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A Snake of June
locandina

Trama

Rinko è una bellissima ragazza, silenziosa e riservata che lavora come consulente telefonica a una linea di emergenza presso un ente che si occupa di igiene mentale. È sposata con Shigehiko, un importante uomo d’affari molto più vecchio di lei. Vivono in una bella casa e il loro matrimonio è sereno e tranquillo. Ma tutto questo non è esattamente idilliaco, infatti tra i due la passione si è spenta ormai da tempo. Shigehiko non dorme più con la moglie, non la tocca con un dito e inoltre è praticamente ossessionato dal lavoro e dalle pulizie, cui dedica ogni momento libero della giornata. Ma giugno è il mese delle piogge in Giappone, e il caldo umido che queste portano risveglia la vita, sia nella natura che negli uomini. Punto di svolta nel film è l’arrivo di una busta su cui c’è scritto “I segreti di tuo marito”. Quando Rinko la apre, scopre al suo interno una serie di foto che la ritraggono mentre si masturba. Chi la sta spiando? La risposta le viene data via telefono: è Iguchi, un uomo malato di tumore allo stomaco che lei ha salvato dal suicidio e che vuole sdebitarsi con lei ridandole quella passione per la vita ormai da troppo tempo sopita.

Credits

tit.or.: Rokugatsu no Hebi

Regia, sceneggiatura, montaggio, fotografia, scenografia, produttore: Tsukamoto Shin’ya;

musica: Ishikawa Chu;

costumi: Iwasaki Hiroko.

Con: Kurosawa Asuka; Kotari Yuji; Tsukamoto Shin’ya.

Produzione: Kaiju Theater.

Bianco/blu/nero. 77 min.

2002

Commento

Straordinariamente fotografato nei toni del bianco, nero e blu, questo film è allo stesso tempo punto d’arrivo e punto di partenza nell’opera del cineasta nipponico: perché è il compimento, l’esorcizzazione/realizzazione di un’ossessione che cova da quasi 15 anni; perché è forse il suo ultimo lavoro in cui osserviamo un corpo umano frammisto a tubi fluttuanti; perché è il punto d’arrivo per un ottimismo che ha iniziato ad analizzare a partire da Bullet ballet. E allo stesso tempo un punto di partenza per una nuova ricerca sul corpo legata alla riscoperta dei sentimenti; sulla rinascita della carne e dell’amore; sulla ricerca del dialogo all’interno di metropoli afasiche. A questo riguardo è interessante notare come Tsukamoto metta a confronto due mondi diversi: l’uno, quello di Higuchi, che pur minato dalla malattia non si arrende e continua a ricercare la passione per la vita, con un’apertura al mondo come l’obbiettivo della sua macchina fotografica.
L’altro, quello di Shigehiko, privo di ogni passione, omologato e chiuso, proprio come lo sguardo degli uomini attraverso gli imbuti nel fuzoku (club per voyeur) che come lui hanno rinunciato all’azione, alla fisicità.
Apice visivo del film è lo spogliarello di Rinko sotto la pioggia battente per gli occhi consapevoli del fotografo e quelli inconsapevoli del marito che ha da poco scoperto una delle foto e l’ha seguita. Sembra la ripresa di una battaglia con continui primi piani dei volti, degli occhi, dell’incedere martellante della pioggia, dei corpi uniti dal rumore degli scatti fotografici e dei continui flash della Nikon di Higuchi, fino allo stremante orgasmo finale. (Fulvio Faggiani)

Giudizio:3 occhi e 1/2

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