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Juon
locandina

Trama

Chiunque si avvicini alla casa in cui ha avuto luogo l'orrenda fine della famiglia Saeki, muore perseguitato dai fantasmi di Kayako e del figlio Toshio.

Credits

Titolo internazionale: The grudge

Regia e sceneggiatura: Shimizu Takashi

Interpreti: Okina Megumi, Itō Misaki, Uehara Misa, Ichikawa Yui, Tsuda Kanji,

Shibata Kayoko, Kukuri Yukako

Anno: 2003

Durata: 92'

Commento

Una delle più geniali (o soltanto furbe?) operazioni produttive dopo la serie Ringu: una fonte praticamente inesauribile di ministorie ad incastro imperniate attorno al personaggio di una casa. Juon è il remake di due prodotti omonimi girati dallo stesso regista per il mercato video, dei quali mantiene sostanzialmente le linee di fondo (che saranno origine anche di Juon 2 e del remake americano girato dallo stesso Shimizu), ma, data la mancanza di una struttura narrativa lineare, i quattro film finora girati potrebbero benissimo essere visti come un unicum composto da tante piccole variazioni sul tema. Shimizu mantiene pressochè intatta l'unità di luogo, ma rende dinamico il racconto sconvolgendo la continuità temporale, e giocando tutto sull'incastro e la sovrapposizione dei tanti piccoli frammenti che compongono il film. Purtroppo, tanta genialità si esaurisce nell'idea i partenza e nell'uso del montaggio, perché, con le dovute eccezioni, confezione e recitazione risentono troppo della televisività delle origini, e le scene brillanti e genuinamente spaventose vengono affondate da altre prossime al ridicolo (inguardabili l'ombra che cattura il guardiano e il ritorno delle tre compagne morte). Troppo spesso Shimizu ricorre a soluzioni registiche un po' scontate (gli urli in fuori campo della gente "catturata" da Kayako), e pare indeciso tra il desiderio i rompere alcuni tabù dell'horror giapponese "d'autore" (non proponendo però alcuna alternativa innovativa) e il tentativo di aggrapparsi alla scia di Ring, Kôrei, e compagni. Ma, pur destreggiandosi molto abilmente nel creare fantasmi dall'inquietante capacità di comparire in tutti i luoghi che credevamo sicuri - in un ristorante, sotto le coperte, sotto i vestiti! - Shimizu non possiede la finezza di Nakata e tantomeno di Kurosawa (accreditato come produttore esecutivo), e inciampa sovente in clichè ormai logori. Certo, il successo internazionale dell'operazione parla chiaro, ma dove stanno le novità? (giacomo)

Giudizio:2 occhi e 1/2

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