neoneiga banner



Kichiku dai Enkai
locandina

Trama

Aizawa (Hashimoto Yuji) è il leader di un gruppo attivista, che sconta la pena in prigione. Durante la permanenza in carcere, il resto della compagine cade sotto l’influenza della sua ragazza, Masami (Mikami Sumiko). Sotto il suo spietato comando-controllo, il gruppo perderà ben presto di vista le finalità politico-idealistiche, e sarà trascinato in una spirale di aggressività autodistruttiva.

Credits

t.l. Il grande banchetto dell'Enkai

Regia: Kumakiri Kazuyoshi

Sceneggiatura:  Kumakiri Kazuyoshi

Fotografia: Hashimoto Kiyoaki

Montaggio: Kumakiri Kazuyoshi

Interpeti:
Hashimoto Yuji
Ogiso Kentaro
Mikami Sumiko
Zaizen Tomohiro
Bokuda Shigeru

Durata: 100’

Genere: Drama/Horror

Anno: 1998

Commento

Kichiku Dai Enkai (Banquet Of The Brutus) è l’opera d’esordio del regista Kumakiri Kazuyoshi. Diretto come tesi di laurea all’Osaka Art College, il film è diviso in quattro atti in cui si sviluppa la tragedia all’interno di un gruppo d’attivisti. Nella prima parte vengono introdotti i personaggi del film: dal leader imprigionato Aizawa, allo stoico amico Fujihara (Ogiso Kentaro), alla folle Masami, al timido Kumatani (Bokuda Shigeru), al traditore Yamane (Zaizen Tomohiro).

Successivamente il film si focalizza nel quartier generale; in quest’ambiente chiuso, claustrofobico, una crescente folle aggressività s’insidia inesorabilmente fino a prendere il sopravvento sul gruppo, ormai succube della forte personalità schizoide di Masami. La violenza che fino a questo punto, è rimasta in larga parte psicologica diventa improvvisamente reale, tangibile, sanguigna. Tre avvenimenti contribuiscono a questo cambiamento: il suicidio di Aizawa, l’irrompere nel quartier generale del traditore Yamane e l’introduzione di una letale arma da fuoco. Inizia così lo smembramento (in senso letterale) del gruppo. L’azione si sposta all’esterno e lascia lo spazio chiuso della base-rifugio per un bosco desolato, ambiente volutamente simbolico, dove può consumarsi la tragedia dell’annullamento. Lo splatter diventa protagonista e si respira un’aria malata, sgradevole, tipica di alcune produzioni italiane degli anni 70’-80’. Lo squartamento, smembramento dei corpi continua inesorabile senza risparmiare nessuno; toccherà a Fujihara, o meglio alla sua spada, simbolo di vita e morte per eccellenza in Giappone, porre fine a questa follia.

Il regista gioca bene nella contrapposizione fra esterni e interni, l’uso di effetti speciali, seppur grossolani, riescono a colpire e scuotere lo spettatore. La grana del 16mm riesce a dare un taglio quasi documentaristico al profilmico, e rende la violenza ancora più viva e sgradevole. Kumakiri Kazuyoshi firma un’eccellente prima opera, con pochi mezzi, buona tecnica e tanta voglia di osare. (Paolo Negrinotti)

Giudizio: 3 occhi

Top | Torna all'indice

mini logo | | Licenza Creative Commons


Sito ottimizzato per IE5.5+, Netscape 7+, Opera 7+, Mozilla 1.0+, Safari 1.1+ | risoluzione consigliata 1024x768