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Rampo Noir
locandina

Trama

Mars Canal (Kasei no Unga): un uomo completamente nudo (Asano Tadanobu) vaga in una terra triste e spoglia. Improvvisamente s’imbatte in un laghetto circolare e decide di specchiarsi nell’acqua, dove gli pare di scorgere il viso dell’amante. I ricordi passati iniziano a fluire velocemente…

The Hell of Mirrors (Kagami Jigoku): Akechi Kogoro (Asano Tadanobu) è un investigatore che s’interessa della misteriosa morte di due donne. Unico apparente indizio è la presenza di un sinistro specchio in stile giapponese, realizzato da Toru Ikki (Narimiya Hiroki), titolare di una cartoleria e conoscente delle vittime. L’abile logica e la freddezza di Akechi lasceranno poco tempo all’assassino…

Caterpillar (Imamushi): Il tenente Sunaga (Omori Nao) è ridotto ad essere un torso mutilato, senza mani, né piedi, né lingua, che riesce a malapena a comunicare attraverso grotteschi versi. L’affascinante moglie Tokiko (Okamoto Yukiko), stanca di prendersi cura di quello che rimane del marito, decide di usarlo come gioco sessuale per soddisfare le sue perversioni sadiche. Intanto un artista del luogo (Matsuda Ryuhei) inizia ad avere una morbosa attenzione per queste vicende erotiche.

Crawling Bugs (Mushi): un timido e impacciato autista (Asano Tadanobu), vorrebbe dichiarasi alla bellissima attrice (Ogawa Tamaki) per cui lavora. Quando si decide a prendere coraggio e a confessare il suo amore, lei lo rifiuta seccamente. In lui scatterà una reazione inusuale…

Credits

Regia: Takeuchi Suguru (Kasei no Unga), Jissoji Akio (Kagami Jigoku), Sato Hisayasu (Imomushi), Kaneko Astushi (Mushi);

Sceneggiatura: Takeuchi Suguru (Kasei no Unga), Satsukawa Akio (Kagami Jigoku), Iumeno Shiro (Imamushi), Kaneko Atsushi (mushi), tratti dai racconti di Edogawa Rampo;

Fotografia: Takeuchi Suguru, Ahizawa Akiko, Yamamoto Hideo;

Musica: Ikeda Shinji, Jules Massanet, Otomo Yoshihide, Aramaki Kouhei;

Cast: Asano Tadanobu, Ichikawa Mikako, Kan Hanae, Matsuda Ryuhei, Moriyama Kaji, Nakamura Tomoya, Narimiya Hiroki, Ogawa Tamaki, Okamoto Yukiko, Omori Nao, Taguchi Hiromasa, Terada Minori;

Durata: 134’;

Anno: 2005

Commento

Influenzato dall’opera di Edgar Allan Poe, Edogawa Rampo, verso la fine dell’Ottocento, scrisse diversi racconti gialli e del terrore che avrebbero ispirato numerosi registi giapponesi degli anni a seguire. Nel 2005 due giovani registi, Takeuchi Suguru e Kaneko Atsushi, uniti a due famosi autori più anziani, Jissoji Akio e Sato Hisayasu, hanno realizzato quattro episodi ispirati al mondo di Edogawa Rampo. Il primo di questi, Mars Canal, realizzato da  Suguru,  è il segmento dell’opera più sperimentale e interessante. Girato interamente in assenza di suoni e dalla breve durata, vede come protagonista un Asano (presente in tutti e quattro gli episodi) nudo e spaesato deambulare per un paesaggio tetro e desolato. Le immagini si susseguono velocemente aiutate da un montaggio particolarmente serrato e schizoide che calano lo spettatore all’interno di un incubo di celluloide.
L’episodio successivo, di Jissoji Akio, si discosta notevolmente dal primo sia nello stile della regia, che per la presenza di uno sviluppo narrativo piuttosto definito. Il protagonista (Asano) è un investigatore privato (simile a Sherlock Holmes) che si mette ad indagare su un caso di duplice omicidio. Caratterizzato da una messa in scena raffinata e da una particolare attenzione nel tratteggiare i personaggi nelle loro relazioni e pulsioni, Jissoji riesce a costruire un impalpabile tensione narrativa che permea tutto il lavoro. In Caterpillar di Sato, un sorta di “tronco umano” è usato dalla bellissima moglie come mero oggetto sessuale. L’alto livello di sadismo e perversione all’interno dell’episodio mettono a dura prova lo spettatore obbligato ad assistere a questa bizzarra commistione di eros e thanatos. L’ultimo episodio vede Asano in un doppio ruolo: timido autista e bizzarro amante. Contraddistinto da un’atmosfera a forti tinte sadomaso, da un gusto pop-kitsch miscelato a toni scuri e grotteschi tipici di un certo noir, (interessante la contrapposizione di una messa in scena cupa e dark dell’autista nei viaggi notturni, e la follia schizoide “colorata” dell’Asano in versione amante) la parte di Kaneko rimane forse la più eccentrica all’interno del film.
Rampo Noir è quindi un’opera corale, in cui i quattro registi cercano di dare nuova linfa al genere di Edogawa Rampo, anche se con risultati alterni. Non si può certo discutere l’abilità tecnica degli autori chiamati in causa, (soprattutto quella dei due maestri Sato e Jissoji) ma l’aggressività con cui si scagliano contro lo spettatore, attraverso l’uso forzato di immagini scioccanti, ne costituisce spesso il limite. Così come il privilegiare uno spettacolo dai forti toni grotteschi e dalle tinte kitsch, finisce con l’accomunare il film a diverse operazioni commerciali del cinema giapponese contemporaneo perdendo di freschezza e originalità. Infine una menzione particolare va fatta per Asano Tadanobu, che ancora una volta dà prova di grande versatilità e qualità, costituendo per il film un vero valore aggiunto. (Paolo Negrinotti)

Linkografia

Giudizio: 2 occhi e 1/2

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