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Mt. Head
locandina

Trama

Un pover'uomo di mezza età, calvo e nevrotico, tira avanti riciclando tutto ciò che la fortuna gli mette a disposizione. Dopo essersi cibato di un pugno di ciliegie trovate sulla strada decide, sempre a fini di risparmio, di ingoiare anche i noccioli. Come risultato il germoglio di una piccola pianta fa capolino sulla sua testa. Prontamente recisa dall'uomo, questa ricresce più volte. Con l'arrivo della primavera il piccolo fusto germoglia richiamando l'attenzione di stuoli di persone che non vedono l'ora di fare pic-nic sotto i fiori di ciliegi. Per l'uomo è l'inizio di una crisi di nervi….

Credits

Titolo: Atama Yama/ t.l.: Montagna di testa

Regia: Yamamura Kôji

Sceneggiatura: Shôyi Yonemura, da un racconto umoristico popolare

Musica e voce narrante: Kunimoto Takeharu

Durata: 10'

Animazione/Surreale

Anno: 2002

Commento

Vincitore nel 2003 del Festival di Annecy, è il film che ha fatto conoscere internazionalmente il talento di Yamamura rilanciando l'animazione giapponese indipendente pressoché scomparsa dai nostri circuiti festivalieri fin dai tempi del grande Kuri Yôji. Surreale e per certi versi kafkiana - seppur ravvivata da vivacissime tinte pastello - soffusa nell'atmosfera, questa storia di ordinaria follia si appoggia chiaramente al gusto per il nonsense visivo dipingendo la pazzia di un salary-man ossessionato dal riciclo delle cose. L'autore riesce a congiungere in dieci piacevolissimi minuti di disegno animato diversi approcci alla realtà fenomenica passando dal design caricaturale dei corpi umani (i gruppi di impiegati che 'sbocciano' come fiori di ciliegio) alle soggettive foto-realistiche dell'anonimo protagonista (il pasto delle ciliegie visto in prima persona dal protagonista) alla discreta stilizzazione grafica dei fondali (città e nuvole appena accennate nel tratto). L'onirismo latente porta Yamamura a giocare sulla ripetizione degli eventi - il taglio della pianta, l'attesa al passaggio livello - accentuando freneticamente la circolarità della narrazione nella carrellata finale che ci scaraventa in un sovraeccitato gioco di specchi e di porte avente il suo perno nella buca formatasi sulla testa del protagonista. L'ausilio dell'animazione permette qui di sovvertire i confini spazio-temporali, ridimensionando a piacere le figure, annullando le distanze, trasformando il 'concavo' in 'convesso' e confondendo così la nostra prospettiva di interpretazione: non possiamo sapere se l'uomo sia stato realmente (e bizzarramente) punito per la sua meschinità oppure se gli eventi legati alla pianta di ciliegio siano semplicemente frutto della sua suggestione malata. Ad accentuare la febbrilità dell'atmosfera concorre inoltre l'altezzosa voce narrante che fa il verso ai monologhi del kabuki e del rakugo. L'autore ha lavorato al film, congiuntamente ad altri progetti, per circa due anni. (Stefano Gariglio)

Giudizio:3 occhi

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