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Maborosi/Phantom Light

locandina

Trama

A dodici anni la piccola Yumiko vede allontanarsi per sempre la nonna, decisa a tornare a morire nel suo villaggio natale. Ormai ventenne, Yumiko resta vedova dopo l’incomprensibile gesto del marito, Ikuo (un giovanissimo Tadanobu Asano) suicida sotto un treno.  Dopo qualche anno, Yumiko accetta di sposare Tamio e trasferirsi con il piccolo Yukio in un villaggio sul mare, dove sembra ritrovare un po’ di serenità. Trascorsi sei mesi, un breve viaggio in città per il matrimonio del fratello la rigetta nella disperazione, fino a spingerla a lasciare casa. Invece di salire sull’autobus la donna si unisce a un corteo funebre. Tamio la ritrova al tramonto in riva al mare mentre fissa l’oceano. Per la prima volta Yumiko gli confida il dolore e l’incomprensione per quel gesto estremo. Perché l’ha fatto? “Il mare ha il potere di incantare” – le risponde il marito – “Quando mio padre pescava ancora, una volta vide una maborosi, una luce strana in mezzo al mare. Sentiva qualcosa che lo chiamava, disse. Può capitare a chiunque…”

Credits

Tit. or.: Maboroshi no Hikari

Regia: Kore-eda Hirokazu

Montaggio: Oshima Tomolo

Sceneggiatura: Hagita Yoshihisa, da una novella di Miyamoto Teru

Fotografia: Nakabori Masao

Scenografia: Heya Kyôko

Musiche: Ming Chang Chen

Interpreti: Esumi Makiko, Tadanobu Asano, Naitô Takashi, Kashiyama Gohki, Sakura Mutsuko

Produzione: TV Man Union

Durata: 110’

Anno: 1995

Commento

Ipnotico racconto sull'interiorità di una giovane donna che deve convivere con il fantasma della perdita e il senso di colpa. Il film è la riduzione dell’omonima novella di Teru Miyamoto, e sembra essere stato ispirato anche dal documentario However – In the Time of Government Aid Cuts (1991), durante il quale Kore-eda ha raccolto l’intervista della moglie del governatore suicida.
Maborosi scandaglia lo spazio dell’anima in lungo e in largo. Ogni dettaglio - fotografia,  piani fissi, paesaggi, musica - è usato con grande coerenza per raggiungere il fondo e tradisce l'amore per due grandi maestri, Ozu Yasujiro e Hou Hsiao-Hsien.  Non a caso Kore-eda usa le musiche del compositore taiwanese, Chen Mi-Chang, che ha ammirato in Hsimeng jensheng (In the Hands of a Puppet Master; 1993).
Il risultato è un’opera prima già matura, espressione di un’urgenza stilistica definita che gli vale l'Osella d'Oro per la migliore fotografia alla Mostra del Cinema di Venezia dello stesso anno, oltre a vari altri riconoscimenti in diversi festival internazionali e lo inserisce di diritto tra i maggiori nomi di quella new wave giapponese che proprio in quello scorcio di secolo sta nascendo. (cinzia)

Giudizio: 4 occhi

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