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The Call – Non rispondere
locandina

Trama

Una ragazza muore dopo aver ricevuto una strana chiamata sul suo cellulare... dal suo stesso numero. Si innesca così un vortice di morti cruente collegate alle rubriche del telefonino. Yumi, insieme al fratello di una delle vittime, decide di venire a capo del mistero, e scopre che le morti sono connesse a una donna con due figlie...

Credits

着信アリ (Chakushin Ari)
Una chiamata senza risposta  / The Call – Non rispondere
You've Got a Call
Cinema
Regia: Miike Takashi; Soggetto: da un romanzo di Akimoto Yasushi; sceneggiatura: Miwako Daira; fotografia (col.): Yamamoto Hideo;luci: Matsukuma Shin'ichi;scenografia: Inagaki Hisao, Yamada Yoshio; suono: Nakamura Atsushi; effetti sonori: Shibazaki Kenji; montaggio: Shimamura Yasushi; effetti speciali (CG): Saka Misako; musica: Endō Kōji; interpreti: Shibasaki Kō (Yumi), Tsutsumi Shin'ichi (Yamashita Hiroshi), Fukiishi Kazue (Natsumi), Ishibashi Renji (Motomiya), Kishitani Goro (Oka), Tsutsui Mariko (Marie), Ida Atsushi (Kawai), Nagata Anna (Yōko), Matsushige Yutaka (Fujieda); produzione: Inoue Fumio, Satō Naoki per Kadokawa-Daiei, Nippon Television, Dentsu; durata: 112'; anno: 2004 (17 gennaio).

Commento

Dopo essere entrato nell'Olimpo dei maestri del nuovo horror giapponese pur avendone girato soltanto uno, Audition, Miike compie una nuova incursione nel genere con una pellicola che si basa su presupposti completamente differenti. Se Audition, pur rappresentando una delle più alte vette dello psycho-horror nipponico, si presentava allo stesso tempo come un caso unico nel genere, con The Call Miike tenta di stilare una sorta di bilancio, riproponendo in blocco tutte le tematiche, i cliché, e gli espedienti registici più caratteristici degli horror di registi quali Nakata Hideo (il film ripercorre la stessa struttura di The Ring, tappa per tappa), Kuroswa Kiyoshi, Shimizu Takashi, e per finire dello stesso Miike. È in particolare il finale, con quegli aculei che sembrano uscire direttamente Ichi the killer, e una bambina/donna che rimanda palesemente ad Audition, che si fa sentire il marchio di fabbrica del regista, il quale getta una nuova spettrale  luce sul finale impeccabilmente “alla Ring”. In definitiva, che tale operazione certosina nei confronti di un genere già oggetto di innumerevoli clonazioni e variazioni sul tema, possa effettivamente risultare utile, interessante, o semplicemente divertente, è indubbiamente discutibile. Tuttavia, è innegabile che il risultato finale sia nettamente superiore alla stragrande maggioranza degli horror giapponesi usciti nel nuovo millennio, e uno dei pochi che riescano ancora a inquietare. (Giacomo)

Giudizio:3 occhi

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