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Kids Return
locandina

Trama

Shinji e Masaru si incontrano dopo anni e fanno un bilancio delle proprie sconfitte, a partire dalle bravate ai tempi di una scuola che li marchiava come buoni a nulla senza speranze, fino allo scontrarsi con l'amara realtà in qualsiasi altro campo.

Credits

Titolo orig.: Kidsu ritan (t.l.: Il ritorno dei ragazzi)

Regia e sceneggiatura: Kitano Takeshi

Interpreti: Kaneko Ken, Ando Masanobu, Morimoto Rei, Yamaya Hatsuo, Ishibashi Ryô, Oka Mitsuko, Terajima Susumu

Durata: 108'

Drammatico/Sportivo

Anno: 1996

Commento

Dopo l'incidente motociclistico che quasi gli costò la vita, Kitano sembra cambiare rotta e gira il proprio Les Quatre cents coups , raccontando la difficoltà a coltivare le proprie ambizioni in una società che ti ha già deciso perdente, e portando in scena situazioni d'ispirazione autobiografica (il manzai – sorta di cabaret giapponese - e la boxe), ma senza comparirvi, sebbene avesse una piccola parte in una versione precedente quella definitiva. Forse, dopo Getting any? , si tratta del tentativo più radicale da parte di Takeshi di discostarsi dai propri temi preferiti (la morte, innanzitutto). Pur non tradendo mai lo stile registico di Kitano, e pur non abdicando ad un contesto temporale dal sapore troppo contingente, qui l'apparenza stilizzata di Sonatine , ripresa nei film successivi, cede ad un registro maggiormente realistico, e i personaggi vengono calati in un mondo durissimo come sempre, ma senza illusione di fuga, tanto che questa è forse l'unica opera del regista in cui non compaia mai il mare. E così Shinji e Masaru (come i personaggi collaterali) sono intrappolati in una società che li vuole respingere ed escludere dalle proprie dinamiche, e allo stesso tempo li ingabbia non lasciando loro alcuna alternativa, guardandoli degenerare poco a poco tra le proprie spire. E non si tratta solo del mondo della yakuza : la scuola, lo sport, il lavoro, il manzai (sorta di cabaret giapponese) non sono altro che molteplici variazioni della stessa spietata idea di società. Solo nel finale, il cui ottimismo alquanto ambiguo stempera leggermente il clima di tragicomica disillusione, Kitano sembra ribaltare la severa tesi dei professori, concordi nel ritenere i protagonisti nient'altro che idioti il cui futuro, secondo il classico sistema scolastico e lavorativo giapponese, non riserba nulla di buono. È solo l'inizio che apre a nuove strade e possibilità? O semplicemente, al contrario di tutti gli altri personaggi kitaniani, i due ragazzacci non sanno capire il proprio destino e compiere l'atto drastico che lo adempie? In Italia passato solo su Rai Tre, sottotitolato. (giacomo)

Giudizio:3 occhi e 1/2

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