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Madness In Bloom
locandina

Trama

Yamaguchi (Kobozuka Yosuke), Ichikawa (Rikiya) e Kosugi (Sudo Genki) sono i membri di una banda paramilitare nazionalistica, il cui obiettivo è ripulire le strade di Tokyo dalla “decadenza” giovanile giapponese. Ben presto il trio finisce sotto l’ala protettrice del boss yakuza Aota (Harada Yoshio). Da questo momento le strade dei tre si divideranno; Yamaguchi subisce l’influenza ideologica del boss Aota, Ichikawa è attratto dalla figura del killer professionista Saburo (Eguchi Yosuke) mentre lo scopo di Kosugi diventa quello di fare strada all’interno dell’organizzazione. Con lo scoppio di una guerra fra gang rivali le vite dei tre subiranno ulteriori drammatici cambiamenti, fino all’epilogo finale.

Credits

tit.or.: Kyouki No Sakura

Regia: Sonoda Kenji

Sceneggiatura: Hikita Kunio, Maruyama Shoichi

Fotografia: Sengen Seizo

Musica: K Dub Shine

Interpeti:
Kubozuka Yosuke
Harada Yoshio
Educhi Yosuke
Rikiya
Sudo Genki
Takakashi Mariko

Durata: 121’

Genere: Action/Drama

Anno: 2002

Commento

Kyouki No Sakura è la pellicola d’esordio del regista Sonoda Kenji, che fino allora si era occupato principalmente di video musicali. Gli scenari urbani composti da cemento e acciaio di Tokyo fanno da sfondo alla violenza giovanile, alle frustrazioni, alla mancanza di valori della nuova generazione giapponese. In questo ambiente si muovono come mine vaganti i tre protagonisti, portatori di un’ideologia conservatrice-fascistoide, che auspica ad un ritorno ai valori del Giappone pre-bellico e che in qualche modo può ricordare in maniera semplicistica il pensiero dello scrittore Mishima Yukio (fonte d’ispirazione del film è il racconto di Kunio Hikita, e quindi non certo uno scrittore dallo spessore dell’allievo di Kawabata).
La crudezza degli scontri, delle lotte che il trio si trova ad affrontare lungo tutto il film, è rappresentata da Sonoda in maniera molto fredda e distaccata, abusando spesso di un’estetica "videoclippettara" che non può certo piacere. Con la stessa freddezza sono rappresentati anche i personaggi che si muovono nel film, facendo risaltare soprattutto la debolezza dei tre ragazzi, che una volta ingurgitati in un meccanismo più grande di loro, finiscono con il perdere le loro radici e le loro convinzioni andando incontro ad una prematura autodistruzione. E’ forse questo alone di nichilismo che permea tutto il film la cosa più interessante dell’opera di Sonoda; il fatto che neanche aderire ad un forte pensiero e tentare di divulgarlo con violenza e convinzione, può portare alla salvezza personale in un mondo immerso nel caos più profondo. In fondo le vite brevi e fugaci dei protagonisti hanno lo stesso destino effimero destino dei sakura.
Tuttavia il film presenta diversi limiti: il più evidente è la regia di Sonoda troppo legata al mondo da cui proviene (il triste mondo dei videoclip e di mtv), tale da risultare in alcuni casi noiosa, quasi nauseante. Inoltre la presenza di diverse zone morte all’interno della sceneggiatura, (il rapporto appena accennato tra la liceale Keiko e Yamaguchi, lo stesso rapporto tra Yamaguchi e i suoi compagni o il boss Aota…) rendono molto difficile capire se si tratti di una scelta autoriale o di manifesta incapacità.
Insomma alla fine del film, c’è il rimpianto per un’opera che poteva essere molto interessante e che invece rimane solo incompiuta. (Paolo Negrinotti)

Giudizio:2 occhi e 1/2

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