiki.
Justice: durante una lezione in inglese sulla resa giapponese, un liceale guarda le studentesse fare ginnastica dalla finestra, inventandosi un gioco originale ed innamorandosi di una di esse.
Arita: una ragazza di 22 anni racconta, in un messaggio su un forum, degli anni trascorsi con Arita, una creaturina che popola ogni suo scritto o disegno.

Credits

Registi:

Kitamura Ryuhei:
The messanger

Shinohara Tetsuo:
Kendama

Iida Joji (George):
Cold Sleep

Mochizuki Rokuro:
Pandora – Hong Kong Leg

Tsutsumi Yukihiko:
Hijiki

Yukisada Isao:
Justice

Iwai Shunji:
Arita

Durata: 109'

Anno: 2002

Commento

Sette corti d’autore realizzati da alcuni dei più amati rappresentanti del cinema popolare giapponese. Un’idea interessante ma riuscita a metà, in quanto la raccolta non è pienamente omogenea e manca di un filo conduttore, mentre il valore delle singole opere è altalenante. Fortunatamente, pur partendo con il piede sbagliato, lascia un buon sapore, grazie soprattutto al contributo di Iwai, che chiude la raccolta condensando in pochi minuti, con uno stile naif di gran delicatezza, tutto ciò che caratterizza il suo cinema: dai problemi relativi alla crescita e all’incontro con il dolore, fino al rapporto tra l’individuo e un’identità sfasata, malleabile, frazionabile e ribelle. La sequenza del rossetto è d’antologia, e probabilmente la migliore dell’intera raccolta. Ottima anche la prova di Mochizuki, carica di un estetismo decadente e di un conturbante erotismo feticista alla Tanizaki, ed impregnata da un esotismo arcano, inquietante, beffardo. A completare la rosa dei tre corti migliori è Justice, un lavoro divertente e di grande freschezza, girato con ritmo e con una notevole capacità di entrare ed immedesimarsi nei personaggi. Non male anche il film di Shinohara, il quale, con maggior finezza e tenerezza rispetto ai suoi lungometraggi drammatici, ci regala una breve e leggiadra commedia degli equivoci, non troppo originale ma piacevole e ben costruita. Per quanto riguarda Hijiki, si tratta di un film certamente divertente, ma nient’altro che un Sabu più superficiale e privo di una seria critica nei confronti della società che circonda il protagonista. Non all’altezza invece è Iida Joji, che sforna un pasticcio autoironico e furbo quanto basta, ma che, a conti fatti, non si rivela altro che un divertissement piuttosto puerile. Il peggior corto è il primo, di Kitamura, le cui sparate metafisiche e cerebrali in una confezione “cool” che ondeggia tra il videoclip e la sfilata di moda risultano ridicole, oltre che banali. Sigla d’apertura girata in animazione 3D, ma non se ne capisce bene il significato. (giacomo)

Giudizio:2 occhi

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