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tokyo.sora

locandina

Trama

Una ragazza si guadagna da vivere distribuendo fazzoletti per la strada, mentre cerca di sfondare tentando qualche provino. La sua vicina di appartamento, una ragazza taiwanese, posa come modella per lezioni di arte, ma fatica a imparare il giapponese, rimanendo così isolata. Un'allieva del medesimo corso d'arte sente di avere il seno troppo piccolo, e teme che ciò possa compromettere la relazione con un ragazzo che le si dichiara. Una hostess in un night club si diletta a scrivere, e quando un suo racconto suscita l'interesse di un editore, vince il blocco creativo scrivendo su una collega, Yuki, che lavora da un parrucchiere ma si sente inutile e sola. Un suo cliente al night club è padrone di un bar, e non si accorge che la cameriera con la quale scherza sempre è innamorata di lui.

Credits

Titolo originale: id. (tr.lett.: tokyo.cielo)

Soggetto, sceneggiatura, regia: Ishikawa Hiroshi

Fotografia: Ato Shoichi, Onodera Yukihiro

Interpreti: Honjō Manami, Igawa Haruka, Itaya Yuka, Nakamura Ayano, Takagi Ikuno, Sun Cheng-Hwa

Musiche: Kanno Yoko

Durata: 127

Anno: 2002

Commento

Storie intrecciate di donne intrappolate nella solitudine metropolitana e legate dallo stesso cielo, visto da prospettive differenti... lo spunto iniziale di tokyo.sora non fa certo gridare alla novità. Lo stesso potrebbe dirsi per la regia: lunghi piani fissi accuratamente studiati, ripetizioni, e silenzi, sembrano ormai far parte del DNA dei giovani “autori” giapponesi indipendenti, spesso artefici di opere interessanti, ma che raramente lasciano il segno e si distinguono davvero per qualcosa. Il primo impatto, durante la visione di tokyo.sora, è che il film di Ishikawa faccia parte di questa cerchia di opere, e ne condivida pregi e difetti. Ci si aspetta di trovarsi di fronte a una pellicola senza dubbio pregevole, ma inconsistente e in tutta probabilità anche eccessivamente soporifera. Ci si aspetta di ritrovarsi in uno di quei film nei quali il malessere e la solitudine vengono incarnati in protagonisti che non fanno altro che vagare senza meta con lo sguardo perso nel vuoto, e non succede mai niente. Invece non è così. Dietro ai piani fissi scarni e geometrici, che congelano frammenti di situazioni collocati con un gusto per la digressione al limite dell'astrazione, senza curarsi di mantenere equilibrio e omogeneità tra le singole storie (appena abbozzate ma fondamentali quella della cameriera e quella della ragazza dei provini, mentre il regista dedica più spazio alla storia della scrittrice), si nasconde una notevole abilità narrativa. È questa a mantenere desta l'attenzione fino all'ultimo, accrescendo la curiosità dello spettatore e il suo affetto nei confronti dei personaggi, egregiamente interpretati da un formidabile quintetto di attrici. Aiutato dalla bravura di queste, il regista ci regala un quadro estremamente credibile e sensibile delle loro vite insoddisfatte, spese nella solitudine eppure tese alla comunicazione, sospese tra la tragedia più desolante (Yuki) e un bagliore di speranza (la ragazza taiwanese). Senza scadere nel nichilismo di maniera o in soluzioni naif e consolatorie, Ishikawa dimostra di saper intrecciare, con considerevoli doti di introspezione psicologica, una serie di variazioni sul tema dell'estenuante ricerca, talvolta frustrata o delusa, talvolta inaspettatamente appagata, di un contatto umano. (giacomo)

Giudizio:3 occhi e 1/2

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