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ROCKY JOE
locandina

Trama

Aggirandosi per i quartieri poveri della Tokyo di fine anni Sessanta il giovane Yabuki Jô si imbatte nel vecchio coatch Tange Danpei che, vista in lui la “stoffa del campione”, decide di sottoporlo ad allenamento per trasformarlo in un boxeur professionista. Jô finge di abbracciare la sua causa (e scroccargli così vitto ed alloggio) ma ben presto finisce nei guai con la polizia e, denunciato per estorsione di denaro ai danni di una ricca ereditiera, Shiraki Yôko, è condannato a tredici mesi di riformatorio. Sarà proprio nel periodo passato tra le sbarre che Jô verrà motivato ad imparare il pugilato poiché qui si scontrerà con il pugile professionista Rikiishi Tôru innamorato proprio della bella Yôko.

Credits

Titolo originale: Ashita no Jô (t.l.: Jô del domani)

Serie Tv animata

Genere: Sportivo/drammatico

Regia generale: Dezaki Osamu

Sceneggiatura: Shinozaki Kô, Seiya Yamazaki, Dezaki Osamu; dal manga di Chiba Tetsuya (disegni) e Takamori Asao (testi)
Character Design: Araki Shingo

Musiche: Bito Isao

Numero episodi: 79 X 23’

Anno: 1970-71

Commento

L’esordio alla regia di Dezaki Osamu, il più significativo ed influente regista di anime televisivi almeno fino alla rivoluzione Evangelion, è subito cult. Seppur il suo stile non sia ancora completamente modellato Dezaki adatta, piuttosto fedelmente, il lungo manga di Chiba e Takamori imprimendogli una personale impronta visiva caratterizzata da un’(allora)inedita attenzione per il taglio delle inquadrature (quelle storte ed angolate dal basso, così come i bagliori in macchina, hanno in seguito marchiato l’intera produzione della Tokyo Movie Shinsha in cui il regista ha militato per molti anni) e un’attenta ricostruzione degli ambienti con una predominanza di gradazioni cromatiche opache se non addirittura sporche che in certi casi (la scena dell’arresto di Jô al quarto episodio) si avvicinano, nella resa, alla tecnica del carboncino. La serie vanta una fattura tecnica superiore alla media dell’epoca, specie considerando la cadenza quasi settimanale di realizzazione degli episodi e il ridottissimo uso di animazione riciclata (il cosiddetto “bank system”), e ha consolidato le fondamenta del genere sportivo-nichilistico in cui sono nati decine di titoli ben conosciuti anche in Italia. Senza mai mostrare cedimenti né in seno alla produzione (grazie all’instancabile matita di Araki Shingo qui nel pieno della sua stakanovistica carriera di character designer) né tanto meno nell’indice di gradimento dei fan (in occasione della morte di Rikiishi fu persino organizzato un “vero-finto” funerale) ma correndo più velocemente rispetto alla sua controparte cartacea, la storia dovette interrompersi al 79° episodio ed attendere il passare di un decennio (e un parziale rinnovamento dello staff dovuto all’inaspettato fallimento dello Studio Mushi di Tezuka) per giungere alla parola fine, con un remake iniziale (i primi 12 episodi della seconda stagione ri-narrano con nuove animazioni gli ultimi 26 della prima) ed un drammatico finale subito entrato nell’almanacco degli otaku. Tra le curiosità va ricordato che in Italia, dopo essere stata trasmessa uno sparuto numero di volte ad inizio anni Ottanta, la prima stagione di Rocky Joe è misteriosamente sparita dalla circolazione (forse per problemi di diritti) per quasi un ventennio; questo ha fatto inalzare vertiginosamente il valore delle registrazioni casalinghe. Solo recentemente, con il passaggio su satellite e la serializzazione in DVD, i fan di lunga data hanno potuto rivedere una saga animata che per la durezza del tratto e della storia non ha più avuto eguali. (Stefano Gariglio, 15/10/06)

Giudizio: 4 occhi

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