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Takeshi's
locandina

Trama

Il regista Kitano, l’idolo delle folle giapponesi, sul set di un suo programma, incontra un clown dalla carriera fallimentare che è identico a lui e gli concede un autografo. La storia si ripiegherà più volte su sé stessa concentrandosi prima sulla vita del clown-cassiere di un mini market, per poi farci capire che le situazioni di quest’ultimo non sono altro che proiezioni causate dalla sua ammirazione per il famoso regista. Si torna poi alla vita di Kitano…

Credits

Regia: Kitano Takehsi.

Montaggio: Kitano Takeshi, Oota Yoshinori.

Fotografia: Yanagishima Katsumi.

Musica: Nagi.

Produttori: Mori Masayuki, Yoshida Takio.

Interpreti: Kitano Takeshi, Kyono Kotomi, Ougi Ren, Terajima Susumu, Miwa Akihiro, Kishimoto Kayoko.

Durata: 108’

Anno: 2005

Commento

Kitano dirige un film in cui interpreta il fuorviante doppio ruolo della sua esistenza: Kitano regista, autore riconosciuto nel mondo e Beat Takeshi, il Kitano clown, su cui il nostro ha costruito la sua intera carriera televisiva (e non solo).
La labirintica e quasi ossessionante visione di questa relazione crea un intrigante ed angosciante meccanismo di scatole cinesi e situazioni assurde che lasciano trasparire una certa insofferenza di fondo. Kitano si prende gioco di se stesso ed del suo cinema (anche se egli stesso ha dichiarato di aver voluto realizzare un film dove c’è poco da capire, compresa l’amarezza di fondo), quasi come volesse porre fine ad una parte della sua carriera.
Ne esce un prodotto molto simile, per certi versi, al precedente Getting Any del 1994, forse un secondo suicidio artistico. Anche se in questo caso vengono presi di mira non più il cinema giapponese ed i suoi generi più affermati, ma la società, la carriera di Kitano. Si assiste allo sbeffeggiamento ed alla volontaria ridondanza dei clichès di un cinema che Kitano, forse, non sente più suo, e ad un amorevole e più curato (almeno nella prima parte della pellicola) approccio, invece, alla figura del clown fallito, fino alle estreme conseguenze del finale.
Kitano non riesce e reinventarsi eppure stupisce.
Stupisce per come riesce a mettere agli infrarossi le sue attuali sensazioni nei confronti della sua carriera (o probabilmente cerca di sbeffeggiare la sua carriera “inquinando” l’autorialità del suo cinema con l’approccio più grottesco del Beat televisivo).
Commuove quasi, infine, quando si aggrappa all’alter ego “Beat” ed alla sua solitaria disperazione, che arriva a sembrare non dissimile, in realtà, a quella del Kitano superstar. (fabio rainelli)

Giudizio: 3 occhi

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