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I Racconti del Labirinto
locandina

Trama

SINOSSI: Tre episodi: Labyrinth è il viaggio compiuto da una bambina che attraversa uno specchio. L’uomo che correva è la storia di un pilota incapace di fermarsi durante la sua gara più importante. Interrompete i lavori! Narra le vicende di un povero impiegato che si trova a dover affrontare i pericoli di un’anarchia robotica.

Credits

Tit.or: Manie manie monogatari

regia: Rin Taro, Yoshiaki Kawajiri, Katsuhiro Otomo

direttore della fotografia: Kin’ichi Ishikawa

anno: 1983

produzione: Kadokawa shoten

durata: 50 min.

Commento

È certo che nel contesto di un percorso autoriale dell’animazione nipponica Manie manie monogatari segni un momento decisivo in questo senso. Composto da tre episodi, ognuno contenente l’altro (un po’ come per Memories), questo splendido viaggio nei meandri dell’immaginazione ha come tema centrale l’insostenibilità di un eccessivo progresso tecnologico, con particolare attenzione agli effetti che questo ha nei confronti dell’uomo. I tre registi che firmano I racconti del labirinto sono tre autori dalla forte cifra stilistica, che rappresentano ognuno un contributo fondamentale alla storia dell’Anime. Il primo Labyrinth, che fa da filo conduttore, è diretto da Rin Taro (Metropolis, X), che diventa elemento corporeo onnipresente, burattinaio d’immagini e suoni, ossessioni e paure. È una sorta di Alice nel paese delle meraviglie nipponico, con numerose critiche al sistema burocratico ed alla rigidità mentale imposta dalla società. Il secondo L’uomo che correva vede dietro alla mdp il maestro dell’horror animato Yoshiaki Kawajiri (Ninja scroll, Vampire hunter D: Bllodlust), che firma il suo lavoro più poetico e profondo. Il terzo Interrompete i lavori! è girato da Katsuhiro Otomo (Akira, Steamboy), il quale sancisce con perentorietà la sua pura essenza d’autore, getta le basi per la sua futura poetica, ormai già approfondita in ambito fumettistico. La lotta automa/umano diventa chiave con cui interpretare l’essere e le sue ossessioni, soluzione per esaminare a fondo l’utopia della perfezione perseguita costantemente dall’uomo, la sua Torre di Babele.
Poesia astratta che cristallizza momenti fluidi colorati, questo è la chiave significante con cui interpretare Manie Manie, un piccolo gioiello da conservare con cura, da ricordare con sensibilità appropriata. È la sospensione onirica impressa su pellicola. (Andrea Fontana)

Giudizio:4 occhi

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