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Josee, the Tiger and the Fish
locandina

Trama

Tsuneo è uno studente spensierato che studia all'università, lavora part-time in una sala di mah-jong, e passa il resto del suo tempo a dedicarsi alle compagne di corsi. Un giorno si imbatte in una strana vecchia, che vive con una ragazza che non può usare le gambe e ama i romanzi di Francoise Sagan. Josee (così si fa chiamare lei) cucina benissimo, e Tsuneo ritorna a farle visita.

Credits

Tit.or.: Joze to tora to sakanatachi

Regia: Inudo Isshin

Sceneggiatura: Watanabe Aya

Interpreti: Ikewaki Chizuru, Tsumabuki Satoshi, Shinya Eiko, Ueno Juri, Arai
Hirofumi

Durata: 116

Anno: 2003

Commento

Una fiaba urbana divertente e disancantata, dal sapore amaro ma vitale e mai propensa a piangersi addosso. Proprio come lo straordinario e memorabile personaggio di Josee, un'energica e scontrosa disabile non descritta attraverso il filtro della propria malattia, ma attraverso quello della propria immaginazione, che la vede un essere appena emerso da un profondo mare al quale non potrà più tornare una volta vista la superficie. E allora quella che all'inizio sembra una semplice storia d'amore, si colloca inevitabilmente nel più ampio contesto dell'odissea di Josee, proiettata dalla propria curiosità sempre più verso il mondo esterno. Meglio se con qualcuno al proprio fianco, ma anche da soli si può viaggiare. Ed è inevitabile che lo stesso Tsuneo, che pure è quello che meglio riesce ad entrare nel mondo della ragazza, non riesca a reggere troppo a lungo la compagnia di un personaggio tanto forte, non racchiudibile sotto l'etichetta del disabile a cui donare la propria compassione, come invece vorrebbero fare il fratello di Tsuneo e soprattutto la sua ragazza. Ad insaporire la storia dei due protagonisti (splendidamente interpretati da una «spinosa» Ikewaki Chizuru e da un simpatico Tsumabuki Satoshi), un'indimenticabile fauna di curiosi personaggi di contorno, che danno vita a momenti assai divertenti, come quello della ragazza nuda alla finestra e quello delle due bambine che insultano il pervertito. La regia segue i canoni di tanto cinema giapponese contemporaneo, con uso di piano sequenza e fuori campo in chiave comica ed alcune evidenti influenze kitaniane, ma senza scadere nella banalità, e trova il proprio apice nella geniale inquadratura conclusiva. (giacomo)

Giudizio:3 occhi e mezzo

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